Possibile capirne il senso?
Sempre più ci si appella e
si utilizza il termine “cultura” e mi chiedo quali siano i significati che si
attribuiscono a tale grande contenitore.
Che cosa c’è dentro e di cosa si tratta?
Non sembri un esercizio inutile perché la cultura, con il mutarsi delle
condizioni che oggi la trovano tutelata dalla politica, trasforma ed orienta, guida e include.
Di generazione in generazione
si apprendono elementi nuovi dovuti a nuove esperienze che si mescolano
dinamicamente a conoscenze e pratiche ereditate, puntando su reazioni e
scoperte differenti nell’esercizio dell’adattabilità.
Ma mi chiedo se si possiede chiarezza del patrimonio culturale che, in
quanto patrimonio, costituisce lo zoccolo duro della cultura e se insieme si ha
consapevolezza delle innovazioni che scardinano i pregiudizi e dirigono il
senso a immagini future già presenti.
Definirne il senso è a mio avviso prioritario.
Eppure la politica, che in-duce le attività di governo, cosa intende per
cultura?
Vi ricordate?
Con Giovanni
Spadolini nel 1974 fu istituito per la prima volta il “Ministero per i Beni
Culturali e Ambientali”: si sarebbe garantita così la amministrazione del patrimonio culturale e dell'ambiente per
tutelarlo.
L’aspetto essenziale che mi viene subito
da considerare è che si tolse al MIUR (Ministero della Pubblica Istruzione) la
materia relativa a Antichità
e Belle Arti, Accademie e Biblioteche,
come si tolse alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la Discoteca di Stato, l’editoria libraria e
la diffusione della cultura.
Ancora nel 1998 fu istituito un nuovo “Ministero
per i Beni e le Attività Culturali”,
aggiungendo le competenze in tema
di attività dello spettacolo ma anche dello sport e dell’ impiantistica
sportiva.
Queste due ultime poi, nel 2006,
furono delegate ad un nuovo “Ministero per le Politiche Giovanili e
Attività sportive” che, con il regolamento approvato nel 2009, riorganizzava gli Uffici ministeriali
con il compito di tutelare e fruire del
patrimonio culturale nazionale.
Si chiedeva
efficienza e razionalità.
Nel 2013, con il governo Letta, si
aggiunse il turismo che rientrò nella
denominazione “Ministero dei beni e delle
attività culturali e del turismo” (Mibact)
ed al suo interno fu regolamentato, nel 2014, l’Organismo indipendente di valutazione della performance.
Ecco
comparire il concetto di misurazione delle performance, con l’intento di relazionare
annualmente anche alla Corte dei Conti e all'Ispettorato per la funzione
pubblica, o tempestivamente in caso di criticità, su ogni aspetto che riguarda:
- il funzionamento complessivo
del sistema della valutazione, della trasparenza e integrità dei controlli
interni e delle amministrazioni pubbliche(CIVIT);
- i
processi di misurazione e valutazione e utilizzo dei premi, secondo quanto
previsto dal Decreto
Lgs. 150/09, dai contratti collettivi nazionali, dai contratti
integrativi, dai regolamenti interni all'amministrazione, nel rispetto del
principio di valorizzazione del merito e della professionalità;
- le
proposte di valutazione annuale dei dirigenti di vertice e attribuzione ad
essi dei premi;
- la performance la cui Relazione viene pubblicata sul sito istituzionale dell'amministrazione.
Si affollano
linee guida, metodologie e strumenti predisposti dalla CIVIT, obblighi relativi
alla trasparenza e all'integrità attraverso i risultati e le buone pratiche di
promozione delle pari opportunità.
Mi sono chiesta se il problema
oggi è trovare le coerenze e le organizzazioni correlate ai compiti, insomma
individuare chi e con quali responsabilità porta avanti la propria funzione in
direzione dell’orientamento comune in ordine a “cultura”!
Sembra evidente una certa difficoltà se nel 2014 l’allora ministro Franceschini ha ripristinato i comitati
tecnico-scientifici il cui funzionamento è assicurato dalle competenti
direzioni generali, le cui materie sono articolate in:
- comitato tecnico-scientifico per i beni archeologici;
- comitato tecnico-scientifico per i beni architettonici e paesaggistici;
- comitato tecnico-scientifico per il patrimonio storico, artistico ed etno-antropologico;
- comitato tecnico-scientifico per gli archivi;
- comitato tecnico-scientifico per i beni librari e gli istituti culturali;
- comitato tecnico-scientifico per la qualità architettonica e urbana e per l'arte contemporanea;
- comitato tecnico-scientifico per l'economia della cultura.
L’ ultimo mi
incuriosisce molto.
Se ne potrebbe desumere che il patrimonio
culturale si identifica solo nelle materie di cui si occupano tali comitati?
Ma intanto una voce letteraria, quella
di Stefano
Benni, nel rifiutare il premio De Sica nel 2015, denunciava: “Come i governi precedenti, questo governo….. sembra considerare la
cultura l’ultima risorsa e la meno necessaria”. ...
"Tagli
a tutto il settore, mentre la tv di Stato continua a temere i libri. Esecutivo
rifletta se vuole continuare in questo clima di decreti distruttivi e
improvvisati, privilegi intoccabili e processi alle opinioni"
( Fatto Quotidiano. 29 settembre 2015)
Commento duro. Cultura dispersa?
Maria
Frisella

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