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giovedì 22 agosto 2013

Casta, facciamo un pò di conti


Cara Casta, facciamo i conti

Tagli. Austerity. Rigore. Disoccupazione, crisi, lavoro, tasse. 
Sono le parole che negli ultimi anni ci son venute a nausea. Le sentiamo tutti i giorni, ovunque: sui giornali, sulle televisoni, al tavolino dei bar, in bocca ai politici che, però, attenzione, ci tengono sempre a sottolineare come "i sacrifici siano necessari per il bene comune", che "prima o poi la recessione finirà", che "siamo ormai vicini  alla fine del tunnel".

martedì 1 gennaio 2013

L’on. Francesco Paolo Lucchese. Tre giorni di lavoro e 35 mila euro di stipendio

lucchese

Tre giorni di lavoro in tutto.
AlL’ onorevole Francesco Paolo Lucchese non è concesso un arco di tempo di lavoro più lungo. Ma per questa “fatica” avrà un’adeguata ricompensa: 35 mila euro netti.
Un’avventura redditizia, nulla da dire, per chi a 78 anni,  e già con quattro legislature alle spalle, credeva di non dovere più frequentare l’aula da Montecitorio. 
Ecco il miracolo, complice  un rapido incrocio di accadimenti.
Il primo: le dimissioni da deputato di Nino Lo Presti, esponente di Fli nominato nel consiglio di giustizia amministrativa. Un atto che ha fatto scorrere la lista del Pdl, dove Lo Presti era stato eletto nel 2008, fino al diciottesimo posto: nel frattempo infatti altri tre parlamentari hanno lasciato l’incarico e un quarto, Gaspare Giudice,  è deceduto.
 Quindi Lucchese subentra.
E ciò si verifica nell’ultima settimana di attività a Montecitorio. Poco prima del varo della legge di stabilità  e  delle conseguenti dimissioni del governo, tre giorni appunto.
Con questo iter il deputato alcamese ha racimolato tre giorni di lavoro e, soprattutto lo stipendio da parlamentare: 12 mila euro al mese, sino all’insediamento dei nuovi inquilini di Montecitorio.

giovedì 25 ottobre 2012

Esodati. governo battuto


Governo battuto.  La commissione lavoro della Camera ha approvato all'unanimità (solo il deputato del Pdl Giuliano Cazzola non ha partecipato) un emendamento alla Legge di Stabilità che amplia le garanzie per gli esodati. La proposta, che dovrà essere esaminata dalla commissione Bilancio di Montecitorio, è passata con il no del governo. 
L'ampliamento delle garanzie per i lavoratori esodati, votato in commissione Lavoro alla Camera con il sì quasi unanime, prevede tra le coperture anche un contributo di 'solidarieta' del 3% per la parte di reddito che supera i 150mila euro.
Il parere contrario dell'Esecutivo è stato dato per ragioni di coperture finanziarie, viene spiegato. L'emendamento approvato in commissione Lavoro, che ora dovrà essere sottoposto all'esame della commissione Bilancio come tutti gli altri emendamenti alla Legge di Stabilità, è a prima firma Silvano Moffa ed è stato sottoscritto da tutti gli altri capigruppo. L'unico deputato a non aver partecipato alla votazione è l'esponente del Pdl Giuliano Cazzola.
L'emendamento che amplia le garanzie per gli esodati riscrive le misure messe a punto dall'Esecutivo con la Legge di Stabilità e, oltre il contributo di solidarietà, stabilisce che nel Fondo da 100 milioni previsto dal governo confluiscano tutte le risorse stanziate per i lavoratori esodati, pari a 9 miliardi di euro. Inoltre prevede che eventuali risparmi all'interno di questo stanziamento restino a disposizione del Fondo e quindi dei lavoratori esodati. Le misure riguardano gli anni 2013 e 2014 e secondo delle stime informali avrebbero bisogno di circa 3 miliardi di coperture. I deputati hanno previsto anche una clausola di salvaguardia, vale a dire l'aumento delle accise sulle sigarette già potenzialmente previsto dal Salva-Italia, qualora le risorse previste risultassero insufficienti.

giovedì 12 luglio 2012

La Camera approva il decreto legge sui contributi editoriali. Ecco cosa cambia


Si' definitivo dell'Aula della Camera al decreto legge sul riordino dei contributi all'editoria. Il testo e' stato approvato con 454 si', 22 no e 15 astenuti. Contro il provvedimento hanno votato solo i deputati dell'Idv.
Con 454 voti favorevoli, 22 contrari e 15 astenuti la Camera ha approvato in via definitiva il decreto che riordina il sistema di finanziamento pubblico alle imprese editoriali. L'obiettivo del provvedimento, che regola il settore fino al 2014, è quello di rivedere i requisiti di accesso ai contributi.
NUOVI REQUISITI DI ACCESSO – Nuovi requisiti di accesso ai contributi pubblici, in modo da renderli più selettivi, per stampa di partito, società cooperative, e nuove norme sulla rete di distribuzione della stampa quotidiana e periodica: sono queste le linee guida a cui si ispira il decreto legge sull'editoria messo a punto dal sottosegretario Paolo Peluffo che è stato definitivamente approvato dall'Aula della Camera a stragrande maggioranza. L'unico gruppo parlamentare a votare contro il testo è stato quello dell'Idv, ma contro si sono espressi anche due deputati delle Minoranze linguistiche. La correlazione tra contributi e vendite effettive delle testate, con un determinante salto di qualita' rispetto al requisito della legislazione precedente, ed ai livelli di occupazione professionale e' il principio alla base del provvedimento.

