Presa la banda che a febbraio avevano svaligiato una gioielleria in centro a Milano


Presa la banda che a febbraio avevano svaligiato una gioielleria in centro a Milano (Olycom)Presa la banda che a febbraio avevano svaligiato una gioielleria in centro a Milano (Olycom)
Ci sono l'uomo considerato l'eminenza grigia dei grandi colpi alle gioiellerie, un insospettabile orefice con negozio in via Montenapoleone, il pluripregiudicato figlio di uno storico boss di Cosa Nostra e un tassista, tra i 13 arrestati dagli investigatori della Sesta sezione della Squadra mobile meneghina nell'ambito dell'operazione Drago che ha questa mattina ha smantellato i componenti di un'organizzazione (e i loro "sostenitori") che il 5 febbraio scorso avrebbe svaligiato circa 9 milioni di preziosi dalla gioielleria Scavia di via della Spiga a Milano. 
Mentre le indagini coordinate dal Pm Giuseppe D'Amico sono ancora in corso (sono state eseguite 34 perquisizioni) e potrebbero esserci nuove iscrizioni nel registro degli indagati, i destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Fabrizio D'Arcangelo sono i fratelli Rebuscini, il 59enne Giuseppe (da 40 anni al centro delle indagini sulle grandi rapine compiute a Milano e ritenuto la mente del colpo) e suo fratello 48enne Cesare, il 57enne Franco Fischer e il 48enne Angelo Palmisano. A loro cinque viene contestato il reato associativo con l'accusa di aver ideato, organizzato e portato a termine (anche se forse non eseguito materialmente) il clamoroso colpo, oltre all'ipotesi di sequestro di persona e alla detenzione di armi, di cui è accusato anche il 49enne Gennaro Di Pace. Secondo il lavoro certosino svolto dagli investigatori, con il suo taxi, sarebbero stati svolti alcuni sopralluoghi nel quadrilatero e diversi pedinamenti del dipendente di Scavia a cui, a scopo intimidatorio, durante la rapina fu mostrata la foto della sua abitazione nel Novarese. 
Della refurtiva al momento sono stati ritrovati solo una collana tennis di brillanti che il 60enne Giuseppe Aquilano e il 54enne Pietro Giangregorio, secondo il sospetto degli investigatori, avevano intenzione di vendere a qualcuno nel campo Rom di Cusago (Milano), e due anelli sequestrati questa mattina nell'abitazione di una persona che al momento non risulta indagata. Ma nel corso dell'indagine sono stati sequestrati, in momenti diversi e non solo a Milano, anche gioielli e preziosi ritenuti di provenienza furtiva, tra cui quelli asportati in una altra rapina milionaria, quella compiuta il 24 febbraio 2008 alla gioielleria Damiani in corso Magenta, sempre nel centro di Milano. Così è scattato l'accusa di ricettazione oltre che per Aquilano e Giangregorio, anche per Fischer, per il 57enne Pasquale De Domenico, per il 33enne Aldo Tartaglia (già detenuto per altro reato), per il 44enne Romualdo Cerbasio, per il 33enne Luigi Molinaro Caridà e per Guglielmo Fidanzati, figlio del boss palermitano Gaetano, già in carcere per essere stato arrestato dai finanzieri del Gico nell'aprile 2011 per detenzione di cocaina.
Il 54enne si sarebbe assunto la "paternità" di una 30ina di gioielli di Damiani ritrovati a casa di una sua conoscente il 28 febbraio scorso. Infine in carcere con l'accusa di favoreggiamento è finito un insospettabile orefice incensurato di 51 anni, Raffaele Jacente. Il titolare della gioielleria di via Montenapoleone 23, secondo quanto riferito dalla polizia, avrebbe allertato Giuseppe Rebuscini che gli investigatori della Squadra mobile lo avevano interpellato per visionare i filmati registrati dalla sua telecamera di sicurezza perché avevano il sospetto che avessero immortalato Giangregorio, cognato di Rebuscini.

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