Allarme carceri: picco di suicidi a inizio 2014
Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria (Sip), ha sottolineato che nel 2013 la quota di suicidi era stata pari al 30%, contro il 40% del 2012 e oltre il 40% del 2009. «Nonostante un’aumentata umanizzazione nelle carceri», ha commentato durante una conferenza stampa alla Camera sulla questione del superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), «resta dunque ancora grave il problema dei suicidi. Per questo i fondi, che ci sono, devono essere maggiormente utilizzati per l’assistenza nelle carceri e sul territorio, e non solo per la realizzazione delle strutture residenziali che andranno a sostituire gli Ospedali psichiatrici giudiziari».
Un’altra priorità, proprio per prevenire il fenomeno dei suicidi tra i detenuti, ha rilevato il presidente eletto Sip, Emilio Sacchetti, è inoltre quella di attuare «un percorso di screening suicidario di prevenzione su tutti coloro che entrano in carcere e non solo su chi presenta disturbi psichici».
Gli psichiatri hanno inoltre evidenziato come, nonostante il previsto percorso che porterà alla chiusura degli Opg, i detenuti inviati in tali strutture siano aumentati, passando dai circa 850 nel 2011 ai circa 1.000 attuali.
Gli psichiatri hanno inoltre evidenziato come, nonostante il previsto percorso che porterà alla chiusura degli Opg, i detenuti inviati in tali strutture siano aumentati, passando dai circa 850 nel 2011 ai circa 1.000 attuali.
Secondo il rapporto, il 16% dei detenuti nelle carceri italiane soffre di disturbi psichici gravi, una quota che rappresenta circa 10 mila detenuti su un totale di 64 mila «Per quanto riguarda i disturbi psichici gravi», ha detto Mencacci, «la situazione nelle nostre carceri è drammatica». In particolare, ha spiegato il presidente Sip, «soffre di disturbi psicotici l’1-9% dei detenuti, di depressione il 10-15%, di disturbi di personalità il 35-45%».
Mencacci ha quindi citato l’esempio della Regione Lombardia, dove su 8.650 detenuti il 10,56%, pari a 911 detenuti, è affetto da disturbi psichiatrici: «Questa è quindi la patologia più diffusa nelle carceri insieme all’uso di sostanze». Ma nonostante tali numeri, ha inoltre rilevato Sacchetti, «non abbiamo ancora un censimento vero della presenza di soggetti con problemi psichiatrici nelle carceri e questo crea dei problemi al fine della pianificazione dell’assistenza».
Altra questione, hanno denunciato gli psichiatri, è che nelle carceri lavorano di solito giovan psichiatri mentre sarebbero necessari specialisti con percorsi professionali più specifici. Il punto, ha commentato lo psichiatra Massimo Di Giannantonio dell’università di Chieti, «è che non c’è una formazione specifica per gli psichiatri che operano in carcere».
Sono ancora oltre 1.000 i detenuti-pazienti nei sei ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) attivi in Italia, la cui chiusura definitiva è stata posticipata al 2017: in vista di tale data, la Società italiana di psichiatria (Sip) ha presentato il 12 marzo una ‘road map’ in sette mosse, partendo dalla proposta di chiudere un Opg ogni sei mesi dal 2015 e di bloccare l’invio di pazienti alle strutture ancora operative.
È necessario, hanno affermato gli psichiatri, individuare una road-map per «svuotare gli Opg e renderli quindi inutili». Un progetto condiviso per porre fine a
strutture «ormai fuori dal tempo». Sette i punti proposti: monitoraggio dei percorsi di cura, stop da aprile 2014 all’invio di pazienti alle strutture ancora operative, realizzazione nelle carceri di sezioni dedicate ai malati, aumento dell’assistenza ambulatoriale dei dipartimenti di salute mentale nelle carceri, chiusura di un Opg ogni sei mesi da aprile 2015, percorsi extradetentivi e, soprattutto, passare dal concetto di ‘pericolosità sociale’ a ‘bisogno di cura’.
strutture «ormai fuori dal tempo». Sette i punti proposti: monitoraggio dei percorsi di cura, stop da aprile 2014 all’invio di pazienti alle strutture ancora operative, realizzazione nelle carceri di sezioni dedicate ai malati, aumento dell’assistenza ambulatoriale dei dipartimenti di salute mentale nelle carceri, chiusura di un Opg ogni sei mesi da aprile 2015, percorsi extradetentivi e, soprattutto, passare dal concetto di ‘pericolosità sociale’ a ‘bisogno di cura’.
«Il superamento culturale e reale dell’Opg», ha sottolineato il presidente Sip Claudio Mencacci, anche direttore del dipartimento di Salute mentale e Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, «parte proprio con la cancellazione del concetto di ‘sociale pericolosità psichiatrica’ e quindi con l’abolizione delle misure di sicurezza psichiatriche così come sono concepite oggi, con gli Opg aperti». Per Enrico Zanalda, segretario Sip, «uno dei punti rilevanti dell’attribuzione alla sanità della funzione di esecuzione delle misure di sicurezza è
che rimangano dei percorsi di cura. Si deve passare dalla ‘misura di sicurezza alla sicurezza della cura’, ovvero un percorso di cura vincolato che può iniziare in carcere, proseguire nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), nelle strutture territoriali della Salute mentale fino al domicilio».
che rimangano dei percorsi di cura. Si deve passare dalla ‘misura di sicurezza alla sicurezza della cura’, ovvero un percorso di cura vincolato che può iniziare in carcere, proseguire nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), nelle strutture territoriali della Salute mentale fino al domicilio».
fonte: http://www.lettera43.i

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