lunedì 9 luglio 2012

Gas di scarico motore diesel causano tumori ai polmoni


Si ipotizza reato di getto pericoloso e omissione di atti d'ufficio per il sindaco di Milano e il presidente della Regione Lombardia.
Si conferma da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che i gas di scarico dei motori diesel causano certamente il tumore ai polmoni. In precedenza erano già state avviate delle inchieste ma non si era accertata la reale possibilità di cancro. Non avendo prove certe della correlazione tra smog e patologie non si era potuto procedere penalmente nei confronti dei responsabili.
Ad oggi si aprono nuovi scenari, tant'è vero che è stato presentato da parte della Codacons alla Procura della Repubblica un esposto per il sequestro dei veicoli diesel nella città di Milano e nella provincia.
Il Codacons chiede inoltre di verificare le responsabilità del sindaco di Milano e del Presidente della Regione per ipotesi di violazione di legge rispetto ai reati di omissione di atti d'ufficio e getto pericoloso di cose.  

domenica 1 aprile 2012

CAMERA APPROVA LA NORMA SALVA-YACHT


Nel decreto liberalizzazioni è contenuta una norma a dir poco vergognaosa, già ribattezzata norma “salva-yacht”. No, non è uno scherzo. Poiché il governo Monti è un governo che ci tiene all’equità, così come i nostri deputati, ecco saltare fuori il comma che salva i ricchissimi proprietari di mega barche. Dice il testo: “La legge 171 del luglio 2005 si applica ai paesi europei ed extraeuropei”. Ecco fatto.

lunedì 26 marzo 2012

Cosa succede con la riforma del lavoro


“La partita si è sbloccata e la riforma si può fare”, scrive oggi il Corriere della Sera e lo stesso scrivono tutti i giornali italiani. Il riferimento è alla riforma del mercato del lavoro, al centro da settimane di un negoziato tra il governo, i rappresentanti dei lavoratori e quelli delle imprese. Il governo ha sempre detto di voler fare la riforma comunque, anche senza il sostegno delle cosiddette “parti sociali”, ma è evidente che il raggiungimento di un accordo renderebbe estremamente più semplice il passaggio della riforma in Parlamento e la sua digestione, diciamo, da parte del Paese. Ieri il Sole 24 Ore aveva pubblicato le bozze dei documenti del governo sulla riforma. La trattativa naturalmente è ancora in corso, ci sono molte cose che possono cambiare e il contenuto dell’ultimo incontro non è stato reso pubblico dai vari interlocutori. Prendendo tutto con le opportune cautele, però, la lettura dei giornali di oggi è utile a indicare la direzione verso cui ci stiamo muovendo.

mercoledì 7 marzo 2012

Alla Camera si discute di pareggio di bilancio nella Costituzione? Sei presenti e 624 assenti


Sei presenti, 624 assenti. Praticamente non c’era quasi nessuno ieri a Montecitorio per partecipare (o almeno presenziare) alla seduta in cui, tra le altre cose, si è parlato di una modifica costituzionale dal peso specifico importante: l’introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta. Insomma: una proposta di legge decisa a livello europeo e che, se approvata, potrebbe provocare tagli importanti in ogni provvedimento economico del governo. Nonostante ciò, nell’aula della Camera c’erano solamente dieci deputati, che poi sono diventati una mezza dozzina quando si è parlato dell’argomento in questione. Facile elencarli tutti: Roberto Giachetti e Massimo Vannucci del Pd, Raffaele Volpi e Pierguido Vanalli della Lega, Pierluigi Mantini dell’Udc, Renato Cambursano del gruppo Misto, Guglielmo Picchi e Giuseppe Calderisi del Pdl. A questi vanno aggiunti Roberto Zaccaria (Pd) e Giancarlo Giorgetti (Lega), rispettivamente relatori delle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio di Montecitorio. A presenziare i lavori, invece, Rocco Buttiglione, vice presidente della Camera, nonché presidente dell’Udc. E il governo? Rappresentato solo dal sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Giampaolo D’Andrea. In pratica i politici erano numericamente inferiori non solo ai commessi della Camera, ma anche agli spettatori presenti per ‘gustarsi’ la seduta.

mercoledì 26 ottobre 2011

MENTRE LA CRISI INFURIA. LA CAMERA.............


