Milano, parte il processo per la strage dell’Eureco di Paderno Dugnano


A un anno e mezzo dalla tragedia, i famigliari delle vittime e i superstiti lamentano di essere stati abbandonati e lasciati senza aiuti economici
Antonella non si vergogna a dire che per mangiare chiede aiuto alla Caritas. Antonella Riunno era la compagna di Salvatore Catalano, una delle quattro persone morte nello scoppio che ha investito la      Eureco di Paderno Dugnano il 4 novembre del 2011. Da quel giorno, lo stabilimento, che era autorizzato solo a stoccare rifiuti pericolosi e non a trattarli, è chiuso (anche se la società continua a lavorare su altri impianti) e Antonella, che in azienda lavorava come custode è rimasta senza lavoro. Ora sopravvive con la pensione che l'Inail versa alla figlia avuta con Salvatore. Nella stessa condizione si sono ritrovati gli altri parenti delle vittime e i sopravvissuti a quella strage.

Sergio Scapolan avrebbe già dovuto essere in pensione quel maledetto giorno, ma lavorava per assicurare gli studi alla figlia. Oggi quegli studi vengono pagati a stento dalla pensione e dal lavoro di sua moglie Fernanda Crisafi.
Majilinda, invece, non ce l'ha fatta. Ancora in attesa di ricevere il contributo dell'Inps e dell'Inail per la morte di suo marito Harun Zequiri, è tornata in Albania. Leggermente meglio – se così si può dire – è andata a Margarita, vedova di Leonard Shehu, che abitando a Milano ha ricevuto dal Comune un piccolo contributo una tantum.
Lulzim Shuli, Ferit  Meshi, Erjon Nezha, Kesem Xhani non sono ancora riusciti ad attenuare il ricordo di quel giorno e l'odore della carne bruciata. "Io non riuscivo più a mangiare – racconta Lulzim nella videoinchiesta "Uomini da bruciare" di Giuliano Bugani e Salvo Lucchese – perché di fronte alla vista del cibo vedevo i loro corpi bruciati. … Io provavo a spegnere le fiamme sulle gambe ma ripartivano sulle braccia". Oggi Lulzim è senza lavoro, ha uno sfratto esecutivo che gli pende sulla testa e nessuna indennità di disoccupazione. Kesem ha dovuto tornare in Albania perché non aveva più un luogo dove stare. Ferit mantiene moglie e tre figli con l'indennità di disoccupazione. L'unico che sembra esser riuscito a far ripartire la sua vita è Erjon, che ora monta antenne paraboliche e, grazie all'intervento del sindaco di Limbiate, dove risiede, ha avuto in concessione un appartamento con un affitto pagato per tre mesi.
Ogni volta che, durante la proiezione del video, interveniva il sindaco di Paderno Dugnano, Marco Alparone, la platea mormora in disappunto. "Se non fosse stato per l'aiuto della gente, non avrei neanche potuto fare il funerale al mio compagno – sbotta Antonella – perché il comune se ne è completamente disinteressato". "Più volte abbiamo sollecitato qualche forma di intervento per queste persone – spiega Mario Petazzini, del Comitato a sostegno delle vittime e dei lavoratori Eureco – ma dal comune ci hanno sempre risposto che in periodo di crisi sono in molti a fare richiesta per un sostegno economico e le richieste vengono tutte trattate alla stessa maniera, indipendentemente da tragedie o incidenti sul lavoro".
La platea rumoreggia ancor più vivacemente quando il sindaco si vanta di aver assunto in Comune il figlio di Antonella. "Effettivamente lavora in Comune – precisano dal Comitato – ma solo come stanziamento, dal momento che è impiegato dalla Cooperativa sociale Emmaus"
Antonella, Lulzim, Ferit, Erjon e Kesem rappresentano gli strati più deboli della società, quelli meno attrezzati a capire la pericolosità degli atti che si chiedeva loro di fare e quelli meno inclini a ribellarsi. Non a caso vengono scelti loro per questi lavori. E a limitare maggiormente i loro diritti, a porre distanza fra l'Eureco e i lavoratori, la solita cooperativa, che assume il personale per poi appaltarlo (per altro imputata nello stesso processo per falsa fatturazione).
"Quel pomeriggio io ero sul ragno – racconta Erjon nel documentario "Uomini da bruciare" – e stavo travasando vernici e liquidi che venivano mischiati con stracci o toner o altre sostanze per far asciugare queste vernici". Lo scopo di questa pratica era quello di camuffare i rifiuti pericolosi e conferirli in discarica, con un notevole risparmio sui costi. Una pratica che gli inquirenti hanno ampiamente confermato, arrestando nel novembre scorso Giovanni Merlino, il proprietario della Eureco e di altre società (Cr, Ge.Tra.Me, Project engineering), che nella sua carriera ha collezionato una lunga lista di precedenti. Nel 2003 per una vicenda di irregolarità nelle bolle usate per classificare i rifiuti, che ha portato alla scoperta di una discarica di rifiuti tossici a Sant'Albano Stura, in provincia di Cuneo. Nel 2005 per la morte di un altro operaio a San Nazzaro dei Burgundi, in provincia di Pavia. Infine, nel 2009 per un'inchiesta della procura di Lodi su oli smaltiti illegalmente.
Lunedì 9 luglio si aprirà a Milano l'udienza preliminare contro Giovanni Merlino, che il Gip Giuseppe Vanore ha descritto come "un imprenditore privo di scrupoli, dedito esclusivamente, e ad ogni costo, a moltiplicare i propri profitti, abusando della sua posizione di datore di lavoro". In questa occasione il Comitato in sostegno alle vittime e ai suoi famigliari ha indetto un presidio davanti al Tribunale di Milano, con inizio alle ore 9, chiedendo alla cittadinanza, di partecipare. di seguire il processo e di essere anche fisicamente vicino a questi lavoratori, perché "quando c'è partecipazione, quando c'è lotta, le vittime riescono a far riconoscer i propri diritti"- conclude Fulvio Aurora di Magistratura Democratica.
 Per informazioni: comitatovittime.eureco@gmail.com
donazioni: Iban  IT44 E076 0101 6000 00079385746

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