Fiducia nella scienza: chi è in difficoltà si fida meno
La fiducia nella scienza cala dove mancano i soldi, secondo il Wellcome Global Monitor 2026. Si fida «molto» della scienza il 39% di chi vive comodamente e solo il 20% di chi fatica ad arrivare a fine mese. Benvenuti su Free-Italia: ho letto tutte le 62 pagine del rapporto e ho trovato un dettaglio sulla Cina che la prima copertura non riporta. Vi chiedo di leggere fino in fondo, perché cambia il modo di leggere i titoli usciti il 17 ottobre.
Quanto pesa il reddito sulla fiducia nella scienza?
Parecchio: chi fatica si fida della scienza circa la metà di chi sta bene. Il Wellcome Global Monitor 2026 si basa su interviste fatte nel 2025 a oltre 140.000 adulti in 140 Paesi. Le ha condotte Gallup e le ha analizzate Ipsos, per conto della fondazione britannica Wellcome.
Tra chi dice di vivere comodamente con il proprio reddito, il 39% ha molta fiducia nella scienza. Tra chi dice di trovarsi in difficoltà, il 20%. In pratica due persone su cinque contro una su cinque.
Il divario cresce. Nei 108 Paesi intervistati in tutte e tre le edizioni (2018, 2020 e 2025) la distanza tra i due gruppi è passata da 13 a 19 punti percentuali. Sei punti in sette anni sembrano pochi, ma rispetto al divario di partenza sono quasi la metà in più.
Ho ricostruito l'andamento dai cambiamenti che il rapporto riporta. Durante la pandemia la fiducia è salita di 8 punti in entrambi i gruppi: chi stava bene da 42% a 50%, chi faticava da 29% a 37%. Poi le strade si sono divise. Dal 2020 al 2025 i primi hanno perso 10 punti, i secondi 16, e nel 2025 chi fatica era 8 punti sotto il livello del 2018.
La Cina cambia il quadro globale
Il servizio di SciDev.Net ripreso da Phys.org il 17 ottobre 2026 ha raccontato una fiducia globale scesa sotto i livelli prepandemia, con la serie del 77%, 80% e 72%. Il dato è corretto, ma racconta metà della storia: non dice una parola sul metodo usato in Cina.
La Cina è stata intervistata in modo diverso ogni volta: di persona nel 2018, al telefono nel 2020. Nel 2025 si è passati a un panel online a pagamento, che il rapporto stesso definisce un campione non probabilistico. Le medie globali sono pesate sulla popolazione, quindi un Paese così grande sposta il totale da solo.
Wellcome rifà il conto togliendo la Cina. Con la Cina, la quota di chi si fida almeno «abbastanza» scende da 77% a 72% tra il 2018 e il 2025. Senza la Cina scende da 76% a 75%. Un punto, non cinque.
Io la vedo così: è come pesare cento persone tre volte e, alla terza, mettere solo la più pesante su una bilancia diversa. Se il totale cala, non sai quanto è dimagrimento e quanto è bilancia. Il rapporto lo ammette, scrivendo che i cambi di metodo vanno considerati quando si leggono le tendenze nel tempo.
Il calo però non è inventato. Anche senza la Cina, chi si fida «molto» passa dal 39% del 2020 al 31% del 2025: la spinta della pandemia è svanita. E nell'Africa subsahariana e nell'Asia occidentale la fiducia è sotto i livelli del 2018.
Contano i soldi, la scuola o gli ospedali?
Il rapporto non lo dice, e devo ammettere che è il suo limite più serio. «Trovarsi in difficoltà» è una sensazione, non un reddito misurato. E l'istruzione produce lo stesso schema: chi ha una laurea si fida «molto» nel 39% dei casi, chi ha solo la scuola primaria nel 20%. I due dati non sono incrociati, quindi una parte di ciò che sembra povertà potrebbe essere scuola.
Poi ci sono gli ospedali. In media il 26% degli intervistati ha molta fiducia nella scienza. Tra chi ha grande fiducia negli ospedali e nei centri di salute del proprio Paese, invece, si arriva al 43%. Per Wellcome è lì che la scienza diventa servizi e cure concrete, ed è da lì che molte persone la giudicano.
