Le
poesie di Enrico Marra...per
caso ne lessi una, mi dissi che mi riportava indietro permettendo il
ritorno in superficie a ricordi sopiti di letture notturne, di
matita per segnare le parti che trovavo più vibranti: Era Jubebox
all''Idrogeno.
E'
un mulinare, Enrico, ci si lascia andare nel vortice, come ci lascia andare
nel vortice della danza, qui la passione travolgente ti prende, vieni
sommerso da dubbi, da un avanti ed indietro, entrare ed uscire dai sentimenti che si contrappongono, “un ossimoro” le poesie di
Enrico Marra, ecco cosa sono un ossimoro....
La
sua forza sta nell'impatto diretto dei sentimenti, in verità urlate
ed amore sommesso, di silenzi che riempiono le orecchie fino a
stridere e di rumori assordanti ma rimangono ovattati, sono i rumori
dell'anima, Enrico Marra che a volte ricorda ,Baudelaire, Rimbaud -
Voglio essere poeta e lavoro a
rendermi
Veggente, lei non ci capirà niente e io quasi non saprei spiegarle.-
e
poi...e poi ti ritrovi improvvisamente Pessoa, ovvero sul veliero provenzale incontrerete tutti gli ispiratori di Enrico.... r.b.
Potresti
andare oltre,
sbirciare dentro un suono,
nasconderti in un pensiero,
scavare; esiliarti nella memoria.
Divorziare dalla coscienza, dal buonumore
e allontanarti piano piano dal mondo esterno.
Saltare e correre oltre l'ampiezza del tuo torace
sussurrare parole uniche alla bellezza tremando
coprire gli occhi e inginocchiarti alla tua tristezza.
Ma stanotte piove, io sò che hai paura dei lampi,
conosco quei brividi che cambiano la tua pelle;
quella nicchia dove corri sempre e ti nascondi.
Il veloce e frenetico movimento dei tuoi occhi,
il tuo volto da angelo, caduto nel suo dolore;
la gola che ti molla mentre tu vorresti urlare.
Un bacio sulle labbra e la voce di un amore,
e poi parlarti; e calmarti si: "io sono quì".
sbirciare dentro un suono,
nasconderti in un pensiero,
scavare; esiliarti nella memoria.
Divorziare dalla coscienza, dal buonumore
e allontanarti piano piano dal mondo esterno.
Saltare e correre oltre l'ampiezza del tuo torace
sussurrare parole uniche alla bellezza tremando
coprire gli occhi e inginocchiarti alla tua tristezza.
Ma stanotte piove, io sò che hai paura dei lampi,
conosco quei brividi che cambiano la tua pelle;
quella nicchia dove corri sempre e ti nascondi.
Il veloce e frenetico movimento dei tuoi occhi,
il tuo volto da angelo, caduto nel suo dolore;
la gola che ti molla mentre tu vorresti urlare.
Un bacio sulle labbra e la voce di un amore,
e poi parlarti; e calmarti si: "io sono quì".
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Io
non mi nascondo idioti,
non amo il confine delle vostre idee,
odio fuggire, o dovermi guardare intorno;
e cercare sempre qualcosa per battere la testa.
Conosco troppi spigoli e pareti cementate ad angolo,
quei muri piatti che vanno da un lato all'altro della testa;
sono itinerari senza luogo e strisciano pareti lugubri e cimiteri.
Non meritate un cervello, se poi lo usate per contare i pochi mattoni
delle pareti in cui strisciate; nelle vostre fabbriche mentali abbandonate.
Torno alle stupide parole, quel mezzo insufficiente di una sola vita al collo:
bruciata nella testa e sparata nelle vene col lo stesso orgoglio. Io non mollo.
non amo il confine delle vostre idee,
odio fuggire, o dovermi guardare intorno;
e cercare sempre qualcosa per battere la testa.
Conosco troppi spigoli e pareti cementate ad angolo,
quei muri piatti che vanno da un lato all'altro della testa;
sono itinerari senza luogo e strisciano pareti lugubri e cimiteri.
Non meritate un cervello, se poi lo usate per contare i pochi mattoni
delle pareti in cui strisciate; nelle vostre fabbriche mentali abbandonate.
Torno alle stupide parole, quel mezzo insufficiente di una sola vita al collo:
bruciata nella testa e sparata nelle vene col lo stesso orgoglio. Io non mollo.

non importa di quello che scrivo,
RispondiEliminanon si è uomini perché si porta un nome;
questa creazione è l'ennesima follia umana
che ha disegnato i propri sogni: il cielo è vuoto.
Inciampo spesso e mi schianto con le mani giunte,
la mia arte preferita, è tenere stretto forte questo nulla;
non importa cosa: perché la mia memoria è tabula rasa.
Non esiste alcuna verità oltre un vuoto corticale a spirale,
è difficile farvi capire che nessuno "è", e nessuno è "qui".
Potrei parlare ore di qualsiasi cosa e in qualsiasi lingua,
ma questa mente è stata disabitata; tutto è inesplorato.
Mi addormento sulle rocce, semplicemente dormendo,
senza sognare; questo lusso che non posso avere.
Invece sogni....eccome se sogni..nessuno è..nessuno siamo. tutti hanno il cielo vuoto ma lo riempiono..non di sogni bensì d'illusioni..le illusioni di essere, sognare, se non avessero questo forse le loro menti vivrebbero..sono morte morte nel nulla. Ciao Enrico!
Eliminaabbiamo saputo così tanto dal sapere che "il non sapere" è tanto
Eliminasaggi coloro che riconoscono il "non sapere", inutili coloro che si vantano e crogiolano nel proprio "Tanto sapere"...
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