Italia e grandi opere: quanto costa il ‘non fare’?

Secondo la Bocconi, tra il 2012 e il 2027 la mancata realizzazione di alcune opere strategiche ci costerà, in termini di mancata creazione di ricchezza, ben 893 miliardi di euro

Con “l’Osservatorio sui costi del non fare”, alcuni economisti hanno deciso di calcolare quanto costa al sistema paese l’inerzia e la mancata realizzazione di quelle opere che invece sarebbero necessarie per lo sviluppo di una moderna economia. La perdita di introiti ammonterebbe a ben 893 miliardi di euro che, divisi per 15 anni, fanno esattamente 60 miliardi all’anno gettati al vento in termini di costi economici, sociali e ambientali che graveranno sull’intera collettività.

A grandi linee, lo stesso importo che il paese brucia annualmente a causa della corruzione, per non parlare degli sprechi del “fare inutile”, ovvero di tutte quelle opere realizzate solo per soddisfare gli interesse del politicante di turno.

Lo studio della Bocconi evidenzia l’importanza dell’ampliamento della banda larga e larghissima, che il paese dovrebbe attuare al fine di aumentare la produttività e l’efficienza dell’economia reale, per favorire l’inclusione sociale e la qualità della vita di alcune parti del territorio italiano ad oggi ancora sprovviste.

Inoltre, l’economia italiana e la qualità della vita potrebbero trarre grandi benefici dalla ristrutturazione di opere pre-esistenti (ed esempio il fatiscente trasporto ferroviario locale) oppure dalla messa in sicurezza degli edifici pubblici pericolanti (si pensi all’edilizia scolastica o ospedaliera).

Le soluzioni, concludono i bocconiani, sono le pianificazioni di lungo periodo ed i progetti di qualità, affiancati da modelli di finanziamento innovativi e dalla gestione oculata delle risorse Ue.

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