Siamo una Regione, un’isola, siamo
Mediterraneo, sole e mare, siamo terra di mafia e di sbarchi clandestini, siamo
rivoluzionari incoerenti, liberali ma prigionieri, ospitali ma diffidenti,
italo-europei ma coloni, siamo un popolo ricco di tanto
e povero di altrettanto, siamo senza memoria di noi stessi, siamo Regione
siciliana, non regione Sicilia.
C’è differenza culturale? Non sarà
soltanto un caso!
La Regione Siciliana ebbe il suo regio decreto n.455 nel 1946, convertito poi nella legge costituzionale
n.2 del 1948.
Prima tra le altre.
Di seguito, con leggi costituzionali n, 3,
4, 5 del 1948 vennero riconosciute la Regione autonoma della Sardegna, la Regione autonoma Valle d'Aosta, la Regione autonoma Trentino-Alto Adige,
e nel 1963 la Regione
autonoma Friuli-Venezia Giulia. Poteri e competenze diversi.
Eppure per quanto fu prima nel suo
riconoscimento, fu diversa la voglia di identificarsi!
Mentre le altre regioni autonome pongono
la formazione della coscienza regionale con l’
insegnamento di “Cultura Regionale”, nelle scuole
elementari e medie siciliane non si studia storia, economia, geografia,
letteratura e folklore regionali, anche dopo che l’Unesco ha posto il siciliano
tra le lingue nazionali.
Fu vera gloria?
La storia racconta:
1.
Fu primo in Sicilia parlamento del 1129, primo al mondo precedendo quello inglese del 1264.
2.
Fu prima rivoluzione il Vespro siciliano che nel 1282 diede voce al popolo
ribelle che chiedeva libertà. Eppure rivoluzione e libertà non ci sono.
3.
Un sociologo palermitano, Argisto Giuffredi, già nel 1580 e molto tempo prima
del più noto Cesare Beccaria, propose l’abolizione della pena di morte.
Eppure moriamo in altro modo.
4.
Fu liberale e democratica la Costituzione siciliana del 1848 che
a) pur sottoscritta dal Re,
con l'art. 2 il Parlamento poteva dichiarare decaduto il Re (come successe il
13 aprile 1848, quando sul trono di Sicilia fu chiamato il principe Alberto
Amedeo di Savoia)
b) con l’art.33 impediva
allo stesso Re di sciogliere o sospendere il Parlamento.
Eppure, se nell'aprile del 1947 veniva eletto il primo
parlamento siciliano, composto da 90 deputati, il 1º maggio 1947, dunque appena pochi giorni, a Portella della
Ginestra si compieva il primo grave fatto di sangue
dell'Italia repubblicana ed il 30 maggio l’Assemblea regionale eleggeva il
primo governo regionale
Eppure quanti dei 41 articoli approvati con la legge n. 455/1946 hanno trovato la voce per i
siciliani?
5. Fu un siciliano di
Aidone, piccolo centro nel territorio di Enna, Filippo Còrdova deputato alla Camera dei Comuni, massone nella loggia Ausonia, Gran Maestro del Grande Oriente
d'Italia, redattore dello Statuto siciliano, ministro delle finanze
nominato Ruggero Settimo, allora capo dello stato siciliano,
con l’idea di introdurre la carta-moneta creando il Banco di Sicilia,
direttore del giornale Il Risorgimento, poi Il Parlamento, con Camillo Benso conte
di Cavour, fu lui che elaborò le leggi su due organi importanti del Regno d'Italia, il Consiglio di
stato, e la Corte dei conti con il contenzioso amministrativo di cui fu
procuratore generale nominato da Garibaldi.
Storia personale, poteri
e politica.
6.
Fu siciliano il primo modello di municipalizzazione del
pane che dal 1902 al 1906 permise al popolo di
Catania di mangiare ottimo pane a minore prezzo tanto da essere studiato da
delegazioni estere come fenomeno sociale ed economico.
Eppure il buon pane oggi è un privilegio.
7.
Furono espressione di Sicilia quattro Presidenti del Consiglio d'Italia:
Francesco Crispi, il marchese Antonino Starrabba di Rudinì, Vittorio Emanuele
Orlando, e il più recente Mario Scelba nel 1954-55.
Eppure la sua autonomia non ebbe decolli.
8.
Fu con il siciliano Gaetano Martino, che nel 1955 Ministro degli Esteri avviò in Sicilia le trattative della Risoluzione di
Messina con la quale i sei paesi enunciavano una
serie di principi e di intenti volti alla creazione della Comunità
europea dell'energia atomica (o Euratom) e di quella
che diverrà, nel volgere di due anni con la firma dei Trattati di Roma del 1957,
il Mercato Europeo
Comune, MEC, poi CEE e poi Unione europea.
Eppure oggi quale immagine rimane della Sicilia?
Maria Frisella ( continua)

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