La disuguaglianza tra Paesi pesa meno di quanto sembri. La correlazione con l'indice di Gini della Banca mondiale è di −0,34: i Paesi più diseguali si fidano meno. Facendo il quadrato si ottiene circa 0,12, cioè la disuguaglianza da sola segue poco più di un decimo delle differenze di fiducia tra un Paese e l'altro.
Il caso dell'Etiopia
In Etiopia il divario è raddoppiato, da 15 a 30 punti tra il 2018 e il 2025. Chi sta bene è salito al 46%, chi fatica è sceso al 16%. Evelyn Gitau, della Science for Africa Foundation, l'ha spiegato a SciDev.Net più o meno così: la mia vita è dura, so che la scienza potrebbe aiutarmi, ma non lo fa, e allora smetto di fidarmi.
Cosa dice il rapporto sull'Italia
Il rapporto cita l'Italia come un caso anomalo. Di solito chi si fida poco degli ospedali si fida poco anche della scienza. In Malesia succede che la fiducia nella sanità sia alta e quella nella scienza più bassa; in Italia succede il contrario.
Qui parlo io, non il rapporto. Leggo questo dato come una riserva di fiducia che gli italiani hanno ancora verso la scienza, nonostante la sanità che conoscono. Da anni su Free-Italia sostengo che bisogna ricostruire una sanità pubblica davvero universale, e questi numeri mi danno un motivo in più.
Una riserva non dura per sempre. Il 17 ottobre ho raccontato chi sono i poveri assoluti in Italia secondo l'Istat. Se la povertà cresce e la sanità pubblica si indebolisce, non vedo perché da noi dovrebbe andare diversamente che altrove.
Perché la sfiducia non è ignoranza
Chi la pensa diversamente ha un argomento serio: la disinformazione esiste, corre sui social e fa danni veri. Combatterla serve. Ma questi dati dicono che la sfiducia più forte sta tra chi fatica a vivere e tra chi pensa che la scienza aiuti pochi, e nessun debunking paga un affitto.
Otto intervistati su dieci dicono che il lavoro degli scienziati aiuta le persone come loro. Solo il 36% pensa che aiuti la maggior parte della gente del proprio Paese, e il 20% dice che aiuta pochissimi. Chi crede che i benefici arrivino a tutti ha più del doppio delle probabilità di fidarsi molto.
Carmelo Polino, dell'Università di Oviedo, invita a non scambiare le riserve su come vengono distribuiti i benefici per un rifiuto della scienza. Sono d'accordo con lui. Secondo me chi diffida spesso non sta dicendo che i vaccini non funzionano: sta dicendo che a lui la scienza non è mai arrivata.
John Besley, della Michigan State University, ha detto a SciDev.Net che gli scienziati devono dimostrare di ascoltare e di fare ricerca su bisogni reali. Per me è una questione di giustizia sociale prima ancora che di comunicazione.
Cosa ci portiamo a casa
Tre cose reggono. La fiducia forte nella scienza è al 39% tra chi sta bene e al 20% tra chi fatica, e il divario è salito da 13 a 19 punti. Gran parte del calo globale dal 2018 viene dai dati cinesi, raccolti nel 2025 con un metodo diverso. E nessuno, Wellcome compreso, sa ancora dire se a pesare siano i soldi, la scuola o i servizi che le persone incontrano.
Philippa Michael di Wellcome lo ha detto chiaramente: il monitor indica dove la fiducia è scesa, non spiega perché. Le risposte dovrebbero arrivare con la ricerca qualitativa che Wellcome conta di pubblicare nell'autunno del 2027. Per i dettagli tecnici potete leggere il rapporto completo del Wellcome Global Monitor 2026.
Voi cosa pensate che conti di più: le bollette che non si riescono a pagare, o gli ospedali e gli uffici pubblici che si incontrano quando i soldi mancano? Scrivetemelo nei commenti.
Gerd Dani, Free-Italia

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