Conoscenza scientifica: il futuro oltre le armi

Nel 2025 gli Stati hanno speso 2.887 miliardi di dollari in armi, eppure la conoscenza scientifica continua a spostare il confine di ciò che si può curare. Benvenuti su Free-Italia: questo è un editoriale, quindi troverete fatti verificati e la mia opinione, tenuta ben distinta. Parto dalla storia di copertina del settimanale Left, che mette di fronte chi riempie gli arsenali e chi lavora in laboratorio. Leggetelo fino in fondo, perché la domanda finale riguarda anche voi.

Quanto spendono gli Stati in armi?

A settembre 2026 si è riunita l'81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite. Capi di Stato e di governo hanno discusso di guerre, crisi climatica, disuguaglianze e nuove minacce alla salute. Ci sono stati anche incontri sul clima e su come prepararsi alle prossime pandemie.

I numeri danno la misura del problema. Secondo l'Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI), nel 2025 la spesa militare mondiale ha toccato 2.887 miliardi di dollari. È l'undicesimo aumento consecutivo, e dal 2016 la crescita è del 41%. Nel 2025 le armi hanno assorbito il 2,5% del PIL mondiale, la quota più alta dal 2009.

Intanto il pianeta si scalda. L'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) conferma che gli anni dal 2015 al 2025 sono gli undici più caldi mai registrati. Il 2025 è stato di circa 1,43 gradi più caldo della media del 1850-1900. Antonello Pasini e Grammenos Mastrojeni lo hanno detto con un titolo che vale un saggio: Effetto serra, effetto guerra, uscito per Chiarelettere.

Il confine del curabile continua a spostarsi

C'è chi progetta droni e armi guidate dall'intelligenza artificiale, come quelle usate dall'esercito israeliano a Gaza. E c'è chi passa la vita a studiare una cellula. Cercano di capire una mutazione o il modo in cui un tumore resiste ai farmaci. Il loro lavoro produce risultati che si possono misurare.

Ne parla a Left il biologo molecolare Maurizio Scaltriti. Racconta un'oncologia in cui molti tumori, quasi senza speranza fino a pochi anni fa, ora si possono trattare. La medicina di precisione sceglie la terapia in base alle caratteristiche molecolari del tumore. L'mRNA, che abbiamo conosciuto con i vaccini durante la pandemia, apre la strada a vaccini oncologici sempre più personalizzati.

Poi ci sono i frammenti di acido desossiribonucleico (DNA) che un tumore rilascia nel sangue: cercarli permette di trovare tracce di malattia quando sono ancora minime. Su FreeAstroScience, il sito di divulgazione scientifica del Gruppo Free, c'è un esempio concreto: un esame del sangue per scoprire prima il tumore del pancreas (in inglese).

Il libro di Scaltriti, uscito per Piemme, si intitola Non se, ma quando. Parla della cura dei tumori. Il suo ottimismo poggia sui dati, sulle sperimentazioni in fase avanzata e su vent'anni di risultati. Da astronomo riconosco questo modo di ragionare: la conoscenza avanza per accumulo di prove, non per proclami.

Perché la conoscenza scientifica è sotto attacco?

Eppure questa conoscenza è ancora bersaglio di falsificazioni e di interessi politici ed economici. La scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo, sempre su Left, lo dice con una frase che dovrebbe essere ovvia: «La biologia non si piega alle convinzioni personali e i virus non conoscono ideologie».

Per Cattaneo la cultura scientifica si costruisce a scuola, all'università, nelle istituzioni e nell'informazione. Politica e media sbagliano quando mettono sullo stesso piano ciò che è provato e ciò che non lo è. Così il pluralismo diventa una par condicio tra prove e affermazioni senza riscontri.

Lorenzo Fargnoli, con un'inchiesta sul campo, racconta come è cambiato l'universo no vax dopo la pandemia. Le parole nate contro Green pass e vaccini hanno trovato sponda nella destra identitaria. Sospetto verso Stato e scienza, sovranità individuale, élite come nemico: lo stesso schema si è allargato al clima e ai migranti.

