Giornata della memoria. Il genocidio armeno. Prima parte


Giornata della memoria. Il genocidio armeno. Prima parte

Medz Yeghern in armeno significa grande male. Ma pronunciare queste parole a Yerevan, o in qualunque altro angolo della nazione, susciterà un sentimento di profonda tristezza nell'interlocutore che tornerà alla mente al passato. Perché quelle due vocaboli, Medz Yeghern, celano anche quello che i più chiamano l'olocausto armeno.


In realtà ci fu un primo genocidio nel 1894-1896, ma i più fanno riferimento agli avvenimenti del 1915-1916, quando i turchi costrinsero gli armeni presenti nella penisola anatolica a compiere un lungo viaggio senza meta in mezzo al deserto. Il risultato furono una cifra non ben identificata di vittime: tra il milione circa fino ai tre milioni e mezzo.
Paolo Cossi ha conosciuto bene questa storia di cui molti non sapevano. “La scelta di fare questo libro con un argomento all'epoca ancora abbastanza sconosciuto è nato dal suggerimento di un amico, Azad Vartanian, che spesso va in Turchia alle pendici del monte Ararat per delle ricerche archeologiche. E' stato lui a parlarmi per la prima volta di questo genocidio” ci spiega. “Ma ai suoi racconti io restavo un po' perplesso perché mi chiedevo come fosse possibile che un crimine così grosso non fosse neanche citato nei libri di storia. Mi sembrava una cosa improbabile. Poi andando a fondo nell'argomento mi sono accorto che non solo quello che diceva il mio amico era realmente accaduto, ma era spaventoso come nessuno ne parlasse”.
Nel vecchio continente non si è mai discusso molto di questo evento: “L'Europa usciva dal primo grande conflitto mondiale. Quelli che erano i problemi del Medio Oriente non è che fossero al centro del nostro interesse. Poi c'è sempre stato anche un certo grado di segretezza intorno a questo evento: quello che accadeva nei deserti, come venivano fatte sparire le persone, era a conoscenza dei soldati turchi e degli alleati, in quel caso l'impero austro-ungarico. Chi era mandato lì aveva l'obbligo alla segretezza: non poteva fare fotografie e non poteva prendere appunti. Tutto è rimasto nascosto e, tra l'altro, non interessava molto a un'Europa sconvolta dalla guerra”.
Ma non era solo una questione sociale. “Inoltre pochissimi sanno dove si trovi l'Armenia. Anche la stessa storia armena è poco conosciuta. Negli ultimi anni se ne è parlato da un punto di vista culturale grazie ai libri di Antonia Arslan, ai film dei fratelli Taviani e ad altri scrittori: la storia del genocidio armeno è tornato a galla. Anche da un punto di vista politico.” continua “Nel momento in cui una Turchia si vuole affacciare nell'Unione Europea è ovvio che ci sono determinate storie che vengono un attimo rimesse sotto i riflettori”.
Tanto più che in Turchia “c'è una legge che vieta ancora di parlare del genocidio armeno. E' strano a distanza di quasi cento anni, ma sei perseguibile se dichiari che la Turchia ha commesso questo crimine contro la popolazione armena. C'è ancora un senso di negazionismo che nel 2013 non è ben visto”. Invece in Francia funziona al contrario: se neghi l'olocausto armeno puoi finire in prigione. “La Francia è il paese che in Europa ospita il maggior numero di armeni e questa legge è stata fatta per fare di contro a quella turca” ci spiega Cossi.
Perché però realizzare un fumetto sull'argomento? “Il volume Medz Yeghern è un libro edito per Hazard. Un volume a fumetti che parla appunto del genocidio armeno. E' stato un genocidio importante da un punto di vista storico perché è il primo genocidio del secolo, che ha poi ispirato da un punto di vista di organizzazione quello che è stato l'olocausto ebraico. Ho pensato che fosse utile fare una storia a fumetti perché io quelli so fare e perché così potevo raggiungere una fascia di lettori più giovani, quei ragazzi che a scuola non ne trovano traccia ma possono farlo in una storia a fumetti”.
Nel fare questo volume “ho inventato una storia romanzata, verosimile, con protagonisti un armeno e un turco inventati ma plausibili. Tutto il contorno storico è puntiglioso e fedele con quanto avvenuto, sia nei fatti che nei personaggi storici, come la figura di Armin Wegner, un soldato tedesco che nel deserto seguiva le carovane. Aveva fotografato tutto e aveva nascosto bene le foto”.
Al punto che con questo volume Paolo Cossi ha vinto il premio Condorcet-Aron per la democrazia, istituito dal parlamento francese in Belgio. “era la prima volta che una storia a fumetti vinceva un premio così”.

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