Elezioni in Brasile: Meta accusata di frenare Lula

Le elezioni in Brasile del 25 ottobre 2026 si giocano anche sui social: Lula accusa Meta di aver frenato i suoi post a favore di Flávio Bolsonaro. Il comitato di controllo della stessa Meta ha ammesso «ricorrenti carenze nell'applicazione delle norme». Benvenuti su Free-Italia: ho letto la dichiarazione originale, le decisioni del tribunale elettorale e le accuse più gravi, quelle che arrivano dalla Bolivia. Vi chiedo di leggere fino in fondo, perché separo con cura ciò che è provato da ciò che è solo denunciato.

Cosa succede alle elezioni in Brasile?

Domenica 25 ottobre il Brasile sceglie il presidente al ballottaggio. Da una parte c'è Lula, presidente in carica e candidato del Partito dei lavoratori. Dall'altra c'è il senatore Flávio Bolsonaro, figlio di Jair, l'ex presidente condannato a 27 anni per il tentato golpe. Al primo turno Lula è arrivato di poco dietro.

Il punto è questo: in queste elezioni Google e TikTok non accettano pubblicità politica. Per gli annunci a pagamento resta in pratica una sola grande piattaforma, Meta, cioè Facebook, Instagram e WhatsApp. Chi controlla quei rubinetti ha un potere enorme sulla campagna.

I collaboratori del presidente elencano diversi episodi. Per quasi 24 ore il presidente non ha potuto sponsorizzare i suoi post su Instagram, mentre il rivale sì. Meta AI rifiutava di creare immagini con Lula e il numero 13, e le creava con Flávio e il 22.

Il 16 ottobre la Folha de S.Paulo ha pubblicato messaggi interni in cui dipendenti di Meta riconoscono che gli account di Lula sono stati penalizzati. Non è la prima volta che strumenti automatici e chatbot sbagliano proprio sui temi più delicati: ne avevo scritto quando X e i chatbot raccontavano bugie sulla guerra.

Cosa ammette l'Oversight Board di Meta

L'Oversight Board è un organo indipendente nato nel 2020 e finanziato da un fondo fiduciario. Decide in modo vincolante sui singoli contenuti e dà raccomandazioni a Meta. Lo chiamano, un po' per scherzo, la Corte suprema di Facebook.

Il 20 ottobre i suoi copresidenti hanno pubblicato una dichiarazione molto dura. Citano le restrizioni tecniche che hanno colpito un candidato alla presidenza del Brasile. Sugli account pubblicitari di Lula parlano di un'applicazione eccessiva delle regole antifrode, una falla che andava passata a un gruppo interno di revisori esperti.

Poi il Board allarga lo sguardo. Ricorda che nel 2022, dopo le precedenti elezioni brasiliane, aveva chiesto a Meta indicatori pubblici per misurare il suo lavoro sul voto. Quei numeri non sono mai arrivati. Il Board descrive due errori opposti: da un lato un'applicazione eccessiva delle norme che sopprime il discorso politico, dall'altro controlli troppo deboli che lasciano passare la manipolazione.

Attenzione, però: il Board non dice che Meta abbia scelto di favorire Bolsonaro. Parla di errori, di mancati controlli umani e di poca trasparenza. È già grave così, ma è un'altra cosa rispetto a un complotto.

Le accuse di Nadia Beller: cosa sappiamo e cosa no

La parte più pesante del caso arriva dalla Bolivia. Nadia Beller è un'avvocata boliviana. Il 17 agosto 2026, incinta, è stata ferita da colpi d'arma da fuoco a Santa Cruz de la Sierra.

Il giorno dopo è stato arrestato Fernando Cerimedo, consulente argentino che ha lavorato per Javier Milei, per Jair Bolsonaro e per il presidente boliviano Rodrigo Paz. La procura lo accusa di aver ordinato l'agguato.

Cerimedo nega ogni coinvolgimento. La sua difesa sostiene addirittura che Beller abbia inscenato l'attacco. Per me il punto fermo è semplice: un'accusa non è una condanna, e vale per chiunque.

