domenica 28 ottobre 2012

Delitto Impastato. Di Carlo: “I cugini Salvo chiesero a Subranni di chiudere le indagini”


“I cugini Salvo si sono rivolti ad Antonio Subranni per fare chiudere l’indagine sulla morte di Peppino Impastato’.
Il collaboratore Francesco Di Carlo, interrogato recentemente dai pm palermitani che indagano sulla trattativa Stato-mafia, ha ricordato di aver più volte visto il generale Subranni, ex capo del Ros e tra i 12 imputati nell’inchiesta sul patto tra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni, negli uffici dei cugini Nino e Ignazio Salvo, potenti esattori siciliani vicini alla mafia.
Sulla morte di Impastato, il militante comunista assassinato dalla mafia nel 1978, Di Carlo ha aggiunto che ‘Badalamenti spingeva Nino e Ignazio Salvo per parlare col colonnello. Dopo poco tempo Nino Badalamenti mi ha detto: “no, la cosa si è chiusa”. Non spuntava più niente nei giornali per un periodo, era stata archiviata”.
Anche Totò Riina, dice il pentito, in un’occasione gli avrebbe parlato dei rapporti tra Badalamenti e ‘il colonnello’ (il collaboratore di giustizia definisce cosi’ Subranni)
In cambio, secondo Di Carlo, Subranni avrebbe ricevuto spinte nella sua carriera.
Subranni, secondo quanto ha detto il collaboratore ai pm, non sarebbe stato ‘punciuto’ cioè affiliato a Cosa nostra. “Non può essere punciuto, – ha spiegato – possono essere amici, io ci ho mangiato, io c’ho bevuto con gente uguale, però loro avevano il loro mestiere e io avevo il mio segreto, non so se mi spiego”.
Il generale è stato anche sentito nei mesi scorsi dai pm che hanno riaperto l’indagine sull’omicidio Impastato per accertare eventuali depistaggi nelle indagini e ha ribadito la correttezza del suo operato nella conduzione dell’inchiesta.

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