«Mamma mia che giornataccia». Un commesso di Montecitorio si lamenta così, lo sguardo incredulo, con un collega. È da poco passata l’una, i due sono appena usciti dal ristorante della Camera dove hanno accompagnato il deputato leghista Fabio Rainieri. Meglio, scortato. L’esponente del Carroccio è stato letteralmente placcato pochi istanti prima in Transatlantico mentre cercava di aggredire - visibilmente innervosito, senza giacca e con la camicia fuori dai pantaloni - il futurista Claudio Barbaro.
Mentre il presidente del Consiglio parte alla volta di Bruxelles per presentare all’Europa il piano italiano contro la crisi, in Parlamento va in scena una rissa d’altri tempi. A scatenare la dura reazione della maggioranza è la partecipazione di ieri sera del presidente della Camera Gianfranco Fini alla trasmissione tv Ballarò. Le allusioni alla moglie del leader leghista Umberto Bossi «andata in pensione nel 1992 a 39 anni» non sono andate giù ai deputati del Carroccio. Così stamattina, in apertura di seduta, il capogruppo Marco Reguzzoni prende la parola per condannare il comportamento dell’ex delfino di Almirante. L’accusa non è nuova: per gli uomini del Senatur la partigianeria di Fini è ormai «incompatibile» con la carica che rappresenta.

martedì 13 settembre 2011

Montecitorio chiusa per matrimonio, UNO SCHIAFFO AL POPOLO


Ferma la Commissione Bilancio: si sposa la figlia del presidente Pdl. E Berlusconi a Roma va all’ennesimo ricevimento di nozze di Titti e Renato Brunetta
“Iamme, iamme, ncoppa iamme ià”. Tutti a Napoli e auguri agli sposi! C’è la crisi, l’Italia rischia il default, i mercati sono in fibrillazione, la Germania ci deve salvare, ma i tedeschi sono pure un po’ incazzati per certe battute fuori luogo sulla loro Cancelliera e la Commissione Bilancio di Montecitorio si ferma. A mezzogiorno preciso di ieri, col mondo che casca, i deputati hanno riposto faldoni e tabelle contabili, statistiche e grafici, proiezioni e dati sui conti correnti e hanno chiuso i battenti. Si sospende l’esame dei provvedimenti. Arrivederci a lunedì. Panico tra ministri e sottosegretari. Giustificazione da parte del capogruppo Pdl in Commissione: si sposa mia figlia e nessuno vuole rinunciare all’invito, ergo se non sospendiamo la seduta, la maggioranza non ha i numeri. Alla faccia del Paese e dei suoi problemi: si sposa la figlia giovanissima di Gioacchino Alfano e si va tutti a Napoli a festeggiare.
Gioacchino, ex sindaco di Sant’Antonio Abate, ha fatto una rapida carriera politica e si appresta a scalare tutti i vertici del Pdl nella disastrata Campania di Nicola Cosentino. L’onorevole lo ha capito quando il suo omonimo, l’altro Alfano, Angelino, ex Guardasigilli in nome e per conto del Cavaliere, è stato nominato segretario del Pdl. “Se Angelino mi chiama non potrò dirgli di no”, disse con un sorriso sornione al Corriere del Mezzogiorno quando l’Alfano-bis scalò i vertici del Pdl. I due sono amici per la pelle. “Ogni anno andiamo in pellegrinaggio e ripercorriamo i percorsi della Bibbia, del Vecchio Testamento. Siamo stati anche in Russia sulle tracce della Chiesa ortodossa”. Chiesa, famiglia e partito. Come ai vecchi tempi della Dc. Tutti a Napoli, allora, a festeggiare. Il pranzo sarà luculliano, i vini ottimi, la Falanghina e i rossi vesuviani, il pesce rigorosamente del Golfo, e per finire babà e limoncelli di Sorrento.
Ospiti illustri Angelino Alfano, ovviamente, e Maurizio Lupi, vicepresidente dei deputati Pdl alla Camera, gli amici veri. Feste, farina e forca. Ma il recordman delle feste di matrimonio, è Renato Brunetta. Il ministro della Funzione pubblica, nemico giurato di perditempo (i precari) e parassiti vari (impiegati pubblici e pensionati al minimo), si è sposato una volta sola con la sua Titti, ha festeggiato a Ravello, perla della Costiera amalfitana e non contento ha deciso di ri-festeggiare a Roma. Bastava farsi un giro ieri in via Nazionale all’altezza del Palazzo delle Esposizioni e vedere uno spiegamento di forze di agenti, carabinieri, artificieri per “bonificare” gli ambienti e le sale dell’Open Colonna.
“Aspettiamo 300 invitati – ci racconta un addetto ai lavori – tutte personalità importanti, big del partito e ministri e forse anche lui. Il Cavaliere”. Atteso fin dal pomeriggio, Silvio Berlusconi non poteva mancare questa volta. Già diede forfait a Ravello e Renatino Brunetta ci rimase male. Anche Titti, per la verità. Ma erano giorni complicati, con Tremonti che dava del cretino a Brunetta e i precari che minacciavano di assediare Ravello e di rovinare la festa. Cose che a Berlusconi, fondatore del partito dell’amore, fanno venire l’orticaria. Ma questa volta Silvio non è mancato. Ha deluso i pm napoletani che volevano sentirlo per l’affaire Lavitola-Tarantini, martedì non ci sarà, non ha voluto fare altrettanto con l’amico Brunetta. E allora, basta con la crisi e le toghe rosse. Tutti alla festa. Viva, viva gli sposi.