"Io le regole le ho sempre rispettate, i soldi li ho restituiti come previsto", è stata la replica di Pinna. "Sono loro che le stanno violando visto che", sulla procedura di espulsione, "non stanno passando per l'assemblea come previsto da Statuto M5S", ha aggiunto la deputata. D'altronde, non sono pochi coloro che dietro la procedura leggono il tentativo di sbarazzarsi di qualcuno che, nei giorni scorsi, ha criticato non poco lo stesso Movimento.
Pinna, già accusata in passato di essere una dissidente, aveva infatti apertamente sostenuto che il Movimento "perde pezzi, è inutile nasconderlo". "Da interpreti della protesta e da unica alternativa credibile a un sistema corrotto e inefficace, dominato da un malaffare lontano dalle istanze dei cittadini, siamo diventati marginali sulla scena politica", aveva aggiunto. "Ci siamo auto-condannati all'esclusione rinunciando al nostro ruolo di innovatori, che è stato usurpato da chi oggi inneggia a un 2 a 0 che non c'è o da chi festeggia dicendo 'ho fatto meglio dell'Umberto e anche del Silvio'. Dicono che diamo 'un'immagine di stallo aggravata da una comunicazione confusa'. E non è la cattiva stampa a farlo, o i giornali di regime. È il voto di quelli che erano gli unici nostri alleati, gli italiani, stanchi di essere arringati da questo e da quest'altro capopopolo e desiderosi di vedere le cose cambiare in meglio".
Durissime anche le parole di Artini. "La gente sul territorio non è arrabbiata, di più", ce l'ha "con chi si inventa una cavolata come quella di Mussolini che non ha ucciso Matteotti da mettere sul sito il giorno in cui ci sarebbe da parlare della sconfitta elettorale. Immagino ce l'avessero nel cassetto da mesi", aveva detto in un'intervista a Repubblica. "Il punto è che non riusciamo ad avere la credibilità che ci meritiamo. Anche stavolta, non siamo stati credibili. E visibili".
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