Regolarizzato il contratto-schiavitù
Così le eventuali sanzioni, comunque evitabili sanando ipotetici "debiti formativi" con il reintegro delle ore di formazione evase, possono essere comminate al datore di lavoro a partire dal secondo anno di contratto.
Tutto questo lo si poteva già intuire nel testo della Riforma Fornero che apportava sostanziali modifiche alla disciplina dell'apprendistato. Se prima il rapporto tra apprendisti e dipendenti stabili specializzati era di uno a uno, con la Fornero il rapporto diventa di tre apprendisti ogni due dipendenti stabili, portando a un' evidente insostenibilità dei fini formativi.
Addirittura, qualora un'azienda non disponga di dipendenti qualificati, può comunque assumere tre apprendisti. Inoltre, se la riforma Fornero già praticamente uniformava la durata dei contratti di apprendistato, stabilendone la durata minima – e dunque media – di sei mesi, la circolare del Ministero stabilisce ora che le procedure per l'applicazione di misure sanzionatorie per i datori inadempienti rispetto ai fini formativi possono essere avviate solo dopo il primo anno di lavoro-da-apprendista-senza-apprendistato. In poche parole:tutti (sotto)pagati da apprendista per sei mesi senza obbligo di formazione alcuna.
Inoltre nel testo viene chiarito che gli ispettori, prima di applicare le sanzioni – a partire, come detto, dal secondo anno – dovranno identificare l'effettiva responsabilità del datore di lavoro. Solo laddove il datore di lavoro è esclusivo responsabile della parte formativa gli ispettori potranno procedere al sanzionamento della violazione.
Appare chiaro come difficilmente sia possibile identificare questa responsabilità esclusiva. Infatti, nonostante le ampie facilitazioni contributive concesse ai datori di lavoro nell'adozione dei contratti di apprendistato, l'effettiva diffusione di questi particolari rapporti di lavoro si sta avendo negli ultimi anni nell'ambito di ampi programmi, per lo più regionali, di promozione dell'occupazione giovanile.
Dove il pubblico, istituzionalmente, per la fragilità dell'apparato produttivo e imprenditoriale del paese, si assume il compito di omogeneizzare una forte base di precariato giovanile per il mercato del lavoro italiano, emerge allora la necessità di indentificare con chiarezza gli agenti responsabili della svalorizzazione delle capacità.
Intanto la Fornero stessa, sembra non crederci sul fatto che la riforma possa sortire i dati insperati, aumentando ancor di più le preoccupazioni "Questa riforma del lavoro è una scommessa", ha detto. "Io non ho elementi per dire se funzionerà", ha spiegato Fornero in conclusione della lezione tenuta all'Università di Firenze nell'ambito del corso di aggiornamento professionale in diritto del lavoro. "Io avevo il dovere di delineare un quadro".
'Noi abbiamo cercato di dire che questa riforma del lavoro è importante per iniziare a correggere le storture di questo mercato, non nella recessione attuale ma perchè nel momento della ripresa il paese possa agganciarla in maniera più robusta, già da quest'anno, perché il mercato è più robusto. Per questo la riforma è stata necessaria".
"Non voglio diventare inacidita come Tremonti". Poche ore dopo il ministro, parlando a Carrara alle operaie del biscottificio Piemonte, si è poi sfogata: "Io non mi sono candidata alle politiche e tornerò a insegnare all'Università in particolar modo per la cattiveria di certa gente che è arrivata persino a minacciare mia figlia" "Sono stanca della politica – ha detto il ministro – e spero ora di non diventare come Tremonti che è inacidito".

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