Pausa caffè, addio!

Pausa caffè, addio!
La pausa caffè del dipendente pubblico, soprattutto a inizio turno, non è un diritto e non è decorosa. Lo ha stabilito una sentenza del Tar di Trento, respingendo il ricorso contro un provvedimento disciplinare adottato nei confronti di una poliziotta allontanatasi alcuni minuti per concedersi un caffè al distributore automatico. Ed ecco che qui, l’opinione comune si spacca in due. Si potrebbe dire che il popolo italiano si divida in tre specie: ci sono gli scansafatiche, cioè coloro che se possono far a meno di lavorare, benvenga e non hanno la minima idea di cosa sia il famoso “spirito di sacrificio”; ad essi si contrappongono, per eccesso, gli stacanovisti, ispirati e guidati, in maniera quasi maniacale, dalla suprema convinzione che “il lavoro nobilita l’uomo”. Infine, esiste la via di mezzo, in cui si colloca “il moderato”, ovvero colui che non fa del dovere una ragione di vita ma nemmeno lo trascura, organizzando i propri impegni sulla base di giuste proporzioni.


Ora, resta da stabilire in quale categoria inserire l’agente imputata. Bell’interrogativo! Per saperlo bisognerebbe aprire un’indagine proiettata direttamente sul quotidiano della donna, al fine di analizzarne lo stile di vita, gli aspetti caratteriali, la scansione dei propri appuntamenti. Sappiamo, ovviamente, che una cosa del genere non è concessa. Scatterebbe la violazione della privacy, considerato che non ha mai commesso alcun reato così grave da richiederne la sorveglianza. E allora come si fa? Come sempre: ci si adegua alle decisioni del giudice. E, sebbene nel nostro Paese siano in molti a essere convinti che la vita non debba basarsi soltanto su noiosi obblighi e che, proprio da essi, sia necessario prendersi una break ogni tanto, il tribunale ha detto “stop alle pause caffè”, considerate indebite.
Come specificato nella sentenza: "Il ritiro di acqua e caffè dal distributore automatico non appare certo l'esercizio di un diritto costituzionalmente garantito, indebitamente conculcato dall'amministrazione, ma solo un comportamento, forse diffuso, anch’esso non conforme a canoni di diligenza e scrupolo professionale, in base ai quali non sembra certo decoroso andare a prendere il caffè immediatamente all'inizio del turno, quando si presume che una persona già abbia fatto la colazione mattutina". La poliziotta era arrivataotto minuti in ritardo sul posto di lavoro quel giorno, ancora senza divisa e con acqua e caffè nelle mani. Dal canto suo, si era difesa dicendo di essersi allontanata soltanto tre minuti per impegni legati alle regolari mansioni d'ufficio e di aver acquistato le bevande sulla strada del rientro. Per farla breve, uno di quei casi la cui valutazione sembrerebbe inevitabilmente soggettiva e sul quale, di sicuro, non mancheranno accese discussioni e dibattiti.

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