Re Magi e Befane! Ma chi sono?
In questi giorni impazzano le befane, vecchie e
bitorzolute o in versioni più sofisticate che seguono le mode della
femminilità: dagli stracci all’abito scollato, dalle movenze impacciate alle
sinuosità. Cambiano gli stili, non manca
la scopa, rimangono gli scambi augurali e gli appuntamenti al femminile.
E’ l’Epifania, ma che strano! Etimologicamente le
derivazioni dal tardo latino epiphanīa
o dal greco ἐπιϕάνεια richiamano la tradizione cristiana del manifestarsi divino,
poi di Gesù, ai Tre Magi in visita a Betlemme. Strano perché a furia di
dedicare tale festa alla befana, ed al detto popolare per cui con questa data
si chiudono tutte le feste legate al Natale, nessuno pensa più all’apparizione
di Gesù in un giorno in cui i potenti Re Magi gli fecero visita guidati da un
astro, come racconta Matteo nel suo Vangelo. Quella stella con la sua scia, la
cometa che siamo abituati a vedere sopra i presepi, sarebbe la versione
creativa offerta da Giotto nell'affresco
della Cappella degli Scrovegni.
La
chiesa cristiana celebra l’Epifania il 6 gennaio, e lo confermerebbero alcuni documenti
del teologo Tito Flavio Clemente d’Alessandria, 150 circa d.C., dove si legge che comunità cristiane di
Basilidiani la celebravano seguendo il 15º giorno del mese di Tybi del calendario alessandrino, corrispondente al 6 gennaio.
La associarono alla Natività e poi nel III secolo alle manifestazioni rivelatrici:
l'adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù nel fiume Giordano, ed il primo miracolo
di Gesù avvenuto a Cana
Le
chiese orientali seguono il calendario giuliano
e festeggiano il 19
gennaio. Ora cerchiamo
di non essere perfettini nel calcolo!
Rimane
ferma la visita significativa, e per questo solennizzata, di quei tre
personaggi estranei al mondo ebraico, re che rendono omaggio al re dei Giudei
offrendo in dono l’oro regale, l’incenso della divinità e la mirra simbolo di sofferenza redentrice.
L’oro era certamente un metallo prezioso scoperto ed
utilizzato dall’uomo nell’antichità per le sue caratteristiche chimiche. L’incenso, resina ricavata dagli alberi
di Boswellia, se bruciato emana
un profumo molto particolare al quale studi recenti attribuiscono proprietà anti-stress e anti-depressive. La mirra,
gommoresina estratta dalla corteccia di alcuni alberi, era usata nella medicina
tradizionale per le sue proprietà antisettiche
e, stando a studi recenti, antidolorifiche,
anti-infiammatorie e antibiotiche. Nell'antichità serviva per imbalsamare i cadaveri.
I tre re forse non erano tre: non ricordo che Matteo
li numeri. Indicherebbe le
tre razze umane, discendenti dai tre
figli di Noè, Sem, Cam e
Iafet?
Ma da dove venivano? A parte il vangelo di Matteo e le
leggende postume, a parte l'oracolo di Balaam,
identificato con Zoroastro,
secondo cui un astro sarebbe spuntato da Giacobbe e uno scettro da Israele, il
loro nome è in dubbio.
Gasparre,
da Galgalath che per i greci
significava signore di Saba, Melchiorre, da Melech che significava Re, Baldassarre, da Balthazar che fu mitico re
babilonese, proverrebbero dall'altopiano iranico. Erano sciamani
studiosi di astronomia, oltre che fedeli di Ahura Mazda il dio protettore
di tutte le creature, e forse per questo
si legano all’astro ed alla lettura del cielo che li aveva convinti a
riconoscere in Gesù Cristo uno dei loro Saosayansh, il salvatore universale?
Sono
esistiti?
Le loro
reliquie hanno una storia tormentata. Nel IV secolo si narrava che i tre corpi
erano stati deposti in una cassa di legno, avvolti in bende protettive con
balsami e profumati , riferisce che le sacre
reliquie, risposte
dentro una cassa di legno, avvolti in tessuti intrisi di profumi e di mirra,
vennero portati a Milano nella chiesa di Sant'Eustorgio
al ritorno da un suo viaggio a Costantinopoli.
