Dopo vent’anni passati tra stragi, silenzi e segreti, Stato e mafia tornano a sedersi allo stesso tavolo. E' oggi in programma davanti al gip Piergiorgio Morosini l'udienza preliminare della trattativa Stato-mafia, che si terrà rigorosamente a porte chiuse, malgrado la richiesta avanzata dai giornalisti, in considerazione della rilevanza pubblica della vicenda.
Nel corso del processo il gup Morosini dovrà decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai pm Lia Sava, Antonino di Matteo e Francesco Del Bene, che per l’ex ministro Nicola Mancino e Massimo Ciancimino (unici presenti in aula tra i 12 imputati) hanno chiesto il rinvio a giudizio rispettivamente per i reati di falsa testimonianza e di concorso esterno in associazione mafiosa.
Il giudice dovrà inoltre decidere se rinviare a giudizio, tra gli altri, i boss Riina, Provenzano, Brusca, Cinà, Bagarella insieme all'ex ministro Calogero Mannino, al senatore Marcello Dell'Utri, agli ex dirigenti del Ros Mario Mori, Antonio Subranni, Giuseppe De Donno. Poco tempo fa è giunto al Palazzo di Giustizia il sindaco Leoluca Orlando, che parteciperà all'udienza. Il Comune di Palermo si è costituito parte civile ed è proprio sulla richiesta di costituzione delle parti civili.
Il procuratore Ingroia ha dichiarato di fronte ai giornalisti di sentirsi emozionato: «Questo potrebbe essere il mio ultimo giorno da procuratore aggiunto a Palermo. Non smetterò comunque di far sentire la mia voce anche se, ovviamente, non da pubblico ministero». Sulla costituzione di parte civile dello Stato il procuratore aggiunto, dopo aver sottolineato che non è stata ancora formalizzata, ha sottolineato che questa decisione “dà seguito a quello che il premier Monti ha detto nel corso della commemorazione della strage di Capaci, ossia che 'l'unica ragione di Stato è la verità'.”
Intanto fuori dall'aula, in una Palermo stranamente freddissima, è in corso un presidio delle Agende Rosse a cui hanno aderito diverse associazioni in questo momento riunite in molte città d'Italia. «La parte sana del Paese – ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo morto nella strage di via D'Amelio a Palermo nel '92, davanti al Pagliarelli – ci sostiene. E credo che insieme a questi pm coraggiosi riusciremo ad arrivare alla verità»
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