Polemica Vendola: risate fuoriluogo


vendola

Il male evidente della politica partitica è la mancanza di coerenza, soprattutto in questi anni confusi su idee e ideali, su posizionamenti e sfruttamento del sondaggio continuo e continuo riplasmarsi in messaggi che cercano di intercettare la pancia delle persone, più che il cervello.


Il governatore dalla Puglia,Nichi Vendola,  minaccia querele.
Non ha digerito le interpretazioni riportate dalla stampa, in particolare dal Fatto, in merito alla telefonata intercorsa con il responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva, Girolamo Archinà.
Toni amichevoli, risate. E' probabile che non ridessero dei morti di cancro, ma l'argomento comunque non destà ilarità, anzi il contrario. Si tratta del video in cui Archinà strappa il microfono di mano al giornalista Luigi Abbate, che stava domandando a Riva, proprietario dell'Ilva spiegazioni in merito ai morti di cancro.
Vendola afferma che il buonumore deriva dal comportamento di Archinà, ma è difficile capire cosa ci sia da ridere, semmai è l'indignazione a prevalere:sullo sfondo c'è la tragedia dei morti di tumore e delle loro famiglie, quelli certamente non ridono.
Adesso Vendola querela, parla di "sciacallaggio, di delegittimazione, di operazione vigliacca, volgare", strano che non abbia citato anche Giovanni Falcone. Ma la telefonata è lì, ciascuno la può ascoltare. Ecco, forse sarebbe stato giornalisticamente più corretto riportarla e basta, senza commenti o titoli scandalistici, l'opinione pubblica l'avrebbe giudicata con l'onestà che spesso fa difetto alla stampa.
Ma un aspetto di questa vicenda lascia sgomenti: la la familiarità, quasi la promiscuità tra i due interlocutori: un uomo delle Istituzioni e un dirigente di un'azienda discussa, indagata, una complicità che ferisce "Archinà, stai tranquillo, non mi sono dimenticato dell'Ilva. Può dire a Riva che il presidente non si è defilato…".
Per carità, Vendola non promette, non offre, si interessa al tema del lavoro,ma quei morti continuano a reclamare giustizia, adesso potrebbero esigere vendetta, a causa dell'ennesima disillusione inferta a un Paese sfibrato e agonizzante.

Ma politicamente è l’anno Zero per quelli che anche senza entusiasmo o convinzione hanno visto in Sel l’ultimo approdo dei vari appuntamenti elettorali, votando con la speranza che si tornasse a esprimere in sede nazionale programmi e idee che spesso di attuano sul territorio e che poi si perdono nel dibattito imbecille della quotidianità di palazzo.
Ecco perché quella telefonata è a suo modo nefasta, perché lascia con un senso di sconforto, perché chiude uno spiraglio, perché sottolinea uno degli argomenti dei populisti e demagoghi che ormai sono però, difficile negarlo, un fatto: quel senso di intimità fra potenti, di un linguaggio che fa male alle nostre orecchie, che fa dire a molti: “Basta”.
I tempi non aiutano, le difficoltà del quotidiano e il senso precario della vita che viene diffuso a piene mani in nome della stabilità (!) e dell’austerità imposta non fanno che amplificare la portata della conversazione in questione. Eppure dovrebbe essere chiaro a chi pretende di narrare un orizzonte diverso che strumenti affilati come parole, tono, sintassi e grado di calore devono essere tanto più distanti dall’Italia peggiore tanto più si vuole che la fiaba diventi realtà.
Infine. La scenetta forse poteva suscitare ilarità. Ma la domanda alla fine elusa era quella più importante. Non fa ridere.

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