Danse macabre di Saint-Saëns: guida all'ascolto
La Danse macabre di Saint-Saëns è un poema sinfonico di sette minuti che racconta un ballo di scheletri, a mezzanotte, in un cimitero. Benvenuti su Free-Italia: nei giorni di Ognissanti e dei defunti vi propongo una guida all'ascolto, con gli indizi per riconoscere ogni scena. Leggete fino in fondo, poi mettete le cuffie: la sentirete con orecchie nuove.
Chi suona il violino quando ballano gli scheletri?
Lo suona la Morte. In questa partitura il violino solista impersona lei, e per farlo il violinista deve scordare il proprio strumento.
È il fatto curioso da cui parto, ma non l'unico. Ogni sezione della musica corrisponde a immagini precise di una poesia francese, quella di Henri Cazalis. Se sappiamo cosa cercare, l'ascolto diventa un racconto da seguire scena per scena.
Prima però serve fare un passo indietro di qualche secolo, perché quel ballo Saint-Saëns non l'ha inventato.
Dagli affreschi di Clusone ai versi di Goethe e Cazalis
Per secoli, sui muri delle chiese e dei cimiteri d'Europa, si dipingeva la stessa scena. La Morte prende per mano vivi e defunti e li trascina in un ballo. Nessuno, re o mendicante, può rifiutare l'invito. È la danza macabra.
In Italia ne abbiamo un esempio celebre: l'affresco dell'Oratorio dei Disciplini di Clusone, dipinto nel 1485 da Giacomo Borlone de Buschis. Sopra, la Morte incoronata trionfa su un papa e un imperatore; sotto, gli scheletri ballano con il contadino, il soldato, il mercante e il magistrato.
L'immagine attraversa i secoli fino all'Ottocento romantico. Prima tra le strofe di una celebre ballata di Goethe, Der Totentanz. Poi nei versi grotteschi del poeta francese Henri Cazalis, Égalité, Fraternité.
Infine arriva nelle note di Camille Saint-Saëns. Nel 1872 il compositore mette in musica quei versi per voce e pianoforte. Nel 1874 li trasforma in un brano per orchestra, con il violino al posto della voce. La prima esecuzione è del 24 gennaio 1875.
Mi colpisce il titolo di Cazalis. Uguaglianza e fratellanza: davanti alla morte le parole della Rivoluzione valgono davvero per tutti. Nessun essere umano conta più di un altro. Eppure abbiamo tradito spesso questa idea, come ho raccontato parlando di chi, nei secoli, abbiamo bollato come mostri.
Danse macabre di Saint-Saëns: il violino del diavolo
Ecco il primo indizio. L'arpa batte dodici rintocchi secchi sulla stessa nota, il Re. È mezzanotte.
Si odono strani passi nel cimitero: sono i pizzicati dei contrabbassi. Ed ecco la Morte, impersonata dal violino solista.
Saint-Saëns impone un'accordatura anomala, che nel linguaggio tecnico si chiama scordatura. La corda più acuta, normalmente intonata sul Mi, viene abbassata di un semitono, al Mi bemolle. Così, quando le due corde vuote più acute suonano insieme, La e Mi bemolle non danno più una quinta consonante, ma un tritono.
Il tritono è l'intervallo di tre toni interi che la tradizione ha soprannominato diabolus in musica. A rigore, tra La e Mi bemolle si scrive come quinta diminuita, gemella all'orecchio della quarta eccedente: sul pianoforte sono gli stessi tasti. È la firma della Morte, cucita nell'accordatura dello strumento.
Trovo geniale questa scelta. Il diavolo non sta in una melodia complicata, ma in due corde suonate a vuoto, il gesto più semplice che un violinista conosca.
Ossa, Dies irae e canto del gallo: cosa ascoltare?
Lo xilofono, le ossa che sbattono
Poi la danza comincia, a tempo di valzer. A un certo punto dall'orchestra arriva un timbro secco. È uno strumento che nel 1874 pochissimi avevano sentito in un'orchestra sinfonica: lo xilofono. Sono le ossa degli scheletri che sbattono, danzando.
Lo stesso gioco torna nel 1929 in un cortometraggio di Walt Disney, The Skeleton Dance (La danza degli scheletri). Lì uno scheletro suona la spina dorsale di un altro come fosse uno xilofono. E Saint-Saëns riprenderà il suono delle ossa nel 1886, nei «Fossili» del Carnevale degli animali.
Il Dies irae a passo di valzer
Nel pieno della danza, per un istante, affiora trasfigurato il Dies irae, l'antico canto gregoriano del giudizio universale. Saint-Saëns lo stravolge in modo irriverente e grottesco: lo porta in tonalità maggiore e lo fa ballare a ritmo di valzer. Il canto più severo della liturgia dei defunti diventa una giostra.
All'alba canta il gallo
Poi arriva l'alba, con il canto del gallo affidato all'oboe. La danza si spezza di colpo, gli scheletri rientrano nelle tombe e l'orchestra si spegne in pianissimo, come se nulla fosse accaduto.
Serve conoscere la storia per ascoltare la musica?
C'è chi la pensa diversamente, e con argomenti seri. Nell'Ottocento il critico viennese Eduard Hanslick sosteneva che la bellezza della musica sta nelle sue forme sonore, non nelle storie che le appiccichiamo sopra. Va riconosciuto che su un punto ha ragione: questa partitura regge benissimo anche come musica pura, senza sapere nulla di scheletri.
Io però credo che, per chi si avvicina alla musica classica, una storia sia una porta. Chi non ha mai messo piede in una sala da concerto difficilmente resta sette minuti ad ascoltare un brano d'orchestra per pura curiosità. Se invece sa che l'arpa batte la mezzanotte e lo xilofono fa sbattere le ossa, aspetta quei momenti, li riconosce e se li gode.
Poi, ascolto dopo ascolto, comincia a sentire anche il resto: i temi, i colori dell'orchestra, la forma. È lo stesso metodo che ho seguito nella guida all'ascolto del Concerto n. 1 di Čajkovskij: pochi indizi chiari e niente gergo inutile.
Per chi suona il pianoforte c'è una curiosità in più. Franz Liszt la trascrisse per pianoforte solo poco dopo la prima esecuzione. Nel 1942 Vladimir Horowitz ne fece una sua versione, quella che si sente più spesso nei concerti.
Sette minuti che diventano un racconto
Ricapitolo gli indizi. Dodici rintocchi d'arpa sul Re, i passi dei contrabbassi e il violino scordato con il suo tritono. Poi lo xilofono delle ossa, il canto gregoriano in maggiore e l'oboe che canta all'alba.
Sette minuti di musica. Ma se sappiamo cosa ascoltare, questa partitura si trasforma in un racconto e la musica prende vita davanti ai nostri occhi.
Vi lascio una domanda per i commenti: quale altro brano vi piacerebbe ascoltare con una guida come questa? Buon ascolto!
Gerd Dani, Free-Italia


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