Nucleare o rinnovabili: la strada giusta per l'Italia
Nucleare o rinnovabili? Con la legge del 23 settembre 2026 l'Italia riapre all'atomo, ma per tagliare presto emissioni e fossili la strada più rapida resta quella di sole e vento. Benvenuti su Free-Italia, la voce d'attualità del Gruppo Free: qui metto in fila numeri, tempi e rischi con il metodo che usiamo su FreeAstroScience, la nostra rivista di scienza, senza tifo e senza slogan. Leggete fino in fondo, alla fine vi dico come la penso e vi chiedo la vostra opinione.
Cosa prevede la legge sul nucleare approvata a settembre?
Il 23 settembre 2026 il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge delega sul nucleare, con 81 sì, 51 no e 7 astenuti. La Camera l'aveva approvata il 4 giugno. Lo riporta l'agenzia ANSA.
La legge non costruisce nessuna centrale. Affida al governo il compito di scrivere i decreti attuativi su impianti, idrogeno, combustibile esaurito, sicurezza e organi di controllo. Secondo Euronews la scelta della tecnologia resta aperta: piccoli reattori modulari fino a 300 MW, reattori di quarta generazione, microreattori e, in prospettiva, la fusione.
Sui tempi il ministro Pichetto Fratin ha parlato a giugno di primi reattori nel 2034-2035, a settembre del 2033-2034. Le opposizioni hanno votato contro: per il PD si punta su tecnologie che non sono ancora sul mercato, per AVS su tempi e costi fuori scala. Sullo sfondo restano due referendum, quello del 1987 e quello del 2011, in cui il 94% dei votanti cancellò il ritorno all'atomo.
Nucleare o rinnovabili: chi emette meno CO₂?
Qui devo dare ragione ai sostenitori del nucleare. Se si conta tutto il ciclo di vita, cioè miniere, cantiere, combustibile e smantellamento, una centrale emette pochissimo. Nella tabella dell'UNECE il nucleare si ferma a circa 5 grammi di CO₂ per kWh.
Eolico e fotovoltaico stanno nello stesso campionato: tra 11 e 37 grammi, a seconda della tecnologia. Il gas a ciclo combinato arriva a 430, il carbone tra 850 e 1.000.
Ecco perché la CO₂ da sola non decide la partita. Atomo, sole e vento battono tutti il gas di decine di volte. La differenza vera sta altrove: quanto ci mettono a entrare in funzione, quanto costano e quanto reggono a un clima che sta già cambiando.
Quanto tempo e quanti soldi servono davvero?
Il reattore EPR di Olkiluoto, in Finlandia, ha aperto il cantiere nel 2005 ed è entrato in produzione regolare ad aprile 2023, come ha scritto World Nuclear News. Diciotto anni. A ottobre 2026 funziona bene e copre circa il 15% dei consumi finlandesi, ma nel frattempo il paese ha dovuto andare avanti con altro.
In Francia è andata peggio. Per Flamanville 3 il preventivo iniziale era di 3,3 miliardi di euro, e la Corte dei conti francese a gennaio 2025 lo ha ricalcolato in 23,7 miliardi. Su FreeAstroScience, la rivista di scienza del Gruppo Free, ho messo a confronto voce per voce i costi del nucleare con quelli di solare e accumuli (articolo in inglese).
Il primo piccolo reattore modulare occidentale, il BWRX-300 di Darlington in Canada, ha aperto il cantiere il 26 giugno 2026. Secondo la World Nuclear Association darà 300 MW netti. Ora faccio un conto semplice. Ipotizzo che il reattore lavori il 90% del tempo, un valore alto ma realistico: produrrebbe circa 2,4 TWh l'anno.
Nel 2025 il fotovoltaico italiano ha prodotto 44,3 TWh, il 25,1% in più dell'anno prima, secondo i dati Terna riportati da QualEnergia. È come avere quasi 19 reattori di Darlington già accesi. La sola crescita di un anno vale quasi quattro reattori. E per l'IRENA, nel 2024, il 91% dei nuovi impianti rinnovabili costava meno della fonte fossile più economica.
Il conto ha però un limite onesto. Un kWh solare prodotto a mezzogiorno non vale quanto uno nucleare prodotto alle tre di notte. Per spostare l'energia servono batterie, pompaggi e reti, che costano.
Perché l'acqua è il tallone d'Achille delle centrali?
Una centrale nucleare è una grande caldaia: la fissione scalda l'acqua, il vapore fa girare le turbine. Su FreeAstroScience ho spiegato la differenza tra la fissione delle centrali e la fusione delle stelle (in inglese). A Darlington il reattore produce 870 MW di calore per dare 300 MW di elettricità: un rendimento del 34,5%. Circa due terzi del calore vanno smaltiti, e per farlo serve tanta acqua di fiume o di mare.
