lunedì 14 gennaio 2013

carabiniere riscrive la storia della cattura di Riina


cattura riina


E’ una delle vicende più controverse e travagliate della storia dell’antimafia: la cattura di Totò Riina.
Prende corpo una storia completamente diversa di quella raccontata nelle fiction televisive e soprattutto dai vertici del Ros. “Il covo del capo dei capi fu immediatamente perquisito e i documenti nascosti in una caserma dei carabinieri.

Questo almeno sarebbe il contenuto delle lettere che un anonimo informatore ha fatto pervenire al sostituto Antonino di Matteo e ai suoi colleghi del pool antimafia.
Questo potrebbe riscrivere la storia della trattativa, in quanto, se l’informazione fosse vera, il Ros avrebbe il covo all’insaputa della magistratura palermitana e portandosi via le carte, che vengono definite “scabrose”.
L’autore si definisce “un testimone diretto” di quei giorni, quindi quasi certamente un carabiniere e indica una precisa caserma del centro quale nascondiglio dell’archivio di Salvatore Riina, addirittura una stanza in particolare.
E aggiunge “Ma lì le carte sono rimaste ben poco, sono state portate via, dove non lo so”.
L’anonimo elenca nomi e cognomi di tutti i militari che parteciparono alle indagini che condussero alla cattura di Riina, una trentina che presto saranno ascoltati dai magistrati palermitani.
E’ una documentazione ritenuta di grande interesse dalla procura di Palermo, Francesco Messineo dichiara “Su alcuni fatti, l’anonimo fornisce dettagli inediti e interessanti, stiamo cercando i riscontri attraverso indagini di polizia giudiziaria”.
 E non solo per il riferimento all'agenda rossa del giudice Borsellino "È stata portata via da un carabiniere", ma anche per le parole inquietanti sui magistrati di Palermo "Siete spiati da qualcuno che canalizza verso Roma le informazioni che carpiscono sul vostro conto".
L’ex procuratore Antonio Ingroia conferma: "In effetti, negli ultimi tempi ho avuto la sensazione netta di essere controllato, proprio per le mie indagini".

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