I libri sono le vittime principali della crisi


Crollano i lettori forti: sei su dieci preferiscono comprare libri con prezzi inferiori ai dieci euro. La Commissione Cultura difende la legge sugli sconti
Si comprano meno libri e con maggior attenzione al portafoglio: il 59% dei lettori preferisce infatti mantenersi sotto i 10 euro. Sono alcuni dei dati emersi oggi durante il convegno “Ad un anno dall'approvazione della legge sul prezzo dei libri. Gli operatori a confronto”, tenuto a Roma, presso la Sala del Mappamondo di Montecitorio e promosso dalla Commissione Cultura della Camera. L’obiettivo è stato quello di fare il punto sul mercato del libro ad un anno dall'entrata in vigore della Legge 128 del 27 luglio 2011, avente come primo firmatario Riccardo Levi.
Il comma 1 dell’articolo 2 recita così:
“Il prezzo al consumatore finale dei libri venduti sul territorio nazionale è liberamente fissato dall'editore o dall'importatore ed è da questo apposto, comprensivo di imposta sul valore aggiunto, su ciascun esemplare o su apposito allegato.”
La politica degli sconti è scandita nel comma 4: “La vendita di libri ai consumatori finali è consentita con sconti fino ad una percentuale massima del 20 per cento sul prezzo fissato ai sensi del comma 1”.
Manuela Ghizzoni, presidente della Commissione Cultura spiega che «l'obiettivo di questa legge era garantire la pluralità di soggetti diversi nel mercato dell'editoria. Gli sconti importanti andavano a favore dei grandi distributori ed editori, ma a scapito dei piccoli. I dati diffusi preoccupano, ma sono inquinati dalla crisi economica, che colpisce tutti i settori. Se prima il libro era considerato un piccolo bene rifugio, ora è una spesa che le famiglie rimandano».
A tal proposito si esprime anche Marco Polillo, presidente dell'Associazione Italiana degli Editori, il quale dichiara: «Una regolamentazione dei prezzi è necessaria. La legge Levi  è frutto di un'inevitabile compromesso tra chi voleva grande libertà, chi voleva una libertà limitata e chi non la voleva affatto. Non si può però dire che sia stata la legge a causare la caduta dei consumi. È frutto della situazione economica generale. C'è però da sottolineare come in questo periodo sia sceso il prezzo di vendita, anche in seguito alla politica aggressiva di Newton Compton che ha tagliato i prezzi».

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