Kimi Antonelli campione mondiale, 73 anni dopo Ascari
Kimi Antonelli è campione mondiale di Formula 1 (F1): il 1° novembre 2026, a Città del Messico, gli è bastato il terzo posto per chiudere i conti con quattro gare ancora da correre. Benvenuti su Free-Italia. Un italiano non vinceva il titolo dal 1953, dai tempi di Alberto Ascari, e Kimi ci riesce a vent'anni, più giovane di chiunque prima di lui. Questo è un post di festa, ma leggetelo fino in fondo, perché dentro questa vittoria c'è anche una lezione per tutti noi.
Kimi Antonelli campione mondiale: come ha vinto in Messico?
Domenica 1° novembre, sul circuito Hermanos Rodríguez, la gara l'ha vinta Max Verstappen davanti alla Ferrari di Lewis Hamilton. Terzo, Antonelli. Dietro di lui Charles Leclerc e Lando Norris, il campione uscente.
A Kimi bastava fare punti pesanti, e li ha fatti. Quel terzo posto ha chiuso la matematica: il Mondiale 2026 è suo, con quattro Gran Premi ancora in calendario. Non ha avuto bisogno di vincere l'ultima battaglia, perché la guerra l'aveva già vinta nei mesi prima.
Dopo il traguardo ha pianto dentro l'abitacolo. Poi gli abbracci con Hamilton, Verstappen, la famiglia e la squadra. Ai giornalisti ha detto parole semplici, riportate dall'agenzia di stampa nazionale: «Ce l'abbiamo fatta». E ha ringraziato la Mercedes e la sua famiglia, senza le quali, parole sue, non sarebbe lì.
Il più giovane di sempre, il primo italiano dopo Ascari
Mettiamo in fila i numeri, perché questa volta i numeri gridano da soli. Kimi è nato a Bologna il 25 agosto 2006: ha vent'anni. Il record del campione più giovane apparteneva a Sebastian Vettel, che il titolo lo vinse a 23 anni. Kimi glielo ha tolto di tre anni.
Poi c'è la storia italiana. Prima di lui solo due italiani erano diventati campioni: Nino Farina e Alberto Ascari. Ascari vinse il suo secondo e ultimo titolo nel 1953, al volante della Ferrari 500. Da allora sono passati 73 anni.
In mezzo ci hanno provato in tanti. Michele Alboreto lottò per il titolo nel 1985, Riccardo Patrese chiuse secondo nel 1992. E poi De Angelis, Nannini, Capelli, Fisichella, Trulli, Giovinazzi. Vittorie e podi, ma nessuna corona.
Pensate che prima della vittoria di Kimi in Cina, a marzo 2026, l'ultimo italiano a vincere un Gran Premio era stato Fisichella in Malesia, nel 2006. Vent'anni di digiuno, chiusi da un ragazzo che a marzo 2006 non era ancora nato.
Da Bologna a Brackley: la strada di un ragazzo
Kimi ha cominciato a guidare un kart a cinque anni. A undici è arrivata la telefonata di Toto Wolff e l'ingresso nell'Academy Mercedes. Ha vinto nelle categorie giovanili, ha saltato la Formula 3 e poi è arrivato in Formula 1 appena maggiorenne, con i libri della maturità in valigia.
Nel 2025, l'anno del debutto, ha chiuso quarto all'esordio sotto la pioggia di Melbourne e ha preso il primo podio in Canada. Il 2026 lo ha trasformato in un'altra cosa. A Monza, partito diciannovesimo per un cambio del motore, ha rimontato fino alla vittoria: un italiano non vinceva il Gran Premio di casa da sessant'anni.
C'è un dettaglio che mi colpisce più dei trofei. Come racconta il ritratto del Fatto Quotidiano, è rimasto il ragazzo legatissimo a papà Marco, mamma Veronica e alla sorella Maggie. Io credo che il talento si veda anche da qui: da come resti te stesso mentre tutto intorno a te cambia velocità.
Ha vinto la Mercedes o ha vinto Kimi?
So già cosa dirà qualcuno: in Formula 1 vince la macchina. E chi lo dice ha ragione per metà. Il 2026 è stato l'anno delle nuove regole tecniche, e la Mercedes ha costruito una monoposto molto competitiva. Senza un'auto così nessun pilota diventa campione, e lo sa bene anche Kimi, che ha ringraziato la squadra per prima cosa.
Ma l'altra metà conta di più. A inizio stagione il punto di riferimento della Mercedes era George Russell, non lui. Stessa macchina, stesso box, e alla fine il titolo l'ha preso il ventenne. A Monza la macchina era la stessa di tutti i giorni: la rimonta dal fondo della griglia l'ha fatta il pilota.
C'è poi chi gli rimprovera di aver portato in alto il tricolore guidando un'auto tedesca costruita in Inghilterra. A me questa sembra la parte più bella della storia, e ci torno tra un attimo.
Un campione di tutti, anche dei ferraristi
Per decenni, in Italia, Formula 1 ha voluto dire Ferrari e basta. Nel 1983, a Imola, Patrese fu perfino contestato dal pubblico mentre lottava contro la Rossa. Nel 2026 è successo il contrario: a Monza e in tutto il Paese i tifosi della Ferrari hanno fatto il tifo per un ragazzo su una Mercedes.
Io in questo vedo qualcosa di raro. Un Paese che sa dividersi su tutto, perfino sullo sport, come quando la violenza ha rovinato una serata di sport a Udine, questa volta ha scelto la persona e non la bandiera della scuderia. È lo stesso spirito che avevo raccontato quando Napoli ha festeggiato il suo quarto scudetto: lo sport, quando funziona, tiene insieme.
E c'è una domanda scomoda per Maranello. Quando Kimi aveva undici anni la Ferrari non lo prese nella sua Academy, perché la struttura non era pensata per un pilota così giovane. La Mercedes fece la scelta opposta, e Wolff ci puntò sopra. Il nuovo campione italiano è cresciuto a Brackley, in Inghilterra.
Cosa ci lascia questa notte messicana
Kimi Antonelli ha vinto il titolo a vent'anni, con quattro gare d'anticipo, 73 anni dopo Ascari. È il più giovane campione della storia e il terzo italiano di sempre. Basterebbe questo per festeggiare, e io festeggio.
Ma voglio dire anche un'altra cosa. L'orgoglio tricolore è giusto, e lo sento anch'io.
Però questo titolo racconta che il talento cresce dove qualcuno ci crede presto, gli dà fiducia e lo lascia sbagliare. Un ragazzo italiano è diventato il più forte grazie a una squadra anglo-tedesca che ha scommesso su di lui. Se vogliamo altri Kimi, nello sport e fuori, dobbiamo imparare a fare quella scommessa anche in casa nostra, sui nostri giovani.
Adesso tocca a voi. Dove eravate quando Kimi ha tagliato il traguardo in Messico? E secondo voi questo titolo cambierà il modo in cui l'Italia guarda alla Formula 1, oltre la Ferrari? Scrivetemelo nei commenti.
Gerd Dani, Free-Italia


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