giovedì 5 marzo 2026

Ero di sinistra. Poi ho capito di essere stato ingannato

Se hai mai creduto che la politica fosse semplice — i buoni da un lato, i cattivi dall'altro — questo articolo fa per te. Non ti prometto risposte comode. Ti prometto, però, onestà. E oggi, di onestà, c'è una fame enorme.

Il mondo in bianco e nero che tutti ci raccontiamo

C'è stato un periodo della mia vita in cui il ragionamento politico era cristallino.

La destra è cattiva. La sinistra è buona. Fine della storia.

Potevi insultare la destra senza problemi — erano fascisti, no? Ma se osavi criticare la sinistra, diventavi automaticamente un nemico dei diritti umani. Il capitalismo era il diavolo, il comunismo era il paradiso perduto. Tutto era già deciso, già etichettato.

Comodo, vero?

Il problema con i mondi in bianco e nero è che esistono solo nella testa di chi li costruisce.


Quando la realtà rompe lo schema

Poi ho cominciato a fare domande. Piccole all'inizio, scomode dopo.

Ho notato incoerenze. Contraddizioni che non quadravano. Comportamenti che stridevano con i valori proclamati. E alla fine — non senza fatica — la realtà ha sfondato il mio modello del mondo come un treno contro un muro di carta.

La conclusione a cui sono arrivato è semplice quanto scomoda: tra destra e sinistra non c'è differenza sostanziale.

Non sto dicendo che siano identiche su tutto. Sto dicendo che il vizio di fondo — l'arroganza, l'intolleranza, la chiusura al confronto — è lo stesso. Cambia solo la maschera.


La sinistra che non riconosco più

Qui arriva la parte che fa più male. Perché vengo da sinistra. Ci ho creduto.

E oggi, paradossalmente, sono i cosiddetti "progressisti" a darmi il fastidio maggiore.

Il copione del gaslighting

Quando provo a discutere con certi ambienti della sinistra contemporanea, mi trovo davanti a uno schema fisso. Sempre lo stesso.

Prima negano tutto. Poi, se non puoi negare, minimizzano. Se non puoi minimizzare, scaricano: "quello non è vero comunismo." Se non basta, attaccano: "sei un fascista."

È quello che si chiama gaslighting. Una forma di manipolazione psicologica mascherata da dibattito politico.

Pro-pal, femministe e genderfuffaroli

Ho dialogato — e ci tengo a dirlo — con antiabortisti convinti. Con persone che credono alla sostituzione etnica. Con posizioni che ritengo sbagliate, ma con cui almeno si riesce a parlare.

Non sono riuscito, invece, a portare avanti una conversazione decente con certi militanti della sinistra radicale.

Il copione è sempre lo stesso: prima negano, poi aggrediscono, poi fuggono rifiutando il confronto. Zero argomentazioni. Solo insulti e reductio ad Hitlerum.

Stento ancora a crederci. Ma è così.


La legge universale che ho scoperto

Con il tempo ho capito che esiste una simmetria quasi perfetta tra i due estremi.

Se il bigottismo è di destra, il gaslighting è di sinistra.

La destra chiude gli occhi davanti alla realtà con la forza della tradizione e del pregiudizio. La sinistra chiude gli occhi con la forza della narrazione e della vittimizzazione.

Risultato: due forme diverse di rifiuto del reale. Due modi diversi di non voler fare i conti con i fatti.


Perché la destra è al governo? Grazie alla sinistra.

Non mi sorprende che l'Italia abbia oggi una classe dirigente di centrodestra. E non mi fa piacere dirlo.

Ma la verità è che quella sinistra intollerante, aggressiva e incapace di dialogo ha spinto via migliaia di italiani — soprattutto giovani — dall'altra parte. Non perché la destra abbia convinto. Ma perché la sinistra ha deluso, stancato, allontanato.

Chi non sopporta più i sermoni, la cancel culture, l'accusa automatica di fascismo verso chiunque osi pensare in modo diverso — alla fine ha smesso di ascoltare. E ha votato con rabbia.

È una dinamica che conosco bene. L'ho vista accadere intorno a me.


È ora di cercare nuove strade

I modelli novecenteschi di destra e sinistra sono esauriti. Non hanno più nulla di interessante da dirci.

Sono strutture pensate per un'altra epoca, un'altra economia, un'altra società. Usarle oggi per leggere la realtà è come navigare con una mappa del 1950.

Quello di cui abbiamo bisogno non è scegliere il "meno peggio" tra due squadre di calcio politiche. Abbiamo bisogno di idee nuove, di onestà intellettuale, di capacità di ascoltare anche chi la pensa diversamente da noi.

Non è poco. Ma è necessario.


Conclusione: smettila di scegliere la squadra

Rileggendo tutto questo, mi rendo conto di quanto il percorso sia stato scomodo. Abbandonare una certezza fa sempre un po' paura.

Ma stare aggrappato a una visione che non regge alla prova dei fatti è peggio. È disonesto verso te stesso, prima ancora che verso gli altri.

Se sei cresciuto con l'idea che una parte politica abbia il monopolio della verità e del bene — mettila in discussione. Non dico che troverai risposte facili. Dico che troverai risposte vere.

Qui su Free-Italia lo facciamo ogni giorno. Senza tifare per nessuna squadra. Con la testa dritta e gli occhi aperti.

Ci vediamo al prossimo articolo. 👊


— Gerd Dani, Free-Italia


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