Su Free-Italia abbiamo già visto che chi vive in difficoltà economiche tende a fidarsi meno della scienza. Credo che sia qui il terreno su cui il sospetto attecchisce: dove le persone si sentono lasciate indietro, chi grida contro le élite trova ascolto.

Dubbio scientifico e propaganda non sono la stessa cosa

Lo psichiatra e psicoterapeuta Francesco Fargnoli va più a fondo. Il complottismo, spiega, non si batte dando un dato giusto a chi ne ha uno falso. Il sospetto può diventare un sistema chiuso, capace di trasformare perfino una smentita in una conferma della trama.

E c'è chi lo coltiva perché ci guadagna. Screditare un vaccino aiuta a vendere un rimedio inutile; dipingere le istituzioni come nemiche porta consenso.

Il meccanismo psicologico che tiene in piedi le notizie false è spiegato bene in un altro articolo di FreeAstroScience, su perché la disinformazione resta in testa (in inglese). Per questo, scrive Fargnoli, la risposta non può essere una scienza chiusa in una torre. Il sapere «può appartenere a tutti quando la società partecipa alla sua costruzione e trova in esso la possibilità di trasformarsi».

Ylenia Zambito, senatrice del Pd e docente di legislazione farmaceutica, porta lo scontro dentro le istituzioni. Siede nella Commissione parlamentare sul Covid. Denuncia l'uso di una sede pubblica per dare «pari dignità scientifica a tesi che non ne hanno alcuna».

La sua tesi mi convince. Il dubbio scientifico accetta di essere verificato, rivisto e smentito; la propaganda fa l'opposto. Quando la differenza sparisce, il conto arriva alla prevenzione, alle vaccinazioni e al Servizio sanitario nazionale. Zambito la chiama una «battaglia di democrazia», e da liberale sono d'accordo con lei.

Riarmo o ricerca: cosa c'entriamo noi?

Devo essere onesto con chi la pensa diversamente. Chi sostiene il riarmo ha un argomento serio: dopo l'invasione russa dell'Ucraina, l'Europa ha scoperto quanto fosse vulnerabile davanti a un regime come quello di Putin. Difendersi non è una colpa, e una democrazia disarmata rischia di diventare una preda.

Riconosco questo argomento, ma non mi basta. Garantire la difesa è una cosa; pensare la pace solo come capacità di distruggere più dell'avversario è un'altra. Undici anni di aumenti consecutivi raccontano una corsa, non una strategia. E ogni euro che finisce in un arsenale è un euro che non va a un laboratorio, a una scuola o a un ospedale.

A Gaza, dove la guerra ha distrutto ospedali e reti idriche, sono tornate malattie che erano state debellate, come la poliomielite nel 2024. È l'immagine più chiara di cosa succede quando la forza prende il posto della cura.

Il fisico Brian Cox ha detto che il rischio più grande per l'umanità è la nostra stupidità. Io aggiungerei quella organizzata, coltivata da chi ci guadagna.

Per noi lettori c'è una cosa concreta da fare. Pretendere che chi governa e chi informa tenga separate le prove dalle opinioni. E scegliere fonti serie: sui vaccini, il medico di famiglia e l'Istituto superiore di sanità.

Cosa scegliamo di costruire

La scienza non sostituisce la politica, e una scoperta in laboratorio non cancella guerre, disuguaglianze o crisi climatica. Su questo Left fa bene a mettere le mani avanti. Ma c'è una differenza radicale tra difendere il futuro con una minaccia più grande e costruirlo aumentando le possibilità di vivere meglio e in pace.

Io scelgo la seconda strada, senza ingenuità sulla sicurezza. La scienza è lenta, si può verificare e ammette i propri errori: per questo merita più fiducia, e più fondi, di qualunque arsenale. E voi, se poteste spostare una parte di quella spesa, dove la mettereste? Scrivetelo nei commenti.

Gerd Dani, Free-Italia

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