Medio-oriente. nuova guerra in arrivo

Israele. Il ritrovamento dei 3 giovani mette a rischio gli equilibri medio-orientaliVenti di guerra e nubi minacciose si addensano all’orizzonte in tutto il Medioriente dopo il ritrovamento dei corpi dei tre giovani israeliani rapiti lo scorso 12 giugno nei pressi dell’insediamento di Gush Etzion, tra Betlemme e Hebron, nel sud della Cisgiordania, mentre facevano l’autostop.


Immediata quanto violenta la rappresaglia di Israele che già nel corso della notte tra domenica e lunedì ha cominciato a bombardare pesantemente zone di territorio considerate avamposto di Hamas, organizzazione ritenuta responsabile del triplice omicidio.
Ciò dopo una riunione di emergenza del Gabinetto sicurezza convocata d’urgenza nella notte dal Premier Netanyahu al termine della quale Danu Danon (Likud), il viceministro della Difesa, ha ribadito le intenzioni del governo di lanciare “un’operazione che dia a Hamas un colpo mortale. Dobbiamo sradicare il terrorismo, demolire le abitazioni degli assassini, distruggere i loro depositi di armi, bloccare i finanziamenti”.
Anche l’Anp ha immediatamente riunito la direzione palestinese e Abu Mazen avrebbe fatto un appello all’Ue e agli Usa per esercitare pressioni su Israele per evitare “un’operazione militare di vendetta”.
Ciò nonostante la circostanza che il leader dell’Anp abbia subito accolto l’invito israeliano di condannare il rapimento e di troncare i rapporti con Hamas con cui ha appena formato un governo di unità nazionale presieduto da Rami Hamdallah.
Detto fatto e la ritorsione ha assunto le forme di un bombardamento a tappeto sulla Striscia di Gaza cui sono seguiti una serie di raid in Cisgiordania; chiaro intento delle truppe israeliane di attaccare il gruppo paramilitare su due fronti.
La risposta di Hamas non si è fatta attendere. Infatti l’Organizzazione non solo non ha rivendicato il rapimento e l’assassinio dei tre giovani ma ha addirittura messo in dubbio la veridicità della “versione” israeliana dei fatti tramite il portavoce a Gaza, Abu Zurhi, sostenendo come essa sia “utile solo a giustificare la sua guerra contro il nostro popolo, contro la resistenza e contro Hamas”, ha tenuto subito a precisare.
“In ogni caso”, ha aggiunto, “se gli occupanti si lanceranno in una escalation o in una guerra apriranno su se stessi le porte dell’inferno”.
Fatto sta che i portavoce dell’esercito hanno riferito di un “duro colpo inferto all’Organizzazione” che comunque ha continuato a lanciare razzi verso le città del Negev fino alle prime ore del mattino, mentre in Cisgiordania, sempre secondo fonti governative, sarebbero state distrutte le case dei due presunti attentatori.
Da segnalare ulteriori azioni militari ed arresti ad Hebron con l’uccisione di cinque persone ed oltre 400 arresti e a Jenin dove a farne le spese è stato un ragazzo palestinese di 16 anni, accusato di aver “lanciato una granata contro i soldati”.
Una dura condanna “nei termini più forti possibili” è arrivata anche dall’Amministrazione americana per il tramite del Presidente Obama che non ha esitato a definire quanto accaduto “un insensato atto di terrore contro giovani innocenti”.
Bisogna tuttavia sottolineare come le azioni militari fossero cominciate già da alcuni giorni innanzitutto con un bombardamento aereo israeliano che ha ucciso due palestinesi ferendone altrettanti, nel centro della città di Gaza così come ad est della cittadina di Khuza’a, nel sud della Striscia di Gaza, dove 7 palestinesi sono stati feriti dai colpi sparati da un tank israeliano.
Ciò senza dimenticare un’ulteriore azione compiuta dall’esercito con la stella di Davide nel corso del quale cinque cittadini, compresa una donna incinta e un bambino di 11 anni, sono stati feriti dall’artiglieria.
Inoltre si sono registrati violenti scontri tra decine di soldati e forze di polizia israeliane che hanno invaso diversi sobborghi di Gerusalemme Est, e si sono scontrati con giovani locali, provocando numerosi feriti. Un anziano è stato rapito mentre si trovava nella moschea di al-Aqsa, giovedì mattina.
Fin qui la nuda cronaca dei fatti da accompagnare però ad alcune considerazioni.
La prima di carattere meramente politico che porta a registrare un nuovo focolaio di guerra e tensione in un’area certamente sensibile nello scacchiere Mediorientale già sconvolto dalla guerra civile siriana, dall’esplosione di un’auto bomba in Libano cui è seguita un’ondata di profughi senza precedenti e dalla proclamazione del califfato nelle regioni nord – occidentali dell’Iraq il che induce alla massima attenzione.
La seconda, invece, di stampo militare in quanto Hamas e le Brigate Ezzedin Al Qassam non sono più le organizzazioni sprovvedute (o quasi) di un tempo ma si sono strutturate in maniera decisamente articolata aumentando il proprio raggio d’azione e la propria capacità di fuoco a seguito dell’intervento degli istruttori militari iraniani.
Si dice addirittura siano dotate di armi sofisticate e di razzi che sarebbero in grado di colpire addirittura Haifa.
Pertanto la dichiarata volontà di Israele di annientare le due fazioni a seguito dei recenti accadimenti potrebbe risultare ben più difficile del previsto, seppur l’esercito israeliano sia tra i più potenti ed organizzati al mondo.

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