Democrazia illiberale: perché ora tocca anche l'Italia
La democrazia illiberale non è più un problema degli altri. Il rapporto V-Dem 2026 mette anche l'Italia tra i Paesi in autocratizzazione e toglie agli Stati Uniti lo status di democrazia liberale, per la prima volta in oltre 50 anni. Benvenuti su Free-Italia: in questo post vi spiego cosa significa, cosa è successo tra il 2025 e ottobre 2026 e cosa possiamo fare noi. Leggete fino in fondo: alla fine trovate anche qualche passo concreto.
Cos'è una democrazia illiberale?
L'espressione l'ha resa famosa il giornalista Fareed Zakaria con un saggio del 1997. Indica un Paese dove si vota davvero, ma chi vince usa il voto per smontare i limiti al proprio potere. Le elezioni restano. Spariscono, piano piano, i giudici indipendenti, la stampa libera e le tutele per chi è in minoranza.
Viktor Orbán ha rivendicato l'idea in modo aperto: voleva fare dell'Ungheria uno Stato illiberale. Ci è riuscito con leggi votate in Parlamento, non con i carri armati. È questo che rende il modello così insidioso: tutto sembra legale.
L'istituto V-Dem dell'Università di Göteborg misura proprio questa differenza. Una democrazia elettorale ha elezioni libere e corrette. Una democrazia liberale ha anche giudici e Parlamento che controllano il governo, uno Stato di diritto solido e libertà uguali per tutti. Per un liberale come me la seconda parte conta quanto la prima: senza limiti al potere, il voto diventa un plebiscito.
Cosa dice il rapporto V-Dem 2026 sull'Italia?
Il rapporto è uscito a marzo 2026 e fotografa la situazione a fine 2025. I numeri sono pesanti. Sul pianeta ci sono 92 autocrazie e 87 democrazie. Il 74% delle persone vive in un'autocrazia e solo il 7% nelle democrazie liberali.
La libertà di espressione è l'aspetto più colpito: peggiora in 44 Paesi. E non la minaccia solo il potere politico, come ho scritto parlando di una cancel culture che ha cambiato lato. Per il cittadino medio del pianeta, il livello di democrazia è tornato a quello del 1978.
Poi c'è la parte che ci riguarda. V-Dem ha trovato dieci nuovi Paesi in autocratizzazione e cinque sono europei: Croazia, Italia, Slovacchia, Slovenia e Gran Bretagna. Per l'Italia il rapporto segnala più autocensura nei media e un'informazione più sbilanciata a favore di chi governa. Il declino viene fatto partire dal 2021, quindi prima del governo Meloni: un dettaglio che chi usa il rapporto come una clava dovrebbe ricordare.
Attenzione però a non gridare al regime. L'Italia resta una democrazia liberale, anche se V-Dem la colloca al confine con la categoria inferiore. Chi difende il governo può obiettare che questi indici si basano sui giudizi di oltre 4.200 esperti, non su dati misurabili come un risultato elettorale. È un'obiezione seria, ma lo stesso metodo aveva descritto per tempo la deriva ungherese.
Che fine ha fatto la tirannia digitale del DOGE?
Negli Stati Uniti, nel 2025, il simbolo di questa paura era il DOGE, il dipartimento per l'efficienza del governo voluto da Trump e guidato all'inizio da Elon Musk. Lo scopo dichiarato era tagliare gli sprechi. Il timore era un altro: che diventasse una porta d'accesso ai dati più sensibili degli americani.
I fatti non hanno rassicurato. Il 6 giugno 2025 la Corte suprema ha permesso al DOGE di accedere ai dati della previdenza sociale. Poi Charles Borges, responsabile dei dati dell'agenzia, ha denunciato che una copia dell'intero archivio era finita su un cloud senza controlli indipendenti. Il 10 marzo 2026, secondo il Washington Post, un secondo informatore ha accusato un ex dipendente del DOGE di aver portato via dati sensibili.
Intanto il DOGE è sparito. Musk se n'è andato a fine maggio 2025, dopo lo scontro con Trump. A novembre 2025 il direttore dell'ufficio del personale federale, Scott Kupor, ha detto a Reuters che il dipartimento non esiste più. Chi lo difendeva parlava di decine di miliardi risparmiati, ma nessuno ha potuto verificarli per mancanza di dati.
La lezione, per me, è chiara. Il pericolo non era un uomo con una motosega in mano, ma la facilità con cui il potere politico ha messo le mani su archivi pubblici enormi. V-Dem conferma il quadro: con Trump la democrazia americana è scesa al livello del 1965. Ne ho parlato quando l'America ha compiuto 250 anni tradendo la sua promessa di libertà.
