In Italia, l’1% più ricco ‘superava quanto detenuto dal 70% più povero’. Il 10% possedeva ‘oltre 6 volte la ricchezza del 50% più povero’. Il 20% più ricco detiene il 69,8% della ricchezza nazionale netta, mentre il 60% più povero detiene il 13,3%.
L’ascensore sociale è fermo. ‘I ricchi sono figli di ricchi ed i poveri figli di poveri’. Un terzo dei figli di genitori più poveri è destinato a rimanere tale, mentre il 58% di quelli i cui genitori appartengono al 40% più ricco manterrà la posizione di privilegio.
Il lavoro è sempre più precario e mal retribuito. Oltre il 30% dei giovani occupati guadagna meno di 800 euro lordi al mese. Il 13% è working poor. Nel mondo ‘il 46% di persone vive con meno di 5,50 dollari al giorno’.
Il 42% delle donne non può lavorare perché deve farsi carico della cura di familiari. Le donne spesso sono sottopagate e con orari di lavoro irregolari. A livello globale impiegano ‘12,5 miliardi di ore di lavoro non retribuito al giorno’.
Ma il dato ancora più sconvolgente è che i tre uomini più ricchi d’Italia hanno una ricchezza pari a tutto ciò che possono mettere assieme i sei milioni più poveri. Per capirci i signori Del Vecchio, Ferrero e Armani, che secondo in dati Forbes del 2019 sono i primi miliardari del nostro paese, con un patrimonio che in tre fa oltre 55 miliardi, valgono ognuno come due milioni di cittadini più poveri.
Può un solo essere umano valere in ricchezza materiale come due milioni di suoi simili? No. Non c’è abilità, capacità, successo che possa far sembrare giusta questa distribuzione iniqua della ricchezza. Questo non è merito, questa è ingiustizia sociale estrema. E non è solo una questione di soldi, ma di potere e dignità. Quando milioni di persone pesano come pochi privilegiati, allora è la selezione e lo scarto delle vite che prevale, è la stesso valore complessivo del genere umano che viene messo in discussione.
Redistribuire la ricchezza, portare via un poco di soldi ai signori Del Vecchio, Ferrero, Armani e compagnia per pagare case, scuole, ospedali, servizi sociali non è solo un atto di giustizia economica, ma il primo passo per ribaltare un sistema di svalutazione del genere umano che non può più essere accettato senza degradare moralmente.
Il ritorno del fascismo e del razzismo non viene dai social, ma da una distribuzione della ricchezza che ci ha riportato indietro di più di un secolo e che con la sua ferocia sociale alimenta la ferocia dei sentimenti. Non c’é democrazia in un paese dove una sola persona vale come due milioni.

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