lunedì 29 giugno 2026

Italia, ho deciso di parlare: e fa male quanto immaginavo

Ho tenuto la bocca chiusa per un bel po'. Non per mancanza di argomenti, intendiamoci. Anzi, è esattamente il contrario: il livello del dibattito pubblico in questo paese è sceso così in basso che parlarne mi sembrava quasi uno spreco di energia. Come spiegare la fisica quantistica a chi non sa accendere una lampadina.

Ma poi mi sono detto: no. Non posso restare in silenzio. Un po' perché mi rode, un po' perché — ammettiamolo — c'è anche un certo piacere nello smontare pezzo per pezzo certe uscite. Non ho mai fatto fioretti, e non è questo il momento di cominciare.

Siediti comodo. Ce n'è per tutti.



1. I capelli rossi: quando la rarità diventa "anormalità"

Partiamo dall'inizio. Qualcuno, dalla destra italiana, ha detto che le persone con i capelli rossi **non sono normali**.

Lasciamo perdere un secondo il fatto che questa uscita non meriterebbe risposta. Proviamo lo stesso.

I capelli rossi riguardano circa 160 milioni di persone nel mondo. Parliamo del 2% della popolazione globale. Sono rari, certo. Ma "raro" non significa "anormale". È una differenza concettuale piccola, quasi banale. Eppure evidentemente enorme.

Per chi ha bisogno di un esempio: i diamanti sono rari. Non sono anormali.

Passiamo oltre, prima che la cosa mi faccia venire un colpo.


2. I gay in Italia "hanno tutti i diritti": guidano, vanno in ospedale e tutto il resto

Questa è forse la più clamorosa. Qualcuno ha dichiarato — con sicurezza, senza battere ciglio — che i gay in Italia hanno tutti i diritti, perché "li curano in ospedale, guidano e possono accedere all'istruzione."


Capito? Guidano. Vanno in ospedale. Studiano.

Mi fermo un secondo perché ho bisogno di recuperare fiato.

Non ero a conoscenza di un decreto recente che vietasse ai gay di prendere la patente. Forse mi ero perso qualcosa. Forse dopo le leggi razziali del '38 ne avevano aggiunta qualcuna che mi era sfuggita. No? Strano.

Torniamo al presente. In Italia, le persone LGBTQ+ non hanno accesso al matrimonio egualitario, né alle adozioni congiunte. Questo non è un'opinione, è un dato di fatto. E questo trattamento diverso viola — già solo come punto di partenza — l'articolo 3 della nostra Costituzione, che garantisce l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.


Dire che "hanno tutti i diritti" perché possono salire su un autobus è come dire che un operaio non ha nulla di cui lamentarsi perché respira ossigeno come il suo datore di lavoro.



3. "La famiglia è una sola": il più classico dei tunnel concettuali

Questa frase mi affascina sempre. Per la sua pulizia. Per la sua totale, cristallina mancanza di qualsiasi riflessione.

Proviamo ad aiutare.


Famiglia, nel senso più generale, è l'insieme di persone unite da legami di parentela, matrimonio, unione civile, convivenza o adozione, che condividono una relazione stabile fondata su affetto e responsabilità reciproca.


Nel diritto, è l'insieme dei soggetti legati da rapporti riconosciuti dalla legge.

In sociologia, la famiglia può essere nucleare, allargata, monoparentale, ricostituita, e molto altro ancora. Cambia forma a seconda dell'epoca e della società.

In biologia e tassonomia, "famiglia" è addirittura una categoria scientifica che raggruppa generi imparentati per origine evolutiva comune.


Me ne fermo qui, anche se potrei continuare.


L'idea che esista "una sola famiglia" deriva esclusivamente da una matrice religiosa. Da una definizione che una specifica tradizione culturale ha deciso di adottare. Niente di più, niente di meno.


Lo Stato italiano è laico. Tecnicamente, è anche antifascista — anche se nelle ultime elezioni abbiamo fatto di tutto per smentirlo. Questo significa che le definizioni dello Stato non possono essere appaltate alla teologia di una setta di appartenenza, per quanto radicata.


Prenditi tutto il tempo necessario per elaborare questo passaggio.


4. "Il femminicidio non esiste perché esiste già l'omicidio"


Eccoci. Il grande classico. Nuovo, fresco, brillante come sempre.

No, aspetta. Non è nulla di tutto questo.

Questa frase riflette un malinteso che sarebbe quasi commovente se non fosse pericoloso. Il femminicidio non indica qualsiasi omicidio con vittima di sesso femminile. Indica qualcosa di specifico: un omicidio motivato da dinamiche di discriminazione, di dominio, di possesso o di controllo di genere.


