Cambiamento climatico causato dall'uomo: Trump smentito
Il cambiamento climatico causato dall'uomo non è un'opinione: le prove sono più forti di quanto fossero nel 2009. Lo dimostra una rassegna uscita il 12 ottobre 2026 su Earth's Future, che smonta il rapporto usato dal governo Trump per cancellare le regole sul clima. Benvenuti su Free-Italia. Da astronomo e fisico ho letto lo studio per intero, e vi chiedo di leggere fino in fondo, perché qui la posta in gioco è il rapporto tra potere e verità.
Cosa dimostra il nuovo studio?
Il primo autore è Benjamin Santer, dell'Università dell'East Anglia. Con lui firmano Susan Solomon del Massachusetts Institute of Technology, David Thompson, Qiang Fu e Gabriele Hegerl. È una rassegna: non presenta dati nuovi, ma rimette in fila i progressi fatti dal 2009. Quell'anno il governo americano riconobbe per legge il pericolo dei gas serra.
La conclusione è netta. Per gli autori le prove di un'impronta umana diffusa in tutto il sistema climatico sono incontrovertibili. Rispetto al 2009 la fiducia nel risultato è cresciuta molto. Ci sono misure più lunghe e precise, grandi serie di simulazioni e metodi applicati a decine di variabili.
C'è poi un dato che capisce chiunque. I dieci anni più caldi mai registrati dagli strumenti sono tutti successivi al 2009. Più il riscaldamento cresce, più il segnale umano si stacca dal rumore delle oscillazioni naturali.
Il testo nasce come contributo alla revisione lampo avviata nell'agosto 2025 dalle Accademie nazionali delle scienze, dell'ingegneria e della medicina degli Stati Uniti (NASEM). La loro conclusione è chiara: le emissioni umane sono la causa principale del riscaldamento. Nessun fattore naturale noto, né il Sole né i vulcani, spiega i cambiamenti osservati.
Come si riconosce l'impronta dell'uomo sul clima
Il metodo si chiama impronta climatica. L'idea è semplice: ogni causa lascia un disegno diverso nel clima, e quel disegno si può cercare nei dati. Per averlo messo a punto Klaus Hasselmann ha ricevuto il premio Nobel per la fisica 2021, insieme a Syukuro Manabe.
L'esempio che preferisco, da astronomo, riguarda l'atmosfera. Nel 1967 Manabe e Richard Wetherald fecero un calcolo. Più CO2 avrebbe scaldato lo strato basso, la troposfera, e raffreddato quello sopra, la stratosfera. È proprio ciò che misurano palloni sonda e satelliti.
Chi nega il problema evita sempre questo punto: se a scaldarci fosse un Sole più attivo, da fisico mi aspetterei più caldo in entrambi gli strati. Invece la stratosfera si raffredda. Uno studio del 2023 ha usato i dati dei satelliti fino a 50 chilometri di quota. La sua conclusione: le cause naturali non spiegano ciò che misuriamo.
Le impronte si trovano ovunque: nel vapore acqueo, nella salinità degli oceani, nella neve dell'emisfero nord, nella siccità, persino nel ciclo delle stagioni. Dal 1960 si è scaldato insieme lo strato alto di tutti i grandi bacini oceanici. Le oscillazioni naturali possono scaldare un oceano per decenni, ma non tutti nello stesso momento.
Volete i dettagli fisici? La mia analisi completa è su FreeAstroScience, il sito di divulgazione scientifica del Gruppo Free. Lì spiego le impronte climatiche che la revoca non cancella (in inglese).
Dal rapporto su misura alla revoca delle regole
Il 23 settembre 2025, dal palco dell'Assemblea generale dell'ONU, Trump ha definito il riscaldamento globale la più grande truffa della storia. Le parole però sono arrivate dopo i documenti. Nel luglio 2025 il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti (DOE) aveva già pubblicato un rapporto che metteva in dubbio proprio le prove delle impronte.
Nello stesso mese l'Agenzia per la protezione dell'ambiente (EPA) ha proposto di revocare l'Endangerment Finding, appoggiandosi in parte a quel rapporto. È l'atto del 2009 con cui l'agenzia stabilì che i gas serra delle auto mettono in pericolo la salute pubblica. Per sedici anni ha retto quasi tutte le regole federali sulle emissioni.
