il giorno della vergogna

16 ottobre 1943Il 16 ottobre 1943 è una data importante per la comunità ebraica di Roma, ma anche per la città intera.
Per gli ebrei romani è l’ultima tappa di un triste itinerario iniziato nel settembre del 1938 con la promulgazione delle leggi razziali. Tra queste due date esiste un profondo legame: per molti ebrei romani infatti le leggi razziali hanno rappresentato l’anticamera dei campi di sterminio nazisti.

 Il 1938 è un anno cruciale. La vita cambia in tutti i suoi aspetti, pubblici e privati. È una svolta che coinvolge tutti gli ebrei, dai bambini agli anziani, da chi nasce a chi muore. Dal 1938, infatti, “ufficialmente” gli ebrei non muoiono più in Italia: è vietata anche la pubblicazione dei necrologi sui giornali. Dal 1938 gli ebrei in Italia devono diventare “invisibili”.
 Tuttavia, come avrebbe mostrato il 16 ottobre, gli ebrei erano molto visibili, facilmente reperibili: erano registrati in una lista, quindi perfettamente identificabili, per separare il loro destino dal resto della popolazione romana.
 Alle 5.30 del mattino inizia il rastrellamento del ghetto di Roma che si conclude verso le 13. «La città è stata divisa dall’ufficiale tedesco Theo Dannecker in 26 recinti operativi: per ciascuno è adibito un camion, che va a fermarsi via via presso i portoni segnati sull’elenco.
Di primo mattino, quando li trovano ancora chiusi, le SS se li fanno aprire dai poliziotti italiani. Alle 14, 1.259 persone sono ammassate nei locali del Collegio Militare, in via della Lungara: 363 uomini, 689 donne, 207 bambini. Alla fine, dopo alcuni controlli, restano in 1.022»
Papa Pacelli non protesta ufficialmente, ma attiva i canali diplomatici e convoca l’ambasciatore tedesco presso la Santa sede Ernst von Weizsäcker, senza però ottenere nulla.
Intanto, dà disposizione perché le chiese, i seminari e i conventi di Roma ospitino gli ebrei in fuga.
«Nella sola città di Roma la chiesa riesce a sottrarre alla persecuzione 4.447 ebrei. Le istituzioni ecclesiastiche coinvolte sono cento case di suore, quarantacinque conventi di religiosi e una decina di parrocchie. Le suore danno asilo a 2.775 ebrei, i religiosi e le parrocchie a 992. Altri 680 ebrei vengono ospitati occasionalmente negli istituti religiosi. A questa cifra va aggiunto il numero imprecisato dei rifugiati nella Città del Vaticano e negli immobili extra-territoriali della Santa Sede». 

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