Velocità di download, l’Italia fanalino di coda dei paesi sviluppati
La velocità media mondiale è di 580 kbps, con l’Italia che si piazza maluccio con i suoi 336. A guidare la classifica è la Corea del Sud con 2202, seguita dai paesi dell’Est europeo, con la Russia in coda
che si piazza comunque meglio di quasi tutti i paesi dell’Europa Occidentale, doppiando l’Italia, che batte solo Albania Serbia, Bosnia, Montenegro e per un pelo la Bielorussia, pecora nera della rete in Europa orientale. Battuti anche dalla Mongolia. Tanto per dire che i soldi per la “banda larga” che il governo ha fatto sparire dalle previsioni di spesa servivano a rimanere agganciati alle retrovie, non certo a dotare il paese di una infrastruttura all’avanguardia.
Drammaticamente lento il resto del mondo meno sviluppato, anche se c’è da dire che lo studio ha preso in esame le connessioni fisse e non quelle mobili, che spesso nei paesi meno sviluppati o di più recente sviluppo sono la via d’accesso privilegiata a reti che non possono contare su nazioni cablate e si devono accontentare di avere le connessioni fisse nelle principali città, che hanno quelle velocità lì.
L’unica città Europea a entrare nella top ten è Bucarest, la capitale della Romania con 2.665. La capitale più lenta è Algeri, che va a 56. L’ISP di riferimento oggi è sicuramente la Dacom coreana che offre una spettacolare media di 5.151 ai suoi utenti. Accanto a picchi notevoli il panorama globale non è confortante per l’industria, le medie sono molto al di sotto di quanto sarebbe necessario per il trasferimento veloce di robusti pacchetti di dati come i file multimediali e per ipotizzare un mercato sostenuto questa possibilità.
Lo studio, basato su dati reali e non sulle autocertificazioni delle compagnie o delle autorità, consegna comunque l’ennesima istantanea di un mondo nettamente diviso tra Nord e Sud, con i dati sulla velocità delle reti che ribadiscono differenze dure a morire, nonostante secoli di buoni propositi sparsi a confondere questa drammatica e persistente realtà. Non è solo digital divide.
via chartsbin.com
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