Il 13 ottobre Beller ha aggiunto un'altra denuncia. Racconta che Cerimedo, all'inizio di agosto, le mandò una foto con uno dei Bolsonaro negli Stati Uniti. Dice che il suo gruppo aveva buoni contatti in Meta e poteva far sparire o riapparire pagine.

Molti giornali presumono che quel Bolsonaro sia Eduardo, fratello di Flávio, condannato in Brasile a 4 anni e 2 mesi per coercizione. Quel nome però non è confermato.

Finora nessuna prova indipendente dimostra un accordo tra Meta e la famiglia Bolsonaro. Il ministero della Giustizia brasiliano ha chiesto di indagare, e l'Autorità nazionale per la protezione dei dati (ANPD) ha dato a Meta 5 giorni per spiegare. Io non scrivo come un fatto ciò che al 22 ottobre è solo un'accusa: lo racconto come tale, e aspetto le prove.

Cosa risponde Meta, e cosa dice l'altra parte

Meta nega di favorire qualcuno. Sostiene che incidenti tecnici hanno toccato entrambe le campagne e che le restrizioni su Lula sono state tolte in poche ore. È un argomento che va preso sul serio: i sistemi automatici sbagliano di continuo, e non ogni errore nasce da un piano.

Intanto il Tribunale superiore elettorale (TSE) si è mosso in fretta. Il 15 ottobre il giudice Marco Aurélio Bellizze ha ordinato a Meta di trattare in modo uguale i due candidati, con una multa di 500.000 reais al giorno.

Ogni blocco automatico sugli account pubblicitari delle campagne deve essere rivisto da una persona entro due ore. Il 16 ottobre il plenum ha confermato all'unanimità. Meta ha risposto il 20 ottobre di aver adottato queste regole.

Il 21 ottobre lo staff del presidente ha chiesto di annullare la candidatura di Flávio Bolsonaro per abuso di potere economico. D'altra parte, il giorno prima Flávio aveva chiesto la stessa cosa contro Lula, accusandolo di propaganda attraverso un account governativo su WhatsApp. Ci sono anche brasiliani, non tutti di destra, che vedono nei giudici elettorali un potere troppo invadente sulla rete. È un'obiezione seria, e chi difende la libertà di parola non può liquidarla.

Perché ci riguarda anche in Italia?

Perché usiamo le stesse app. Le stesse regole automatiche che hanno inciampato su Lula decidono cosa vediamo noi su Instagram e Facebook.

In Europa la situazione è diversa sulla carta. Dall'ottobre 2025 Meta ha smesso di vendere pubblicità politica nell'Unione europea, per non applicare il regolamento sulla trasparenza della pubblicità politica. Questo però non risolve tutto: i post normali continuano a circolare, e qualcuno decide comunque quanti li vedranno. Quel qualcuno è un algoritmo di cui sappiamo poco.

C'è poi il tema del potere. A gennaio 2025 Meta aveva promesso più libertà di espressione e meno errori sul dibattito politico. Il suo stesso Board scrive che quella promessa non è stata mantenuta.

Quando poche aziende private, guidate da pochissimi uomini, controllano la piazza pubblica, il problema diventa democratico. Ne parlavo anche a proposito di quanto potere può accumulare un solo miliardario.

Chi decide cosa vediamo prima di votare

Riassumo. È provato che Meta ha limitato più volte gli account di Lula in piena campagna, e che il suo comitato di controllo lo considera un fallimento. Non è provato che lo abbia fatto apposta, né che ci sia stato un accordo con i Bolsonaro.

Io credo che la risposta giusta non sia sostituire l'arbitrio di un'azienda con quello di un tribunale. Serve trasparenza vera: numeri pubblici, controlli umani rapidi, regole uguali per tutti. È quello che il Board chiede dal 2022. Da liberale, diffido di chiunque decida in silenzio cosa possiamo leggere, che sia un giudice, un governo o un algoritmo.

Lula al ballottaggio del 2022 prese circa 60 milioni di voti. Se una parte di quegli elettori uscirà dalle urne convinta di essere stata imbrogliata, il danno andrà oltre Meta: toccherà la fiducia nel voto stesso. E voi, vi fidate di come Instagram e Facebook vi mostrano la politica? Ditemelo nei commenti.

Gerd Dani, Free-Italia

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