L'inflazione
indica il fenomeno per il quale col passare del tempo i prezzi di
acquisto dei prodotti e dei servizi tendono in genere ad aumentare.
Tuttavia, in alcuni periodi si può verificare una riduzione dei
prezzi, definita deflazione.
Cos'è
la deflazione
Il
termine deflazione è
utilizzato dagli economisti per definire situazioni diverse, a volte
in contrasto tra loro. Una prima interpretazione definisce la
deflazione come il fenomeno opposto all'inflazione. È difatti
possibile, anche se più raro, che in un paese si verifichi per un
determinato lasso di tempo una riduzione generalizzata dei prezzi.
Poiché la deflazione può essere accompagnata da una diminuzione
della produzione o da un rallentamento della sua crescita, il termine
è il più delle volte utilizzato per indicare una fase di recessione
o di stagnazione economica.
Deflazione
'buona' e 'cattiva'
La
deflazione è una situazione sicuramente positiva dal punto di vista
dell'acquirente. Egli ha la possibilità di comprare lo stesso bene o
servizio a un prezzo inferiore rispetto al periodo precedente.
Tuttavia, la riduzione dei prezzi può avere origini diverse e
pertanto definirsi 'buona' o 'cattiva' in senso economico. Nel caso
positivo la deflazione può nascere da una riduzione dei costi di
produzione dovuta, per esempio, alla diminuzione dei costi dei
singoli fattori di produzione, all'adozione di metodi di produzione
innovativi o all'introduzione di soluzioni organizzative migliori,
oppure può trarre origine da un mutamento nella forma di mercato,
che è divenuto più concorrenziale, come nel caso dell'ingresso di
aziende concorrenti in grado di produrre beni e servizi prima offerti
solo dal monopolista.
La
deflazione è invece negativa (quella che stiamo vivendo in Italia) -
quando è l'effetto finale di una riduzione della produzione e
quindi dell'occupazione. In questo caso, essa diventa la spia di
gravi squilibri del mercato: le imprese producono più di quello che
viene richiesto e sono quindi costrette a ridurre la loro offerta.
Gli
effetti della deflazione e la spirale deflazionistica
La
diminuzione dei prezzi induce l'imprenditore a investire solo in
piccola misura il suo denaro nell'incremento delle capacità
produttive, per evitare di sperperarlo in attività rischiose. Il suo
atteggiamento prudente comporta in genere una riduzione
dell'occupazione e dei salari. I lavoratori sono costretti a subire
tali scelte dei datori di lavoro e assistono impotenti alla riduzione
del proprio reddito.
La loro domanda sul mercato, soprattutto di beni superflui, prima e
poi i necessari, si contrae. Le imprese sono portate di conseguenza a
diminuire ulteriormente la produzione innescando la
cosiddetta spirale
deflazionistica:
minore domanda delle famiglie, minore offerta delle imprese, minore
occupazione, ulteriore minore domanda delle famiglie, e così via.
Per uscire da tale circolo vizioso lo Stato è costretto a
intervenire con appropriate politiche
economiche in
grado di ridare fiducia nello sviluppo economico del paese. I governi
nazionali, le imprese e gli stessi consumatori considerano oggi molto
importante il controllo delle variazioni dei prezzi. La politica
economica di un paese deve puntare al raggiungimento di un livello di
crescita dei prezzi che non sia troppo basso per non incombere nel
rischio di una recessione ma che non sia neanche eccessivamente
elevato per evitare casi di spirale inflazionistica; gli economisti
considerano 'sano' un tasso di inflazione prossimo all'1÷2%.
Ora
la nostra situazione, quella italiana, sta secondo me proprio
attraversando questo periodo di “deflazione negativa”, siamo in
questa spirale in cui mi sembra di capire che proprio il nostro
governo ,sia passato che presente, non abbia capito o non voglia
capire o meglio ancora: loro non ne risentono, poiché continuano a
vivere nel limbo, tanto il “popolo” non ha alcuna voce in
capitolo né potere ma accetta qualunque mazzata. Riccarda Balla

Nessun commento:
Posta un commento