Legge di stabilità. Le scuole italiane perdono autonomia: il Fondo d’Istituto versato obbligatoriamente alla Banca d’Italia
In pratica le scuole hanno dovuto comunicare alla banca il proprio codice di contabilità speciale aperto presso la Tesoreria unica. La banca a sua volta ha dovuto versare alla Banca d'Italia, tutte le disponibilità liquide esigibili depositate e smobilitando eventuali investimenti in titoli.
Prima di questa nuova e criticata svolta le scuole tenevano i propri liquidi nelle banche che davano loro le migliori e varie offerte possibili.
Tra l'altro in alcuni casi, alcuni Istituti bancari concedevano dei contributi annuali che andavano ad ingrassare, anche se per poco, il conto corrente scolastico. Ed in un certo senso le somme depositate in banca contribuivano a produrre un certo interesse trimestrale.
D'ora in poi non sarà più così. Basti pensare che i compensi per il Fondo d'Istituto vengono liquidati, dietro comunicazione delle scuole, direttamente dal Tesoro con il Cedolino Unico.
Certo è che il lavoro delle segreterie delle singole scuole si è semplificato, poiché i soldi delle scuole non saranno più materialmente disponibili presso gli istituti cassieri, anche se questi continueranno a svolgere il servizio di cassa (pagamenti e riscossioni) per conto delle stesse, mantenendo la funzione d'intermediazione operativa tra gli enti e la tesoreria statale.
La circolare della Ragioneria dello Stato dice anche che, in prima battuta, tutti i soldi dovranno essere versati sul conto infruttifero, comprese le giacenze di cassa derivanti da fondi privati che le scuole hanno ricevuto per precise finalità (progetti, investimenti) e che se lasciate presso le banche o almeno sui conti fruttiferi avrebbero potuto dare origine a un minimo di interessi.
Successivamente, ad ogni versamento, le istituzioni scolastiche dovranno fornire indicazioni alla banca cassiera per il riversamento sul sottoconto fruttifero o su quello infruttifero e, in ogni caso, le somme riversate sui conti fruttiferi (cioè quelli da cui le scuole potrebbero ricavare qualcosa) dovranno essere le prime a essere utilizzate, secondo quanto previsto appunto dalle regole della tesoreria unica.
Inoltre i finanziamenti statali, regionali e degli enti locali saranno versati su sottoconti infruttiferi così come i finanziamenti comunitari, i mutui e i prestiti con garanzia statale, mentre quelli per cui non c'è la garanzia statale e i contributi da privati e da gestioni economiche (convitti, aziende agrarie) dovranno essere versati nei sottoconti fruttiferi.
Per ciò che riguarderà i pagamenti, poi, ci sarà una procedura alquanto farraginosa come, ad esempio, alcune tipologie di pagamento saranno effettuati non più con bonifico bancario ma con dei girofondi tra conti di tesoreria.
Ed i pagamenti le scuole dovranno effettuarli con una particolare procedura telematica denominata OIL (Ordinativo Informativo Locale), misura giudicata sì utile poiché si elimina ad esempio la carta che ha dei costi non di poco conto, però non per ridurre i costi di gestione del conto stesso. Ma anche con il sistema OIL sarà necessario conservare gli originali dei documenti contabili con allegati i corrispondenti giustificativi di spesa, tenuto conto che tale obbligo è previsto dall’attuale Regolamento di Contabilità ( art. 15 D.I. 44/2001).
Ma cosa dicono i sindacati di questa nuova direttiva della Ragioneria dello Stato legata alla cosiddetta spending review?
Dal canto suo la FLC-CGIL appare molto critica sostenendo, in un comunicato che «l’introduzione della Tesoreria Unica trasforma la cassa delle scuole in una cassa virtuale, e non va certo nella direzione di potenziare l’autonomia scolastica come promette continuamente il Ministro Profumo.
Dopo lo scippo dei fondi contrattuali operato con l’introduzione del Cedolino Unico si consuma un altro “furto” ai danni dell’autonomia. Inoltre ci sarà un aggravio di lavoro (come quantità e come laboriosità) e di costi, come sta dimostrando il rinnovo delle convenzioni di cassa».
Questo sindacato inoltre critica anche il fatto che «Le banche, dal loro punto di vista, non hanno alcuna convenienza a svolgere tale servizio ed applicano le tariffe di mercato che, mediamente, superano i 3.000 euro annui.
Si tratta di spese insostenibili per le scuole, le quali per farvi fronte dovrebbero consumare gran parte del misero e sempre più incerto contributo statale per il funzionamento amministrativo e didattico, che in media è di circa 8.000 euro su base annua».
E per questo fatto la FLC-CGIL ha già chiesto al ministro Profumo un incontro affinchè essi dicono si faccia «parte attiva per evitare che i costi di questa operazione ricadano sulle istituzioni scolastiche e sulle già scarse risorse per spese di funzionamento».

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