Azad Vartanian è un esploratore armeno che ha passato gli ultimi venti anni della sua vita a esplorare, in diverse occasioni, il monte Ararat. Per farlo ha dovuto però superare diverse problematiche dovute soprattutto alla situazione politica tra Armenia e Turchia.
E' lo stesso Vartanian a spiegarci come stanno le cose. Il monte Ararat si compone del Grande Ararat, che raggiunge i 5165 metri di altezza, e del Piccolo Ararat, che sfiora invece quota 3925. La montagna, che non fa parte di una catena montuosa, è di origine vulcanica. Situato in territorio turco, è molto vicino al confine con l'Armenia e a quello con l'Iran, a trenta chilometri circa di distanza, mentre poco più lontana c'è la frontiera con la Siria. In linea d'aria, tra Yerevan e l'Ararat, ci sono circa cinquanta chilometri, e dalla città si può vedere uno dei versanti della montagna. Alle pendici del monte scorre il fiume Araks, che delimita buona parte del confine tra le due nazioni.

Parte dell'Ararat è
zona militare turca: non solo per esercitazioni, ma anche perché per la montagna si aggiravano circa quattrocento guerriglieri del Pkk, ora in numero nettamente inferiore. Non era poi così raro, ci spiega, che avvenissero scontri tra militari e indipendentisti curdi. Anche per questo motivo avere dei permessi da parte del governo di Ankara è praticamente impossibile.
La situazione tra l'Armenia e la Turchia è poi quanto mai fredda. Il momento peggiore ci fu nel 1915-1916, quando avvenne quello che è ricordato come il genocidio armeno e che portò alla morte di un numero imprecisato di cristiani in territorio turco: a seconda delle fonti si parla di quasi un milione di vittime o addirittura di tre milioni e mezzo.

Altra tensione è arrivata a seguito della guerra che ha visto gli armeni appoggiare gli indipendentisti del
Nagorno Karabakh contro l'Azerbaijan, uscito sconfitto. Questa guerra ha però creato nuovi problemi al governo di Yerevan che si è trovato quasi totalmente isolato: difatti lo stato non solo manca di sbocchi sul mare, ma è anche circondato dalla Turchia, che ha messo un embargo verso lo stato cristiano, e dallo stato azero. A trarre beneficio dalla situazione politica è solo la Georgia, che ha potuto contare sugli introiti determinati da dazi doganali particolarmente alti.
Muoversi tra la Turchia e l'Armenia è praticamente impossibile. Oltre al fatto che le strade di collegamento sono quasi nulle, quelle poche esistenti non permettono il passaggio di persone o merci e non presentano alcuna dogana.

Il popolo armeno si trova così impossibilitato a compiere quei pellegrinaggi a cui era abituato nei secoli passati, quando andava a pregare quelli che erano considerati i legni sacri dell'
Arca di Noè. Se fino agli inizi del secolo scorso la memoria dell'ubicazione era tramandata di padre in figlio, a seguito del genocidio la vera posizione del biblico natante è andata totalmente persa e potrebbe essere individuata solo tramite gli studi di antichi testi da cui, grazie a certe descrizioni, si potrebbe tentare di individuare nuovamente l'antico percorso.
Azad Vartanian, difatti, non si è limitato solo alla ricerca sul campo, ma anche a quella storica, analizzando una serie di documenti presenti in alcune importanti sedi internazionali: leggendo testi del periodo compreso dal 1600 al 1800 e alcune stampe degli inizi del novecento ha avuto modo di riscoprire alcuni dettagli che lo hanno facilitato nel suo compito di esploratore. Cercando di ripercorre anche quegli antichi sentieri, ha potuto effettuare alcune tremende scoperte, non per ultimi alcuni villaggi abbandonati e poi distrutti, nonché alcune fosse comuni.

Al momento le sue attenzioni sono rivolte verso una
spedizione bolscevica del 1916 inviata dallo zar d'allora: composta da 150 uomini, ben pochi di questi riuscirono a tornare a casa dalla zona dell'Ararat. Dei pochi sopravvissuti ora Vartanian sta raccogliendo alcune testimonianze dagli avi, nonché cercando di accedere al gigantesco archivio di San Pietroburgo in cui sono raccolte tutte le documentazioni legate alla prima guerra mondiale che non sono però al momento accessibili al pubblico.
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