Il 12 febbraio 2026 l'EPA ha reso definitiva la revoca, in vigore dal 20 aprile 2026, e ha cancellato anche i limiti di emissione per auto e camion. Secondo gli autori della rassegna, quel rapporto ripropone argomenti smentiti più volte e contiene gravi errori. Eppure non è stato ritirato e viene ancora usato per orientare le decisioni politiche.
La parte che mi preoccupa di più è un'altra: la revisione delle Accademie nazionali dava torto al governo, e ora è sotto indagine del Congresso a guida repubblicana per presunti conflitti di interesse. Gli autori parlano di accuse infondate. Io la chiamo intimidazione: quando un governo non vince sui dati, mette sotto processo chi li produce.
Le ragioni di chi difende la revoca reggono?
Va riconosciuto che la revoca dell'EPA non si regge soprattutto sulla scienza. I suoi argomenti principali sono giuridici. L'agenzia sostiene che il Congresso non le ha mai dato un mandato chiaro su una questione così grande. Aggiunge che tagliare le emissioni dei soli veicoli americani non cambierebbe in modo apprezzabile il clima globale.
Su questo piano il confronto è legittimo, e lo decideranno i giudici: il 18 febbraio 2026 hanno fatto ricorso l'American Public Health Association, il Sierra Club e altri. Ma il governo ha usato anche quel rapporto come prova scientifica, e lì l'argomento crolla. Credo che una scelta politica si possa difendere. Spacciarla per verità scientifica no.
Bisogna ammettere anche un limite vero. Gli stessi autori scrivono che attribuire all'uomo il singolo evento estremo resta difficile, quando l'evento è poco legato alle medie del clima. È normale lavoro scientifico. Per ondate di calore e piogge intense in alcune regioni il peso umano si misura già: l'ondata di caldo del 2021 nel Pacifico nord-occidentale sarebbe stata quasi impossibile senza riscaldamento.
Il precedente della cosiddetta pausa insegna molto. Nei primi anni Duemila il riscaldamento rallentò per qualche anno, e alcuni politici dissero che l'uomo non contava. Con sedici anni di dati in più, la pausa è sparita sotto un riscaldamento continuo. Sempre su FreeAstroScience c'è un approfondimento sulla differenza tra il dubbio sano e il dubbio fabbricato (in inglese).
Perché il cambiamento climatico causato dall'uomo riguarda anche noi
Potrebbe sembrare una storia americana. Non lo è. Gli Stati Uniti sono tra i maggiori produttori di gas serra del pianeta, e temo che il loro passo indietro diventi un alibi per chi in Europa vuole rallentare.
Il secondo motivo è il metodo. Un governo ordina un rapporto su misura e lo usa per cancellare una regola. Se questo passa, nessun dato è al sicuro. Adesso tocca al clima, domani può toccare ai vaccini o all'aria che respiriamo.
In Italia il tema è concreto. Ne ho parlato quando ho messo a confronto nucleare e rinnovabili per tagliare le emissioni: ogni scelta energetica parte dal presupposto che le emissioni contino.
C'è anche un danno meno visibile. La sfiducia attecchisce dove la vita è più dura, come ho scritto analizzando chi si fida meno della scienza. Un governo che delegittima i propri scienziati alimenta proprio quella sfiducia.
Quando la politica processa la scienza
Le prove che il clima cambia per mano nostra erano solide già nel 2009, e da allora sono diventate più forti. Il rapporto voluto dal governo non regge il confronto con tre decenni di studi. Sugli argomenti legali della revoca decideranno i tribunali. Potete verificare tutto leggendo lo studio completo su Earth's Future.
Sulle idee di Trump in fatto di energia si può discutere. Quello che non accetto è che tratti i fatti come un ostacolo da rimuovere. La democrazia liberale vive di contrappesi, e una scienza libera è uno dei più importanti.
Gli autori chiudono ricordando che la Terra è una piccola oasi nel deserto dello spazio. Da astronomo so quanto è vera quella frase. E voi cosa ne pensate: un governo dovrebbe poter decidere per legge che cosa dice la scienza? Scrivetemelo nei commenti.
Gerd Dani, Free-Italia

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