L'estate 2026 lo ha mostrato in modo brutale. Il 2 agosto la marina romena ha fatto saltare con 180 chili di esplosivo una roccia nel Danubio, per portare più acqua alla centrale di Cernavodă. Come racconta Euronews, la Romania ha speso oltre 2 milioni di euro e affondato quattro chiatte piene di rocce. Il 13 agosto la centrale, che dà circa un quinto dell'elettricità del paese, si è fermata lo stesso.
Il Bulletin of the Atomic Scientists ricorda che a inizio agosto anche la centrale ungherese di Paks è scesa da circa 1.960 a 225 MW. È il paradosso: costruiamo impianti contro il cambiamento climatico che poi soffrono proprio per la siccità che quel cambiamento produce. Chi nega il problema, come ho scritto parlando di chi preferisce il negazionismo climatico alla responsabilità, non ci aiuta a scegliere.
Per correttezza: le centrali sul mare soffrono meno la portata dei fiumi, e anche l'idroelettrico va in crisi quando piove poco. Fotovoltaico ed eolico, invece, quando producono non consumano quasi acqua.
Sicurezza, guerra e blackout: cosa insegnano i fatti
I reattori moderni sono molto più sicuri di quelli di una volta. Il rischio però non è mai zero, e quando qualcosa va storto le conseguenze durano decenni. Fukushima, nel 2011, è diventata un disastro proprio quando sono saltati i sistemi di raffreddamento.
Poi c'è la guerra. La centrale di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa con sei reattori, è occupata dalle truppe russe dalla primavera 2022 ed è rimasta più volte senza corrente esterna. Per me è la prova di come Putin usi l'energia come arma di ricatto. In Francia, dal 2019, chi vive entro 20 km da una centrale riceve le pastiglie di iodio da tenere in casa.
Sui blackout serve precisione. Quello del 28 settembre 2003 partì alle 3:27 da un albero finito su una linea in Svizzera, mentre di notte l'Italia importava molta elettricità da Svizzera e Francia. Restarono accese la Sardegna, Pantelleria, Capri e le Egadi, isole non legate alla rete del continente. La lezione riguarda la dipendenza da poche grandi linee, più che il nucleare in sé.
E vale anche per le rinnovabili. Il 28 aprile 2025 la Spagna, piena di solare, è rimasta al buio. Il rapporto finale dei gestori europei parla di errori nel controllo della tensione: tanti impianti rinnovabili non erano regolati per aiutare la rete. Solare ed eolico senza regole e accumuli non bastano.
Eppure su FreeAstroScience abbiamo raccontato anche l'altra faccia: come la Spagna ha abbassato i prezzi dell'elettricità con le rinnovabili.
Cosa cambia per te: tetti, comunità energetiche e bollette
La differenza che sento di più è un'altra. Il nucleare è un modello centralizzato: pochi impianti enormi, pochi operatori, grandi linee. Le rinnovabili si possono mettere sui tetti, sui capannoni, sulle scuole e sui parcheggi, un pezzo alla volta.
Significa che il cittadino può diventare anche produttore. Una famiglia con i pannelli, un'azienda che si fa la sua energia, un condominio dentro una comunità energetica. Ne avevo parlato nella guida di Free-Italia per risparmiare sulle bollette di casa. Prima di firmare qualsiasi contratto, però, controllate le regole e gli incentivi aggiornati sul sito del GSE.
Qui devo criticare anche la mia parte. Chi dice di volere le rinnovabili spesso non vuole vederle. In Sardegna una legge regionale del 2025 ha sospeso le autorizzazioni per gli impianti nelle aree non idonee, e la Corte costituzionale l'ha bocciata nel luglio 2026, come riporta l'Unione Sarda. Se diciamo no a ogni pala e a ogni pannello, alla fine ci teniamo il gas.
Rinnovabili subito, nucleare senza illusioni
Mettiamo in fila i fatti. Il nucleare emette poco, ma arriva tardi e costa tanto. Le prime centrali italiane, secondo il governo, accenderanno i reattori tra sette e nove anni. Le rinnovabili invece crescono già ora, costano meno e possono stare vicino a chi consuma, ma chiedono reti più forti e tanti accumuli.
Io non credo che la risposta sia scontata. Su FreeAstroScience ho scritto che non serve essere pro o contro il nucleare: servono i numeri. A ottobre 2026 i numeri dicono di investire subito su sole, vento, batterie e reti.
Il nucleare va giudicato quando i piccoli reattori e la quarta generazione mostreranno tempi e costi veri, non promesse. Non può diventare l'alibi per rimandare quello che possiamo fare adesso.
È così che lavoriamo nel Gruppo Free. Su FreeAstroScience spieghiamo la fisica e controlliamo i dati, su Free-Italia li portiamo dentro le scelte politiche che arrivano nelle vostre bollette. Due testate, un solo metodo: prima i fatti, poi le opinioni, dichiarate.
E voi da che parte state? Mettereste i pannelli sul tetto o preferite aspettare la centrale? Scrivetemelo nei commenti.
Gerd Dani, Free-Italia

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