Unicredit regala terreni all’Orto botanico, ma intanto i turisti ne segnalano degrado
VENI VIDI VICI
Se andate all'Orto Botanico di Palermo, per favore non
piangete. Io l'ho visitato ultimamente dalla primavera all'autunno 2015 e ho
incontrato e parlato con due giardinieri in precario [perché precario?]
servizio di giardinaggio e manutenzione presso L'Orto.
La verità è che sta
cadendo a pezzi sebbene il comune possa gestire circa 300 giardinieri che fanno
cassa a Palermo, trecento unità sono un numero decisamente congruo per
tenere in condizioni di eccellenza le ville e i giardini di Palermo. Questa eccellente donazione dell'Unicredit
inerente a un terreno confinante l'Orto e, necessariamente, Villa Giulia, di 13
mila mq, è una notizia degna della festa popolare. Palermo gode di iniziative
nobili e di grande spessore per le quali i cittadini non possono non essere
contenti, anzi euforici. Ma se questa è una questione che coinvolge
positivamente l'opinione pubblica e lo splendore palermitano, la questione
degrada, anzi precipita, a livello di problema dato il sistematico decadimento
delle ville e giardini di Palermo che a questa città hanno donato fama e
primato. Una donazione all'Orto Botanico è semplicemente un regalo
irrinunciabile e dalle grandi prospettive, per esempio, turistiche oltre che
scientifiche. Vero è che sia un museo a cielo aperto, ma è falso che i turisti
restano soddisfatti della perenigrazione all'interno dell'Orto, ammesso che
entrino, visto che la perplessità domina le comitive dissuase alla visita
appena si trovano di fronte i cancelli arrugginiti e le statue o sporche o
mutilate. Questa è l'attuale condizione dell'Orto Botanico palermitano!
Tuttavia, ma io adoro la mia città fino
alla disperazione, la sinecura che la avvolge dentro un sudario da decenni
intitolato al suo necrologio, l'Orto Botanico cade a pezzi e solo la sua fama
internazionale salva la storicità accademica e non quella contemporanea che
ravana le briciole. Quindi, se andate a visitarlo, non piangete, ma
chiedetevi invece come sia possibile raggiungere simili altissimi livelli di
incapacità amministrativa. Perché prenderci in giro? Confrontate la vostra
visita con le foto didascaliche dei tour operator e quelle solipsistiche del Giornale di Sicilia.
Mosè salirebbe di nuovo sulla montagna per scendere con nuove tavole e nuovi
comandamenti. Questa orribile e per certi versi incredibile-inammissibile
realtà dilaga come soltanto il mostro di un Leviatano battezzato a Palermo, può
fare. Infatti, il Parco della Favorita cos'altro è se non un bordello a cielo
aperto? E Villa Trabia? Avete visto com'è ridotta? letteralmente rastremata di
tutto, perfino dell’acqua nella vasca, depauperata dei cimeli marmorei, fatti
a pezzi per un mercato clandestino che opera a venti metri dalla fontana del
dio (forse è Crono) che beve alla conchiglia, ai quali hanno sottratto sia le recinzioni
come alle decine di aiuole che non hanno più forma perché è stato divelto l'originario perimetro in muratura. Ma la mia domanda fa
seguito a decine di incontri con i cittadini a passeggio per questi che furono
luoghi incantevoli, vitali e magici.
Quanto tempo ci vuole per svuotare una villa storica di tutte le sue identità?
Invece, la cura di Villa Trabia è parcellizzata ai trenta metri quadrati
riservati alla casina del custode che ha macchina, collaboratrice domestica (o è la moglie?) che sulla soglia di casa è con la parannanza della casalinga. Quindi, andate a vedere come sono ridotte le serre e fatevene una ragione. Uguale
sorte è toccata, malgrado le minchionate scritte sul GDS a proposito degli
interventi di restauro e manutenzione, a Villa Giulia o alla pseudo manutenzione
di Villa Garibaldi (p.zza Marina) dove, come in tutti gli altri giardini
palermitani, ma proprio tutti, non esistono né fiori né fioriture, ma spariscono i reperti
bronzei o marmorei e le inferriate in ghisa liberty. Parlare bene della sorte
dei nostri giardini è pura follia, e la città
che metabolizza le fesserie sulla bellezza immarcescibile di ville, fontane e
giardini palermitani, non può non essere che schizofrenica. La società
palermitana è schizofrenica. Una città
di pazzi, quella che non ha occhi, né orecchie, né labbra. Insomma, lo specchio
delle allodole riflette l'ipocrisia di questa continua è terroristica lotta tra
regione e comune, dove una cosa inutile di governatore sulla dirittura del
quinto rimpasto fa i dispetti al sindaco Orlando come i bambini d'asilo
litigano per le merendine nello zaino. Che ne sapete della diatriba sull'approvvigionamento
idrico alla città di Palermo? C'è solo da vomitare. Ma è solo una delle
migliaia di inefficienze che portano Palermo verso il suo necrologio. Dunque, quasi nulla di quanto si legge nei
media è immanenza figurata la quale
invece perdura nell'illusione della pubblicità asservita ai cucuzzari
del governo rispetto alla verità sul pessimo stato di salute della variegata
vetrina che furono le splendide storicità palermitane. Avete
visto la Palazzina cinese? E Villa Malfitano? E il Parco Cassarà? E Villa
Napoli? Insomma, siamo i super campioni della nuda proprietà e i super eroi
delle peggiori minchionate. E ne sono più che certo: soltanto il Parco della
Favorita, se fosse come dovrebbe essere (l'Università di Palermo ha nel
cassetto lo stato originale sia architettonico che immobiliare che della
viabilità all'interno del Parco che
confina anche con VIlla Niscemi) sarebbe un richiamo turistico di almeno
quattro milioni di visitatori all'anno. La più vera ricchezza!
Grazie per l'attenzione, febbraio 2016
Marcello Scurria.

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