Il Pdl e la “banca degli amici”
Una “Banca per gli amici”. O almeno lo era sino a quando, circa sei mesi fa, venne arrestato Massimo Ponzellini, all’epoca dei fatti per l’appunto presidente della Banca Popolare di Milano.
Il manager, noto per aver servito i governi di tutti i colori, ricoprendo anche cariche prestigiose, ora è indagato per aver concesso finanziamenti alle imprese in cambio di mazzette. Le aziende finite sotto la lente dei magistrati sono tante da Atlantis Bplus a Sisal, dal Gruppo Gavio a Capgemini, da Caltagirone ad Almaviva. La BPM, l'istituto finanziario radicato sul territorio più ricco d'Italia, per statuto avrebbe dovuto finanziare le piccole e medie imprese, la forza vitale del Paese.
Invece negli ultimi anni si sarebbe trasformata in un vero e proprio bancomat per i politici e per alcuni imprenditori sempre grati a chi li finanzia, e che succhiano dalle risorse pubbliche. Dall'inchiesta della Procura di Milano, emerge anche la ragnatela di rapporti con la politica, da Calderoli a Bossi, dalla candidata alle primarie del Pdl, Santanchè a La Russa, dalla Brambillaa Urso, da Marcello Dell'Utri, a Silvio e Paolo Berlusconi (come potevano mancare), da Paolo Romani a Gianni Letta, sino ad arrivare anche al Vaticano, di cui Ponzellini è uno dei consiglieri economici.
Soprattutto emergono i rapporti con l'attuale ministro dell'economia Vittorio Grilli, e con colui che ha tirato le fila dell'economia del nostro Paese nell'ultimo ventennio ossia quel Giulio Tremonti e il suo consigliere politico Marco Milanese.
Ma con l’arresto di Ponzellini nel Maggio 2012, la pacchia alla Banca Popolare di Milano sembra esser finita per i politici del Pdl e i loro parenti che tanto hanno potuto usufruire degli “aiutini”. Dopo la pubblicazione delle intercettazioni dell’indagine sui fidi facili della Bpm, nelle quali si svelavano le raccomandazioni della Santanché, di Ignazio La Russa, di Paolo Romani e le pressioni per le pratiche di Paolo Berlusconi e Michela Vittoria Brambilla, con nessuno che abbia verificato cosa sia successo ai crediti di politici, amici e familiari.
Tanto per fare un esempio, la posizione di Paolo Berlusconi è da etichettarlo come caso singolare. Il fratello dell’ex premier vanta una concessione personale di un milione di euro per cassa e gode sulla sua holding Pbf Srl di una linea di credito di ben 5 milioni di euro, interamente utilizzati, il cui rientro scade solo il 30 settembre del 2013.
Una posizione generosa da parte di Bpm che si è garantita solo con una fideiussione personale di Paolo Berlusconi e con l’impegno della società di Paolo Berlusocni a usare i soldi che le deriveranno da un incasso futuro per un’operazione immobiliare: la Cascinazza.
Solo il 26 settembre scorso, visto il protrarsi dei termini per la chiusura dell’operazione Cascinazza, Pbf ha rilasciato una garanzia ulteriore a Bpm.
Nessuna ipoteca però ma solo un’altra lettera di Paolo Berlusconi che stavolta si impegna a cedere non solo i proventi dell’operazione Cascinazza, se mai si chiuderà, ma anche gli utili o i proventi della cessione delle quote sociali.

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