
Michel Kafando è il Presidente di
transizione in Burkina. Ha giurato oggi. Già ministro degli esteri e a lungo ambasciatore
all’ONU, questo anziano signore (72 anni) è stato designato ieri come
Presidente, dopo la rivolta popolare di inizio novembre che ha cacciato Blaise
Compaoré, corrotto e autoritario presidente dal 1987, al quale il popolo
burkinabé ha sempre attribuito una larga se non totale responsabilità
nell'assassinio di Thomas Sankara amatissimo capo di stato dal 1984 al 1987.
Assumendo l’incarico,
Kafando ha detto di volerlo svolgere “con grande umiltà”
perché cosciente che il potere che gli viene assegnato “appartiene al popolo”.
In seguito alle grandi
proteste che hanno percorso tutto il paese, in una prima fase il potere
era stato assunto unilateralmente da un militare, il tenente colonnello Isaak Zida, già
responsabile della sicurezza proprio di Compaoré … con un approccio europeo,
qualcuno potrebbe aver pensato: ahinoi, da una dittatura civile ad una militare
e, per di più, con un pesante lascito del “beau Blaise” (Compaoré). Ma il
Burkina - e forse anche qualche altro paese in Africa, lo speriamo di cuore - è
una terra piena di miracoli perché la sua gente è meravigliosa e li sa fare (o
li ottiene da qualche Dio pregato come si deve). Lì l’espressione “società
civile” ha un senso: la gente, infatti, è davvero civile, cioè ha coscienza di
sé, sa che cosa vuole, sa dirlo e sa prendersi tutte le responsabilità
necessarie per conseguire i suoi obiettivi. E, infatti, opposizione e
organizzazioni della società avevano detto subito a Zida e ai militari che non
dovevano affezionarsi al potere perché un Presidente di transizione verso la
democrazia può essere solo un civile. Il suo compito principale, infatti, è garantire
che la Costituzione sia rispettata e che la gestione del potere di
“transizione” non pregiudichi né in bene né in male quello che dovrà essere il
risultato libero di libere elezioni, nel novembre del prossimo anno.
Anche interessante e “civilissimo” è stato il metodo
adottato per superare il momento della rivolta e canalizzare le energie verso
il nuovo obiettivo : tutte le parti, salvo la cricca di Compaoré, si sono
riunite intorno ad un tavolo e i rappresentanti dei vari settori sociali,
religiosi e politici hanno espresso dei negoziatori. Questa “tavola rotonda”,
per più di un verso ricorda quella che, in Polonia nel 1989, operò il passaggio
dal regime comunista alla democrazia. Nella Carta della Transizione che ha
redatto sono indicati gli strumenti che dovranno assicurare l’interim nel
paese, fino alle elezioni che ristabiliranno istituzioni elette
democraticamente.
Il Presidente, dopo aver giurato,
ha ricordato anche che “l’esercizio del potere non deve soffrire nessun abuso,
nessun eccesso … partendo dalla dolorosa esperienza che abbiamo vissuto …
terremo gli occhi ben aperti, la gioventù burkinabé ha gli occhi ben aperti, le
donne burkinabé hanno gli occhi ben aperti e nulla sarà come prima per quanto
riguarda lo scrupoloso rispetto dell’ordinamento politico-giuridico del nostro
paese.” Queste parole indicano una netta rottura con Compaoré e la sua banda che,
non contenta di abusare del potere, pretendeva anche di modificare la
Costituzione a proprio uso e consumo. Ma costituiscono anche un avvertimento, sia
pur diplomatico, per i militari. Kafando, infatti, con l’immagine degli “occhi
ben aperti” ha chiamato a garantire la transizione quei giovani e quelle donne
che, oltre ad esser stati in prima linea nella protesta, costituiscono col loro
lavoro senza risparmio, il vero pilastro dell’esistenza di tutta la popolazione in
un paese che è classificato come 181° su 187 paesi nel desolante ranking dello
sviluppo umano (vedi
Human Developpement Report, 2014).
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