Esempio pratico: se una donna viene uccisa durante una rapina, si parla di omicidio aggravato. Se viene uccisa dal compagno che non accetta che lo abbia lasciato, si parla di femminicidio.


La differenza non è simbolica. Riguarda la **dinamica sociologica del reato**, che consente di quantificare poi fenomeni correlati — come lo stalking e il mobbing — grazie alle casistiche ISTAT. Riconoscere quella dinamica serve a combatterla meglio.


Se ti viene un'emicrania leggendo questo, c'è un farmaco per quello. Andrà tutto bene.



5. Gianni, il pigiama a strisce e la raccolta firme


Questa è la mia preferita. La salvo per ultima con affetto.


Gianni — noto per aver già soggiornato in strutture protette negli anni '80 e per essere riuscito, nonostante questo, a diventare sindaco della capitale — dopo un secondo soggiorno in regime carcerario è tornato libero e ci ha generosamente informati che in carcere sono quasi tutti di destra.

Lasciamo passare un momento di silenzio riflessivo.

Nel frattempo, uno dei firmatari di una raccolta firme avviata da Gabriele Bianchi — condannato all'ergastolo per aver massacrato di botte Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di colore — è proprio Gianni aLeDanno.


La raccolta firme? Per protestare perché non gli era stata assegnata la cella singola.

Solidarietà tra camerati, immagino. Una bella tradizione.


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Un ragazzo ucciso dal padre perché gay. E Giorgia con la minuscola.

Nel mezzo di tutto questo, c'è una notizia che fa male davvero. Un ragazzo ammazzato dal padre perché gay. Insieme alla madre che cercava di proteggerlo.


Reale. Accaduto. Adesso.

E mentre questo succede, giorgia — volutamente con la minuscola — si lamenta di Trump, lo stesso Trump a cui voleva conferire il Nobel per la Pace. Trump, Hitler e Gandhi: un circolo ristretto, effettivamente.

Ma la perla più rara è un'altra. Giorgia ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno mai portato la guerra nel mondo.

Capisco che la storia non sia il punto forte di chi vota a destra. Per questo mi permetto un piccolo promemoria — incompleto, ma eloquente.

XVIII e XIX secolo: Guerra d'indipendenza americana, Guerra del Nord-Ovest, Guerra Creek, Guerra del 1812, Guerre Seminole (prima, seconda e terza), Guerra messicano-statunitense, Guerra civile americana, Guerre indiane, Guerra ispano-americana, Guerra filippino-americana.


XX secolo: Ribellione dei Boxer, Prima guerra mondiale, Seconda guerra mondiale, Guerra di Corea, Crisi del Libano del 1958, Invasione della Baia dei Porci, Guerra del Vietnam, interventi in Laos, Cambogia, Nicaragua, Haiti, Repubblica Dominicana, Grenada, Panama, Guerra del Golfo, Somalia, Bosnia, Kosovo.


XXI secolo: Afghanistan, Iraq, Libia, Yemen, Pakistan, Somalia, Siria, operazioni contro lo Stato Islamico.


Senza contare la campagna attuale contro la Russia e il sostegno attivo all'offensiva militare su Gaza.


Nessuna guerra, dunque. Tutti a casa.



Conclusione: lo zio ubriaco che puzza di tavernello

Tutto questo ha un denominatore comune.

Chi sostiene certe posizioni — che le minoranze non meritino pari dignità, che la famiglia sia solo quella conforme a un'ideologia religiosa, che il femminicidio sia un'invenzione, che gli USA siano una colomba di pace — non lo fa per ignoranza contingente. Lo fa perché esiste un sistema di pensiero che si autoalimenta, che non chiede prove, che non tollera contraddizioni.

E noi, da anni, trattiamo questa cosa come si tratta lo zio ubriacone alle cene di Natale. Lo invitiamo, lo ascoltiamo, sorridiamo, e non gli diciamo mai che puzza di tavernello.

Io non posso farlo. Non è nel mio carattere.

Ci sono persone che vengono ammazzate per ciò che sono. Ragazzi uccisi dai padri. Donne eliminate da chi diceva di amarle. Tutto mentre, dal palco, qualcuno ci spiega che i gay guidano e quindi va bene così.

Non va bene. Non è mai andato bene.


Continuare a fingere di non vedere non è neutralità. È complicità.


Io ho scelto da che parte stare. E tu?


— Gerd Dani, Free-Italia

*Semplificare temi complessi, senza semplificare la verità.*


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