LECTIO MAGISTRALIS...

Mi sono spesso domandata che cosa sia una “Lectio Magistralis” … anche se ne ho lette molte, erano così dispari tra loro, che non sono mai riuscita ad operare una “reconductio ad unum” fosse pur formale. Stamattina, leggendo gli stralci (pubblicati su “il Sole-24 ore”) della Lectio di Prodi a Tirana, ho avuto conferma che la mia è una questione di lana caprina. Cercherò il testo completo e magari farò ammenda, ma mi è sembrato proprio che l’ex Presidente del Consiglio, ex Presidente della Commissione, ex Candidato Presidente della Repubblica sia andato a ruota libera e, con la supponenza che gli è propria, abbia spiegato agli albanesi che non solo devono rispettare i 31 capitoli dell’acquis comunitario (cioè fare tutti i compiti a casa che si impongono ai paesi candidati), ma anche fare in fretta ad entrare e a proporsi agli altri paesi membri con una loro specifica vocazione, con un’unicità del paese.
Perché, ha spiegato, l’UE è un’unione di minoranze, anche etniche, in cui ognuno porta le sue identità senza diventare mai uguale agli altri. Già, potrebbe essere anche una forma carina, creativa, accattivante di invogliare gli albanesi a fare in fretta i compitini, se l’UE non fosse, come invece è, quella fattoria degli animali in cui c’è sempre un maiale (absit iniuria verbis, cito solo) meno uguale degli altri (e Orwell mi perdoni la comparazione inversa).
L’atteggiamento imbonitore dell’ex-tante-cose, però, mi ha urtato meno della sua superficialità nello sparare giudizi su temi che, nell’area balcanica e non solo, dovrebbero essere discussi con grande apertura mentale e capacità di dialogo e non sparati lì, come uno sputo per strada quando credi che nessuno ti veda. Prodi, dopo aver elogiato l’ingresso di Slovenia e Croazia nell’UE, affermando anche che ha affievolito le tensioni tra i due paesi, ha sottolineato con favore la candidatura di Albania, Macedonia, Montenegro e Serbia, aggiungendo, però, che “restano fuori Bosnia ed Erzegovina” il cui caso “è complesso per la pluralità delle entità politiche” (e il Belgio? e la Spagna? e la stessa Germania?), mentre per il Kosovo, altro paese lasciato fuori perfino dalla possibilità di candidarsi a … paese candidato, c’è in più il problema che 5 paesi europei non lo riconoscono (Spagna, Cipro, Romania, Grecia e Slovacchia.
Ecco il succo magistrale della Lectio: anche solo per candidarsi bisogna dimostrare di essere in grado di rispettare l’acquis comunitario, portare la propria individualità, esser disposti a subire tutti gli esami che i membri del club vorranno importi e fare gli scongiuri che non ci sia qualche tignoso governo di un paese già membro a dirti “questo non mi piace, questo non lo voglio” … in altre parole “questo è indegno” (alla faccia di chi si riempie la bocca con la dignità del lavoro, della donna, dei bambini ecc. ecc.). So perfettamente che Prodi ha solo tradotto, nella sua Lectio, le norme UE e i dettami dei Trattati, tra i quali l’accordo unanime dei paesi membri, necessario non solo per accogliere un nuovo paese membro, ma anche per riconoscerne lo status di candidato. Ma, appunto, si è limitato a tradurre. Un po’ poco per un Ex tanto osannato. Nemmeno un filo di autocritica per l’inerzia europea verso i Balcani (a suo tempo) in gravissima crisi bellica e (oggi) confrontati con problemi etnici e territoriali che dovrebbero risolvere da soli e in fretta, mentre questi problemi sono a volte anche aggravati proprio dagli atteggiamenti, i veti e le rivendicazioni dei paesi già membri.
Forse la speranza degli albanesi di entrare presto nell’UE avrà fatto loro interpretare al meglio le parole del Professor Ex. Lo spero per loro, ma li sollecito a guardare bene in faccia all’UE perché quando uno dei suoi massimi ex-esponenti riesce solo a spiegarne la dimensione di mercato e le tagliole giuridico-procedurali senza un filo di fiato, senza anima, senza entusiasmo o rabbia, senza il minimo tentativo di dire finalmente qualcosa di nuovo, bisogna veramente che siano gli esclusi o i forse-inclusi-tra-un-po’ a far vedere un orizzonte meno angusto a questo vecchio, vecchissimo, triste continente (più o meno) unificato.
Con queste tattiche, con questa retorica della democrazia che si fa a poco a poco dentro l’UE, ma che si deve fare in fretta e furia nei paesi candidati, con questa ipocrita puzza sotto il naso che si mette i diritti come il deodorante la mattina, ci siamo già giocati l’adesione della Turchia, cosa che in gran parte ha aiutato la deriva delle politiche di Erdogan con le pesantissime conseguenza che già vediamo, per non parlare delle altre ancora peggiori e ancora possibili.
Ma questo è un altro capitolo da affrontare a breve, alla prossima arrabbiatura, cioè molto presto.
Giacomina Cassina

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