I corpi
dei Re Magi erano intatti, essendo stati trattati con balsami e spezie, e
mostravano dal volto e dalla capigliatura età differenti: il primo sembrava
avere 15 anni, il secondo 30 e il terzo 60 anni. Sembrerebbe che le loro reliquie, almeno le ossa, siano conservate
in una teca sotto l’altare maggiore della chiesa di Sant'Eustorgio a Milano dove
arrivarono nel 1034 dopo essere state
recuperate in India da Sant'Elena e portate a Costantinopoli.
A
Milano arrivarono grazie a Eustorgio
trasportate su un carro. Tradizione
vuole che le ruote del carro su cui Sant'Eustorgio
trasportava le reliquie dei Magi da Costantinopoli fossero diventate tanto pesanti da non
riuscire più a muovere il carro. Eustorgio fu costretto quindi ad edificare la basilica che prende il suo nome per conservarle
in un'arca romana di marmo sormontato dalla stella e dalle tre corone, con
l'epigrafe Sepulcrum trium
Magorum.
Le
reliquie furono poi saccheggiate nel
1162 dalle truppe dell'imperatore Federico I di Svevia,
il "Barbarossa", trasferite nella Cattedrale di Colonia dove restano in parte.
Milano tentò più volte di riaverle, Ludovico il Moro nel 1434 fece
tentativi inutilmente, il cardinal Ferrari
riuscì ad ottenere parte delle ossa
nel 1904 e le collocò
proprio nel tabernacolo sopra l'altare dei Magi dove si trovano attualmente,
testimoniato nell’antica iscrizione sulla facciata della chiesa dove si legge Basilica
Eustorgiana titulo Regibus Magis.
E la
befana? Verrebbe da elucubrare che è la versione femminile di Babbo Natale,
insomma una rivalsa dettata da un senso di giustizia, proprio per non
trascurare le due parti del cielo. In
effetti Befana sarebbe sinonimo di Epifania, dal greco Bifania. I Romani, nel giorno coincidente con il
Natale, celebravano la festività del Sol
Invictus che vince sul giorno più corto dell'anno e dopo 12 giorni celebravano la
figura femminile rappresentata da Diana, dea sia dell'abbondanza che della
cacciagione. Come Diana fosse diventata
brutta e strega lo si dovrebbe alla censura
della chiesa cattolica che nell'Alto Medioevo condannava i riti
propiziatori del 6 Gennaio. Peccato!
Per
rivalutarla viene in aiuto una storiella strana in base alla quale i re magi avrebbero
chiesto aiuto ad una vecchina per trovare la strada che li avrebbe condotti da
Gesù ma la vecchina non volle aiutarli. Poi si sa che il rimorso fa la sua
parte e la vecchina ci ripensò ma tardivamente ed invano. Non li trovò e decise
di lasciare i suoi doni ai bambini nelle case che si trovavano al suo
passaggio.
Da
allora porta ai bambini dolcetti e caramelle dentro una calza. Perché la calza?
Mah!
Numa Pompilio, uno dei famosi
sette re di Roma, avrebbe avuto l'abitudine di appendere, durante il solstizio
d'inverno, una calza in una grotta per ricevere doni da una ninfa. Ma perché
poi proprio una calza? Sarebbe stata forse un contenitore facile da trovare e
abbastanza capiente?
Facile anche
nella cultura contadina dove c’era sicuramente il camino, il fuoco e la calza
per ripararsi dal freddo. Ma le calze
oggi sono grandi, di una taglia sicuramente maggiore di quelle per bambini.
Ancora una volta un segno di furbizia per contenere più doni?
Il carbone?
Simbolo di falò e di calore era comunque collegato al rinnovamento delle
stagioni. Però poi perché divenne simbolo di punizione per i bambini non buoni?
In
ogni caso la notte dell’Epifania rimane una notte magica per chi ancora racconta la storia della vecchietta che durante l’anno abita nelle caverne e che a
cavallo di una scopa magica porta i regali o la storia degli animali che
parlano nelle stalle o nei boschi.
Ma come si
chiama la Befana? Barbasa a Modena, Vecchia a Pavia, Redodesa o Marantega
a Venezia, Berola a Treviso o altri epiteti non sono altro che fantasie che
regionalizzano questa buona vecchietta.
Non ha
nome, ci avete pensato?
Mafri


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