Brian Cox: la stupidità umana è il rischio più grande
Per Brian Cox la stupidità umana è il rischio più grande per il nostro futuro: più degli asteroidi, più di qualunque minaccia che arrivi dal cielo. Benvenuti su Free-Italia. Da astronomo questa frase mi riguarda da vicino, perché passo la vita a guardare in alto e so quanto il pericolo vero stia quaggiù. Leggete fino in fondo: alla fine non trovate una predica, ma qualcosa che possiamo fare tutti.
Cosa ha detto davvero Brian Cox sulla stupidità umana?
Brian Cox è professore di fisica delle particelle all'Università di Manchester e uno dei divulgatori più seguiti della televisione britannica. La frase che circola sui social è una sintesi efficace. Io sono andato a cercare le parole originali, che sono più precise e, per certi versi, più inquietanti.
Il 9 luglio 2018, in un'intervista a IFLScience, Cox spiegava che un grande asteroide difficilmente ci colpirà. Poi aggiungeva che la minaccia più grande resta la stupidità umana, e che il modo più probabile per spazzarci via è una guerra nucleare, accidentale o voluta. I pericoli di lungo periodo la scienza sa affrontarli. Quelli di breve periodo nascono tra esseri umani.
Sei anni dopo, il 10 luglio 2024, Cox ha ripetuto il concetto al mensile britannico Prospect. Ridere di chi crede alla Terra piatta è facile, diceva. Il lato oscuro è che, se perdiamo il contatto con i fatti, non sappiamo più regolare l'intelligenza artificiale, affrontare il clima o evitare una guerra globale.
Perché gli asteroidi fanno meno paura di noi
Qui parlo da astronomo. Cox ha ragione: i grandi asteroidi, quelli capaci di un'estinzione come quella dei dinosauri di 66 milioni di anni fa, li conosciamo quasi tutti. Restano da scoprire oggetti più piccoli, capaci di distruggere una città. È un rischio vero, ma raro e misurabile, e la scienza ci lavora.
Le minacce che ci costruiamo da soli, invece, crescono. Il 27 gennaio 2026 il Bulletin of the Atomic Scientists ha spostato il suo Orologio dell'Apocalisse a 85 secondi dalla mezzanotte. È il punto più vicino dal 1947, quando gli scienziati del Progetto Manhattan lo crearono. Nel 2025 era a 89 secondi.
Le ragioni sono tutte umane: armi nucleari, clima, minacce biologiche, intelligenza artificiale. E soprattutto una cooperazione internazionale che va all'indietro. Nessun asteroide in vista ha fatto spostare quelle lancette.
Quando la scienza corre più veloce della politica
C'è un passaggio di Cox che mi colpisce più degli altri. Nell'ottobre 2016, parlando al Sunday Times, ha collegato il nostro destino al paradosso di Fermi. Se l'universo è così grande, perché non vediamo nessun'altra civiltà?
Una risposta possibile, diceva, è che la crescita della scienza e della tecnica superi sempre la capacità politica di governarla. E che noi potremmo essere vicini a quel punto.
Il paradosso porta il nome di un italiano. Enrico Fermi pose la sua domanda, dove sono tutti quanti?, a Los Alamos nel 1950.
Lo stesso uomo aveva acceso il primo reattore nucleare a Chicago nel 1942 e aveva lavorato alla bomba. Trovo amaro che la risposta più cupa alla sua domanda passi proprio dalle armi che ha contribuito a creare.
Su FreeAstroScience, il sito di divulgazione scientifica del Gruppo Free, trovate una guida su il paradosso di Fermi e l'ipotesi del Grande Filtro (in inglese). Lo dico con onestà scientifica: la civiltà che si autodistrugge è un'ipotesi, non un risultato. Non sappiamo perché il cielo tace.
Stupidità o disinformazione?
Nel giugno 2017, in Estonia, Cox si mostrava ottimista. Diceva all'emittente pubblica estone (ERR) che una società post-fattuale non può durare a lungo, perché la civiltà crolla: per questo la stupidità avrebbe un limite naturale. Citava Donald Trump come esempio di fenomeno senza basi razionali, con una popolarità in calo.
Nel novembre 2024 Trump è stato rieletto. Su quel punto, Cox ha sbagliato previsione.
Credo però che abbia ragione sulla soluzione. Nella stessa intervista diceva che i popoli hanno i governi che rispecchiano le loro conversazioni, e che l'educazione scientifica conta in una democrazia. Qui entra la mia posizione di progressista. La sfiducia nei fatti non cade dal cielo: come ho raccontato parlando di chi fatica ad arrivare a fine mese e si fida meno della scienza, cresce dove crescono le difficoltà.
Chi la pensa diversamente obietta che parlare di stupidità è snob, e ha ragione su un punto. Chi diffida degli esperti spesso ha avuto buoni motivi: promesse tradite, crisi pagate dai più deboli, scienziati ascoltati solo quando faceva comodo. Insultare non convince nessuno. Per me la stupidità di cui parla Cox è collettiva: è il sistema che premia l'urlo sul dato.
Cosa possiamo fare noi, da qui
Nessuno di noi decide sulle testate nucleari. Ma ognuno decide che cosa condividere, chi votare, come parlare con il vicino che la pensa in modo opposto. Ecco tre abitudini semplici:
- Prima di condividere una notizia, cerco chi l'ha detta e quando.
- Giudico i politici sulle decisioni misurabili, non sugli slogan.
- Difendo la scuola pubblica e la divulgazione, perché lì si impara a distinguere un fatto da un'opinione.
Vale anche per le scelte grandi del Paese. Quando ho confrontato nucleare e rinnovabili per l'Italia, ho provato a mettere in fila numeri, tempi e rischi senza tifo. È lo stesso metodo che Cox chiede a chi governa.
Cosa ci lascia la paura di Brian Cox
Cox cita spesso Carl Sagan: l'astronomia rende umili e forma il carattere. Sentirsi piccoli è facile, osserva Cox, mentre sul carattere facciamo fatica. E se fossimo davvero l'unica civiltà della galassia, come lui sospetta, avremmo la responsabilità di non distruggerci.
Io non credo che siamo condannati. Credo che la paura di Cox sia un invito a prendere sul serio i fatti, la cooperazione e chi resta indietro. Il cielo ci ricorda quanto siamo fragili. Il resto dipende da noi.
E voi, cosa vi spaventa di più: il cielo o le scelte che facciamo qui sotto? Scrivetemelo nei commenti.
Gerd Dani, Free-Italia


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