Vaticano, arrestato l'aiutante del Papa Caccia ai complici del "corvo"


Paolo Gabriele, nel cerchietto rosso, con il Papa

ROMA - Nell'arco di 48 ore due brutte notizie, due colpi al cuore, due stilettate. Momenti complicati che Papa Ratzinger, ancora una volta, ha affrontato aggrappandosi alla fede. Il giorno prima, è filtratodai piani alti, era stata la notizia della sfiducia al suo amico banchiere, Ettore Gotti Tedeschi, da parte del board dello Ior. Ieri, invece, l’arresto del suo maggiordomo, quel ragazzo dalla faccia sorridente, sempre pronto a svolgere il suo lavoro con entusiasmo. «Il Papa è consapevole della situazione», segue gli eventi con «partecipazione» ma è «molto addolorato e colpito» dai fatti che si susseguono impietosi.

Le fughe di documenti, i contrasti interni, le incomprensioni tra gli stessi cardinali. Benedetto XVI vorrebbe che vi fosse armonia, ma sotto al Cupolone ultimamente la scia dei veleni non sembra arrestarsi. «Anche il Vaticano ha il suo Vatileaks» ha ripetuto padre Lombardi. E pensare che qualche giorno fa, il Papa pranzando con tutti i cardinali presenti a Roma li aveva incoraggiati a volersi bene l’un l’altro, a restare uniti. «La storia è una lotta tra due amori: quello per se stessi e quello verso Dio. Una lotta nella quale è importante avere accanto degli amici».

All’interno della curia, nei vari uffici, l’attuale passaggio viene vissuto con palpabile amarezza. Del resto per monsignori e funzionari laici è difficile capacitarsi di tanto. «Siamo sotto choc». I dubbi si mescolano alle domande. L’arresto del presunto corvo proprio all’indomani del terremoto su Gotti Tedeschi, a sua volta macchiato dal sospetto di essere una delle talpe, induce a riflessioni. E c’è chi non crede affatto alla colpevolezza di Paolo Gabriele. «Se lo avessero incastrato per coprire qualcuno che sta più in alto? Perché mai l’aiutante di camera dovrebbe mettere a repentaglio la sicurezza sua e della sua famiglia in questo modo?». Difficile stabilirlo, sarà certamente compito della magistratura vaticana procedere in tal senso, e della gendarmeria raccogliere ulteriori prove, facendo perquisizioni, mettendo telefoni sotto controllo. Dalla commissione dei tre cardinali è arrivato il via libera per una ulteriore tornata di indagini che andranno a sommarsi a quel lavoro fatto dai gendarmi all’inizio di Vatileaks ma che si era stranamente arrestato prima dell’arrivo dei porporati 007.

Ieri mattina, proprio mentre si consumava l’arresto del maggiordomo del Papa, il cardinale Angelo Bagnasco chiudeva l’assemblea della Cei con una conferenza stampa affollata di giornalisti. Affrontando i temi più disparati, da Todi due, alla crisi economica, dalla marcia per la vita all’8 per mille (che è aumentato), Bagnasco non si è sottratto e ha toccato il tema di Vatileaks, liquidando in una battuta le lettere di fuoco inviate da Boffo a monsignor Georg contro Vian, il direttore dell’Osservatore Romano e a lui medesimo. «Ognuno è responsabile di quel che dice. Io non voglio aggiungere altro». Sulla trasparenza delle finanze vaticane, invece, Bagnasco si è detto d’accordo sul sentiero intrapreso: «Non posso che convenire». E le divisioni in Curia? «Il male è presente nelle sue diverse forme. Il peccato è sintomo di divisione».

Sull’altro fronte, invece, quello dello Ior - dopo il terremoto ai vertici - ieri è stato il giorno del silenzio. Dalla riunione dei cardinali che controllano la banca vaticana (Bertone, l’indiano Toppo, il brasiliano Scherer, il francese Tauran e Nicora, quest’ultimo il grande alleato di Gotti Tedeschi nella battaglia per l’ingresso della Santa sede nella White List) non si è sentito un solo fiato. Dopo l’incontro era stato stilato un comunicato che però alla fine, con il passare del tempo, il cardinale Bertone ha ritenuto opportuno non diffondere. Meglio far calare un po’ di quiete. Troppa carne al fuoco.

Ora che la talpa pare individuata il banchiere Gotti Tedeschi sta vivendo la sua personale via Crucis. Chi lo ha incontrato nelle ultime ore lo ha trovato «molto provato» soprattutto per essere stato additato come la gola profonda d’Oltretevere. «Non commento, lascio che le notizie fatte uscire dagli altri si commentino da sole, poi io lo farò al momento opportuno». E minaccia querele mentre la saga continua.

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