Pagheremo noi i 35 miliardi dell'Ucraina

Bloccato dal dovere di rimanere tranquillo nel periodo delle Olimpiadi, Putin si è visto sfilare l’Ucraina dagli uomini al soldo delle ong che hanno guidato la piazza nelle manifestazioni “spontanee”. Ma è stata soprattutto la disinformazione italiana a caratterizzarsi per faziosità. D’altronde, quando c’è da mettersi al servizio di qualcuno, l’Italia è sempre in prima fila. A partire dai media.

Pronti a dimenticarsi di come è nato il problema. Il presidente ucraino, quello legittimo (Yanukovich), stava trattando con l’Unione europea. E ha chiesto aiuti per la malandata economia del Paese che, non va dimenticato, ha dato i natali alla Russia. E di fronte alla prospettiva di allargamento sostanziale e clamoroso verso Est, cosa ha fatto l’Europa degli euroimbecilli? Ha preparato la lista dei compiti a casa da far svolgere a Kiev. Come se si trattasse di un’Italietta qualunque affidata a Mario Monti, Letta o Renzi. Non denaro contante, non aiuti, ma compiti a casa, stangate e povertà. Una bella proposta, indubbiamente. Ed il presidente ucraino, quello legittimo perché votato dal popolo, si è ovviamente rivolto a Mosca. Dove ha trovato interlocutori meno ottusi e disposti a dare soldi invece di buoni consigli. La risposta eurostatunitense si è vista: scatenare la rivolta di piazza, con morti e feriti. E moniti al governo legittimo affinché evitasse la repressione. Che è legittima solo quando sono i poliziotti americani a sparare a gente disarmata perché scambiano un telefonino per una pistola. Ma che è un crimine contro l’umanità se lo fanno gli altri. Così, mentre Putin era obbligato a sorridere a Sochi, l’Ucraina eterodiretta cambiava campo.
Giocando anche sull’abituale ed inossidabile incapacità di Mosca di puntare sul soft power. Nessuna volontà o capacità di fornire una informazione alternativa, nessuna capacità o volontà di incidere sulle opinioni pubbliche europee, nessun investimento per favorire la penetrazione della cultura russa ad Ovest. Nulla di nulla. Forse a Mosca si pensa che possano bastare le modelle inviate a Milano per fare shopping in via della Spiga, o i giovanotti ubriachi sulle piste da sci delle località alpine italiane. Non basta. Lo sanno gli Stati Uniti, lo sanno le ong dei gruppi economici e finanziari europei. Così, nel plauso generale, Kiev passa in area occidentale. E presenta un conto da 35 miliardi di dollari in due anni. Ora non bastano più i compiti a casa, ora l’Europa che ha negato i 15 miliardi promessi da Mosca dovrà pagarne molti di più. NOI dovremo pagarne molti di più. Perché saranno i cittadini dell’Unione europea a doversi far carico dei costi. Senza pensare a quali potranno essere le risposte di Mosca sul fronte della distribuzione di petrolio e di gas. Come in Nord Africa, anche in Ucraina i grandi strateghi internazionali non riescono ad andare oltre la tattica. Tanto non saran loro a pagare le conseguenze degli errori.

Fonte: Girano di Augusto Grandi

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