Il programma tv Le Iene tra commenti razzisti e bufale
L’ultimo a finire nel mirino delle polemiche è stato Matteo Viviani, tra le Iene più famose e conosciute. Il conduttore ha postato domenica 29 giugno una foto sulla sua pagina Facebook: la metropolitana della Capitale, sullo sfondo una donna con una bambina e due poliziotti che le si avvicinano. «Metró di Roma, camminando noto una bambina bionda sui nove anni che dorme in braccio a una signora rom che chiede l’elemosina; non mi ha convinto, le fattezze della bimba erano troppo diverse… probabilmente mi sbaglio, ma nel dubbio… io ho fatto così». Ha denunciato l’anomalia. In molti hanno letto un chiaro significato razzista: e tra i 1.800 commenti arrivati in poche ore, la maggior parte erano fortemente critici.
Tanto che Viviani qualche ora dopo si è visto costretto a fare marcia indietro e a spiegare che «mi ha colpito la differenza di aspetto tra le due; difficile spiegarlo, non è questione di bionda o mora, ma come se l’una non c’entrasse niente con l’altra… nulla di oggettivo, chiaro, c’arrivo anch’io a capire che un rom può essere biondo, ma una sensazione di stranezza mi ha attraversato lo stomaco e la coscienza», ha scritto Appena un mese fa lo stesso Viviani era stato protagonista di un’altra polemica, stavolta per un servizio andato in onda durante Le Iene: per l’ultima puntata della stagione ha realizzato un’inchiesta sulla correlazione tra vaccini e autismo, intervistando i genitori di due ragazzi di 14 anni accomunati da problemi psicofisici che, secondo le rispettive famiglie, sarebbero da collegare all’immunizzazione obbligatoria. L’argomento è delicato, il problema è stato riconosciuto dal ministero che però ha sottolineato come i rischi siano bassissimi. E il servizio è finito sotto accusa per aver lanciato una “bomba”, un allarmismo eccessivo e una demonizzazione dei vaccini assolutamente ingiustificata presentando la vicenda non correttamente.
Giulio Goria, uno dei volti storici del programma, si è reso protagonista del caso più eclatante, ovvero quello della vicenda Stamina: – e fino a quel momento tra i più apprezzati – in diversi servizi ha incontrato le famiglie di alcuni bambini affetti da gravi. Si è inoltre è personalmente interessato perché potessero usufruire del trattamento a Brescia e ha partecipato a manifestazioni pro Stamina. Senza mai sollevare dubbi, riportando opinione diverse – e men che mai critiche – o riferire delle vicende giudiziarie del metodo e del suo creatore Davide Vannoni. Finché a farsi portatori dello sdegno della comunità scientifica sono arrivati la senatrice a vita e docente di Farmacologia a Milano Elena Cattaneo, Gilberto Corbellini, storico della Medicina e studioso di Bioetica, e Michele De Luca, professore di Biochimica a Modena e Reggio Emilia, con una lettera: «Un esempio eclatante di irresponsabilità nella pratica della libertà d’informazione, da cui sono venuti danni irreparabili a persone e alla sanità pubblica», hanno scritto. «A nostro avviso Le Iene hanno gravi colpe nell’avere concorso a costruire, insieme a Vannoni, l’inganno Stamina. Con una responsabilità morale forse equivalente a quella dello stregone di Moncalieri e con un impatto comunicativo sicuramente superiore a quello che uno o più stregoni avrebbero mai potuto avere». Per mesi, l’unica spiegazione data dalla trasmissione è stata: «Abbiamo solo raccontato una storia».
Per finire con i commenti da molti definiti sessisti e fuori luogo che, il giorno dell’insediamento del governo Renzi, Enrico Lucci rivolse ai ministri Marianna Madia e Maria Elena Boschi, oppure quando, a gennaio, Paola Ferrari svenne credendo di essere stata aggredita: imitando Miley Cyrus e il suo twerking, la Iena la avvicinò muovendosi alle sue spalle, per uno scherzo che suscitò un putiferio.
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