Povertà assoluta in Italia: chi sono i 5,4 milioni di poveri

Carrello con pochi alimenti in un supermercato, simbolo delle difficoltà economiche delle famiglie in Italia.
Benvenuti su Free-Italia. Giovedì 15 ottobre l'Istat ha pubblicato i numeri sulla povertà assoluta in Italia: nel 2025 erano 5,4 milioni le persone che non riescono a pagarsi il minimo per una vita dignitosa. Tra loro ci sono 1 milione e 136mila bambini e ragazzi.

La notizia è durata un giorno, poi è sparita sotto la manovra e le polemiche sulla difesa. Io non voglio che sparisca. In questo post metto in fila i dati, vi spiego cosa dicono davvero e perché penso che il governo stia guardando dalla parte sbagliata. Leggete fino in fondo: alla fine c'è anche cosa possiamo fare noi.

Quanta povertà assoluta c'è in Italia secondo l'Istat?

Partiamo dai fatti. Secondo il comunicato dell'Istat sulla povertà nel 2025, le famiglie in povertà assoluta sono oltre 2,1 milioni. Le persone coinvolte sono il 9,3% di chi vive in Italia.

Povertà assoluta vuol dire una cosa precisa: la spesa della famiglia resta sotto la soglia minima per cibo, casa, vestiti e cure. Non parliamo di chi rinuncia alle vacanze. Parliamo di chi conta le monete per arrivare a fine mese.

I più colpiti sono i giovani. Tra i minori la quota sale al 12,5%: un bambino su otto. Nel Mezzogiorno le famiglie povere sono 813mila, il 9,6% di quelle residenti.

Lavorare non basta più

Il dato che mi fa più rabbia è questo. Tra le famiglie in cui chi porta a casa lo stipendio è un operaio, il 14,3% è in povertà assoluta. Nel 2024 era il 15,6%, quindi c'è un piccolo calo. Ma resta un fatto enorme: si timbra il cartellino ogni giorno e si resta poveri.

Non è una novità. Sul blog parlavamo già nel 2019 di salari fermi da anni che nessuno vuole guardare. Sono passati sette anni e il problema è ancora lì.

L'Istat dice anche che studio e lavoro proteggono: con il diploma la povertà scende al 4,4%. Ha ragione. Però se un lavoro a tempo pieno non basta a tenere fuori dalla povertà una famiglia su sette, il problema non è chi lavora. È quanto viene pagato.

Quando il cibo arriva per ultimo

Ci sono poi i poveri che le statistiche non vedono. Il 15 ottobre, alla vigilia della Giornata mondiale dell'alimentazione, ActionAid ha pubblicato il suo rapporto. Nel 2024 la povertà alimentare toccava 6,4 milioni di persone, il 12,7% della popolazione.

Di queste, 4,2 milioni stanno sopra la soglia di rischio povertà. Sulla carta non sono povere. Eppure tagliano sulla spesa, perché prima pagano l'affitto e le bollette e poi, con quello che resta, comprano da mangiare.

La Caritas racconta la stessa storia da un altro lato. A giugno ha detto di aver accompagnato 282.539 persone nel 2025, il numero più alto mai registrato. In dieci anni sono cresciute del 48%. Più della metà ha figli minori in casa.

Il mezzo punto in meno è una buona notizia?

Il governo può dire che la povertà è scesa: dal 9,8% al 9,3% delle persone. È un calo vero, e lo riconosco. Ma l'Istat stessa parla di un quadro stabile, cioè di una differenza troppo piccola per dire che qualcosa è cambiato.

Facciamo un conto semplice. Nel 2018 su Free-Italia commentavamo i dati Istat sul 2017: i poveri assoluti erano 5 milioni e 58mila, l'8,4% della popolazione. Otto anni dopo sono 5,4 milioni, il 9,3%.

In mezzo ci sono stati governi di ogni colore, una pandemia, l'inflazione. Il risultato è che abbiamo circa 350mila poveri in più. Per me questo non è un successo da festeggiare. È un fallimento che dura da troppo tempo e che riguarda tutti, destra e sinistra.

Difesa e sanità: chi ha ragione?

Mercoledì 14 ottobre, in Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che i soldi per la difesa non sono tolti a sanità e scuola. Nella notte il Documento programmatico di bilancio è partito per Bruxelles. Le sue tabelle mettono 4,5 miliardi alla difesa e 2,4 alla sanità.

Voglio essere onesto con l'argomento di Meloni, perché ha una sua logica. La flessibilità europea per la difesa è deficit in più, permesso solo per quello scopo. Se non lo usi per la difesa, non puoi girarlo agli ospedali. Va riconosciuto anche che la voce più grande della manovra, circa 5 miliardi, va a famiglie e spesa sociale.

Detto questo, io non sono convinto. La stessa clausola, per scelta del governo, finanzierà anche le misure contro il caro energia: circa 14 miliardi. Quindi le regole si possono negoziare, e il governo ha deciso su cosa farlo. Inoltre il deficit è debito, e il debito lo ripagheremo tutti, poveri compresi.

Non sono contrario a una difesa europea più forte, soprattutto con Putin che bombarda l'Ucraina. Ma un Paese con un bambino povero su otto deve mettere questo dato in cima all'elenco, non in fondo.

Cosa puoi fare se la povertà ti tocca da vicino

Se sei in difficoltà, o lo è qualcuno vicino a te, ci sono porte a cui bussare. I servizi sociali del tuo Comune sono il primo passo per capire a quali aiuti hai diritto. I centri d'ascolto della Caritas accolgono chiunque, senza chiedere chi sei o da dove vieni.

Se invece vuoi fare qualcosa come cittadino, il momento è adesso. Il disegno di legge di bilancio arriva in Parlamento nelle prossime settimane. Scrivi ai parlamentari eletti nel tuo territorio e chiedi cosa prevede la manovra per chi lavora e resta povero. Una mail sembra poco, ma cento mail diventano una domanda difficile da ignorare.

E parlane, con amici e colleghi. Il silenzio è il miglior alleato di chi preferisce guardare altrove.

Cosa ci portiamo a casa

I numeri del 2025 dicono che in Italia 5,4 milioni di persone vivono in povertà assoluta e che un minore su otto cresce in una famiglia povera. Dicono che il lavoro, da solo, non basta più. Dicono che milioni di famiglie risparmiano proprio sul cibo.

Il governo ha le sue ragioni sui conti della difesa, e le ho riportate. Ma un bilancio è anche una scelta di priorità. Io penso che la povertà debba avere una riga tutta sua, e ben visibile.

Voi cosa ne pensate? Nella vostra città vedete crescere le file alla Caritas o alle mense? Scrivetelo nei commenti: le vostre storie contano più di qualsiasi tabella.

Gerd Dani, Free-Italia

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