Che fine ha fatto la Democrazia in Italia


Che fine ha fatto la Democrazia in ItaliaEvviva il maggioritario, abbasso il proporzionale; sembra questo il grido di battaglia di Matteo Renzi, alla vigilia di quello che è già stato definito, non senza un pizzico di esagerazione, “il voto del secolo”.
Ma che la decadenza del “Berlusca” porti o meno a nuove elezioni poco importa, sempre meglio essere pronti a tutto. E Renzi è pronto, anche se, forse, fa un po' di confusione. Ma forse tutti quanti stiamo facendo un po' di confusione. Tutte le forze in gioco, infatti, inneggiano a una riforma elettorale che chiaramente il nostro Paese necessita, ma allo stesso tempo dimenticano che chi governa, non lo decide il popolo. Già perché, caro Matteo Renzi e cari tutti i nostri parlamentari, il voto, in Italia, ha il compito di comporre il Parlamento non il Governo. Tant'è vero che chi ha votato a sinistra si trova ora rappresentato da una coalizione in cui sono presenti Mr. B. e compagnia bella; e tant'è vero che Monti governò per un anno e mezzo sostituendo, sì, il Signor Arcore, ma appoggiandosi comunque al suo stesso immutato Parlamento.


Troppo spesso gridiamo al ricambio, inneggiamo all'ingiustizia di un sistema che ha portato a un clientelismo che ci ricorda gli anni finali di Roma Repubblica, con “Cesari” e “Marcantoni” che cercano di imporsi e spartirsi, per così dire, il piatto; nonostante questo, non riusciamo a comprendere cosa sia, difatti, intervenuto per cambiare le cose.
L'automatismo di una coincidenza tra la maggioranza in Parlamento e il Governo di una Nazione rischia di minare alle basi il principio stesso di democrazia. Ecco cosa è successo. Senza necessità di confronto con forze differenti viene a mancare quello che è il principio cardine di qualunque società che si rispetti: il principio dialettico.
Senza dialettica non c'è democrazia, senza dialettica non c'è libertà. La dialettica è alla base della Politica. Anzi, la Dialettica, quella con la D maiuscola, è la Politica, in quanto non si può far politica senza compromesso e non si può avere compromesso senza confronto.
Togliere la necessità di un compromesso all'interno dell'organo adibito a legiferare è un rischio enorme e il caos italiano degli ultimi vent'anni può, in qualche modo, essere imputato anche a questo. Tra i compiti del Parlamento c'è anche quello di controllare l'operato del Governo, per evitare che questo possa imporsi alla guida del Paese senza un'adeguata delega da parte della popolazione, come accaduto durante l'epoca fascista. La supremazia del Governo sul Parlamento e il perfetto allineamento di quest'ultimo con il primo sono l'inizio della fine. Il Parlamento smette di fare leggi e delega al Governo, mentre quest'ultimo non è più vincolato da un voto di fiducia che risulta di fatto semplice formalità.
La tendenza degli ultimi anni a riformare senza ritegno il sistema elettorale, spingendo sempre più verso un maggioritario che, tra l'altro, presenta nello specifico lacune tali da rendere ingovernabile l'intero Paese, ha portato all'identificazione (nella mente degli italiani prima ancora che nella routine dei fatti) tra elezioni parlamentari e nomina governativa. Il risultato è il famigerato “voto utile”.
Se una volta si votava chi si voleva far entrare in Parlamento, anche partiti che chiaramente non avrebbero potuto ottenere la maggioranza per permettergli di ottenere seggi in rappresentanza di una fetta anche piccola dell'elettorato, ora si vota solo chi si è convinti possa vincere.
E l'alternativa è bell'è fatta: o si vota Silvio Berlusconi, o si vota contro Silvio Berlusconi.
Dov'è la Dialettica? Dov'è il confronto? Dov'è la Politica?
A questo punto non risulta per niente esagerato chiedersi che fine abbia fatto la Democrazia in Italia.
Attenzione a non confondere stabilità con dittatura.

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