Dalla Grecia all’Italia, quando la disperazione uccide
Circa un anno fa Mohamed Bouazizi, un ragazzo tunisino, si diede fuoco di fronte al municpio della sua città per denunciare la sua situazione economica insostenibile. Il suo gesto riuscì a infiammare un'intero popolo dischiudendo le porte a quella che è stata universalmente riconosciuta come la "Primavera Araba". Noi abbiamo guardato dall'opulento occidente con sguardo distaccato e quasi pietoso quel gesto disperato, così lontano dalle nostre usanze e dalla routine nostrana. Eppure, a distanza di pochissimi mesi, anche in Italia abbiamo imparato a convivere con i casi di suicidio di lavoratori e imprenditori sfiancati da una crisi che, come al solito, colpisce e opprime soprattutto le persone più deboli e prive di legami sociali di solidarietà. Sono proprio queste persone a pagare in prima persona, sulla propria pelle, la disperazione opprimente di un presente di stenti e di un futuro incerto, dimenticati dalle istituzioni e abbandonati a una realtà sempre più simile a un "cane mangia cane", dove secondo le regole inflessibili del darwinismo sociale, non c'è spazio per i più deboli.
Anche in Italia un uomo si è dato fuoco, qualche giorno fa, a Bologna. La notizia è passata in sovraimpressione in molti Tg, che hanno preferito ancora una volta buttare in prima pagina Monti e la Fornero, intenti a portare avanti il grottesco tira e molla con sindacati e parti sociali per la riforma del lavoro. La morte e la disperazione ormai non fanno nemmeno più notizia, così come l'anziana signora 78enne di Gela, Sicilia, che si è gettata dalla finestra della sua abitazione perchè si era vista abbassare la pensione da 800 a 600 euro. Persone come tante, persone senza volto per coloro che, seduti nella stanza dei bottoni, devono decidere la strategia più adatta a presentare dei conti a posto. Manca il nesso causa-reazione, come se i suicidi avvenissero per caso, e non fossero invece determinati da scelte precise che fanno pagare, letteralmente, la crisi a una determinata categoria di persone che non può permettersi di farlo.
In Grecia per la verità i suicidi per disperazione sono già cominciati da tempo, aumentando significativamente con l'acutizzarsi della crisi dei conti di Atene. Questa mattina nella centralissima piazza Syntagma, proprio di fronte a quel Parlamento dove si è deciso di accontentare la troika e dove più di un mese fa avvenivano gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, un uomo di 55 anni si è sparato, togliendosi la vita. L'ennesimo urlo nel silenzio di un uomo disperato, senza più motivi per tirare avanti. Non si conoscono ancora i motivi che avrebbero indotto l'uomo a compiere il gesto estremo, ma sembra quasi scontato che siano motivi legati alla crisi economica. L'ennesimo caso di suicidio che non può che indurre in tutti una profonda riflessione. Si sta procedendo davvero a un "risanamento" dell'economia mondiale?

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