Paragon, lo spyware che ha colpito giornalisti italiani
La sorveglianza non è un problema solo americano. A gennaio 2025 WhatsApp ha avvisato circa 90 persone: i loro telefoni erano stati presi di mira da Graphite, uno spyware della società israeliana Paragon. Tra loro c'era Francesco Cancellato, direttore di Fanpage. Paragon dichiara di vendere solo a forze dell'ordine e servizi segreti di Paesi democratici.
Da allora il caso si è allargato. Il Citizen Lab dell'Università di Toronto ha confermato che anche il giornalista Ciro Pellegrino era stato spiato. A giugno 2025 il Copasir, il comitato parlamentare che controlla i servizi segreti, ha confermato che la nostra intelligence aveva usato Graphite contro attivisti della Ong Mediterranea, come Luca Casarini. Su Cancellato, invece, ha escluso che fossero stati i servizi italiani.
A marzo 2026 i magistrati di Roma e Napoli hanno confermato che anche il telefono di Cancellato era stato infettato con Graphite, come racconta il Citizen Lab. Chi l'abbia fatto, ancora non si sa. Ad aprile 2026 Paragon, secondo Tom's Hardware, non aveva ancora risposto ai magistrati.
Il governo ha sempre detto di aver collaborato con il Parlamento e di voler lasciare spazio alle procure. È giusto che indaghino loro. Ma quando qualcuno spia un direttore di giornale, uno Stato democratico non può limitarsi ad aspettare: deve dire chi aveva in mano quello strumento.
Ungheria: la prova che si può tornare indietro
Non tutto va nella stessa direzione. Il 12 aprile 2026 Orbán ha perso le elezioni dopo 16 anni al potere. Secondo i risultati riportati dal Post, il partito Tisza di Péter Magyar ha ottenuto 138 seggi su 199, oltre i due terzi. L'affluenza ha superato il 78%, la più alta dalla fine del comunismo.
Per me è la notizia più importante del 2026. Dimostra che anche un sistema cucito su misura per un uomo si può battere nelle urne, se l'opposizione si unisce e parla di problemi veri. Magyar ha fatto campagna soprattutto contro la corruzione e contro il controllo di Fidesz sulle istituzioni.
Non illudiamoci, però. Magyar è un conservatore ed è uscito proprio da Fidesz. Molti tribunali sono guidati da alleati di Orbán e potrebbero frenare le sue riforme. Nella classifica V-Dem, del resto, l'Ungheria ha subito il calo più forte: rimetterla in piedi richiederà anni.
Cosa possiamo fare noi, tra GDPR e voto?
Anche l'Europa sta ripensando le sue regole. Il 19 novembre 2025 la Commissione europea ha proposto il Digital Omnibus, un pacchetto per semplificare le norme digitali che tocca anche il GDPR, il regolamento che protegge i nostri dati. A febbraio 2026 i garanti europei della privacy hanno espresso forti preoccupazioni.
A ottobre 2026 la parte sul GDPR è ancora una proposta, senza un testo finale. Le bozze dei governi parlano di una definizione più stretta di dato personale e di più spazio per addestrare l'intelligenza artificiale senza consenso. Chi le sostiene dice che le imprese europee, soprattutto le piccole, affogano nella burocrazia. In parte è vero, ma semplificare non deve voler dire proteggere meno.
Ecco cosa può fare ciascuno di noi:
- Chiedete i vostri dati: il GDPR vi dà il diritto di sapere quali informazioni un'azienda o un ente conserva su di voi.
- Aggiornate telefono e app di messaggistica, perché gli aggiornamenti chiudono falle che uno spyware potrebbe usare.
- Seguite il Digital Omnibus e scrivete ai vostri eurodeputati: il testo può ancora cambiare.
- Sostenete il giornalismo indipendente, quello che ha portato alla luce il caso Paragon.
- Andate a votare: l'Ungheria ha mostrato che serve.
Cosa ci portiamo a casa
La democrazia illiberale non arriva con un colpo di Stato. Arriva un pezzo alla volta: un giornalista spiato, un archivio aperto senza controlli, un'informazione più docile. Secondo V-Dem l'Italia è su questa strada, ma all'inizio, e l'esempio ungherese dice che la strada si può invertire.
Io resto un liberale ostinato: credo nelle regole, nei contrappesi e nel diritto di dire ciò che penso, anche contro chi governa. E voi? L'Italia sta davvero scivolando o V-Dem esagera? Scrivetemelo nei commenti.
Gerd Dani, Free-Italia

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