Nel rapporto, dal titolo "Le proteste di Gezi Park: la brutale negazione del diritto di manifestazione pacifica in Turchia", Amnesty punta il dito contro il premier Erdogan, descrivendo nel dettaglio il comportamento violentissimo mantenuto dalla polizia in occasione delle proteste, nonché l'assenza di provvedimenti per quanti coloro se ne resero responsabili e la successiva persecuzione verso gli attivisti che parteciparono alle manifestazioni.
"Il tentativo di schiacciare il movimento di protesta di Gezi Park – osservaAndrew Gardner, esperto di Amnesty international sulla Turchia – ha comportato il ricorso a tutta una serie di violazioni dei diritti umani di ampia portata: dalla totale negazione del diritto di manifestazione pacifica alla violazione del diritto alla vita e alla libertà personale fino ai maltrattamenti e alla tortura".
Oltre l'uso eccessivo della violenza da parte delle forze dell'ordine, l'associazione denuncia, attraverso la raccolta di numerose testimonianze, glistupri, l'utilizzo di armi, gas lacrimogeni, idranti con sostanze chimiche irritanti disperse nell'acqua. Tutti fattori che portarono ad almeno sei morti e 8mila feriti in pochi giorni di rivolta.
Secondo gli attivisti di Amnesty, le proteste iniziali che si tennero ad Istanbul si estesero successivamente in tutto il paese proprio a colpa dei metodi repressivi del governo, il quale, con il proprio interveno, ha espresso il "rifiuto del diritto di manifestare".
Nei mesi successivi, inoltre, la polizia turca ha continuato a fare un uso eccessivo della forza per "impedire e disperdere manifestazioni pacifiche". E, anche se nei giorni scorsi Erdogan ha presentato un pacchetto di riforme per la democratizzazione del Paese, nulla è stato fatto per evitare che nuovi soprusi vengano impediti.
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