Quando le bufale diventano notizia, FREE-ITALIA VI PROTEGGE

C’è una storia che è diventata virale su Facebook. E cioè quella della cittadina di Purdon, in Texas, messa interamente in quarantena dopo che a un componente di una famiglia è stato diagnosticato l’Ebola. Questa notizia è totalmente inventata. Ma oltre 340 mila persone l’hanno condivisa sulle loro bacheche credendola vera.

Secondo Craig Silverman, fondatore di Emergent.Info, gruppo che grazie ad un particolare algoritmo si preoccupa di monitorare la diffusione delle bufale (in gergo tecnico, hoax) su internet, questo è solo l’ultimo capitolo di un fenomeno già noto da tempo agli esperti di web. Ci sono notizie false che vengono messe in circolazione su certi tipi di siti allo solo scopo di generare traffico, condivisioni e like. Come fanno notare, tra gli altri The Verge e The Atlantic, si tratta di un meccanismo perverso che preoccupa in particolar modo chi come noi fa verA informazione su internet. Già, perché a furia di essere condivise e riprese queste bufale si trasformano in verità. Ebola è solo un esempio. Ma ce ne sono altri.
La storia della donna con tre tette, il condom a forma di zucca, il meteorite in Nicaragua. Ma anche la morte di Al Baghdadi o l’arresto dello street artist Banksy. A volte, come nel caso del condom a forma di zucca, si tratta di storie create ad hoc dagli uffici marketing per creare buzz su un determinato argomento. Altre volte sono i siti di controinformazione poco seri che diffondono bufale per attirare click. Il taglio “editoriale” di questi portali è di tipo ignobile ma, dopo che la notizia inizia a girare sulle bacheche social, accade talvolta che qualche organo di informazione più accreditato la riprenda e la riproponga come “vera”.

A volte in buona fede a volte no. In alcuni casi capita infatti che sia la mancanza di controverifiche. Ma c’è anche chi ci mette del dolo come m5s e lega. E sfrutta morbosità e argomenti di sicuro richiamo (dal sesso alle malattie) per attirare utenti. E si tratta di una strategia che fino ad oggi ha dato buoni frutti. Il sito National Report ha ottenuto in un solo giorno 2 milioni di visitatori unici diffondendo la bufala sulla cittadina del Texas infettata da Ebola. Ma perché fare ciò? Perché un numero maggiore di contatti spesso si traduce in maggiore investimenti pubblicitari. Non importa se le informazioni veicolate sono verificate o meno. Soprattutto agli inserzionisti meno “raffinati” interessa stare sulle pagine dove vanno tutti.
La faccenda preoccupa anche Facebook. Se infatti il social network vuole accreditarsi come veicolo di informazione e attirare investimenti pubblicitari di qualità non può ignorare che le sue bacheche diventino un mezzo per diffondere link “tossici”. Così di recente a Menlo Park hanno introdotto delle modifiche per contrastare questo meccanismo di cui vi abbiamo parlato qui. Ma si tratta di una goccia nel mare. E le bufale continuano inesorabili a trasformarsi in verità, creando danni a tutti, ma  noi vi proteggeremo.

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