giovedì 10 luglio 2014

L’inserimento dei ragazzi disabili nella scuola pubblica, orgoglio italiano

disabiliIn questo periodo così buio e triste del nostro Paese (non sto parlando della sconfitta ai mondiali di calcio) è utile far luce sulle cose positive che l’Italia ha fatto e continua a fare.

Mi riferisco ad una legge, con decreti successivi, che ha consentito ai ragazzi disabili di seguire un percorso scolastico insieme ai coetanei normodotati.  Possiamo essere assolutamente orgogliosi di questa scelta che evidenzia un rispetto della persona profondo e una educazione civica e sociale di livello elevato. Insomma, di fronte a problematiche sociali serie, gli italiani comprendono i problemi e sanno prendere le giuste decisioni. L'esperienza italiana è unica nel panorama scolastico internazionale in materia di integrazione scolastica, costituisce una ricchezza che, come tale, va difesa, valorizzata ma, prima di tutto, conosciuta. 
Il Decreto Legislativo del 30 gennaio 1971 disponeva che l’istruzione obbligatoria dei mutilati ed invalidi civili dovesse avvenire nelle classi normali della scuola pubblica. Dava ancora al genitore la possibilità di scegliere l’inserimento nelle scuole speciali o differenziali, che non erano ancora state abolite, o nella scuola pubblica. Agli alunni con disabilità venivano assicurati il trasporto, l’accesso agli edifici scolastici tramite il superamento delle barriere architettoniche e, per gli alunni più gravi, l’assistenza durante l’orario scolastico. Questo inserimento costituì un inizio dell’applicazione del principio costituzionale di eguaglianza. Rileggiamo insieme questo brano della nostra Costituzione.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Sono frasi espresse molto semplicemente, contrariamente a tante leggi, che racchiudono significati di enorme portata. Noi ci soffermiamo particolarmente sulla parte dedicata alle “condizioni personali e sociali” che contraddistinguono i disabili. La possibilità di frequentare la scuola con i compagni della stessa età permette al disabile di attingere dai compagni, soprattutto dai loro comportamenti, le regole di vita, a cui è difficile adeguarsi per coloro che hanno problemi di tipo psichiatrico, psicologico o fisico.
La successiva legge del 1977 stabiliva con chiarezza strumenti e finalità per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, da attuarsi attraverso la presa in carico del progetto di integrazione da parte dell’intero Consiglio di Classe con l’introduzione dell’insegnante specializzato per le attività di sostegno. Prevedeva quindi una particolare attenzione e cura per questi alunni.
L’avvio non fu certo facile perché, e qui bisogna riportare una carenza nella fase attuativa, i docenti non erano assolutamente preparati a entrare in relazione  con persone con così vari e talvolta gravi problemi (si pensi agli ipovedenti, ai non vedenti, agli audiolesi, ai ragazzi down, ai ragazzi autistici, alle varie forme di sindrome della x fragile, sindrome di Tourette, …..), per cui alcuni si rifiutarono di tenere in aula colui che disturbava la lezione o che aveva bisogno di cure personalizzate. Alcuni docenti avevano addirittura paura dei ragazzi disabili e non avevano assolutamente le abilità e competenze necessarie per gestire la situazione.
Sicuramente i Dirigenti Scolastici avranno appreso anzitempo il varo di questa legge ma spesso sono stati carenti nel trasmettere le normative al Collegio dei Docenti e, soprattutto, nell’attuare strategie ad hoc. Frequentemente agli inizi, e poi ancora, non erano assegnati docenti specializzati di sostegno per tutti i disabili perché non ce n’erano a sufficienza e ciò rendeva arduo e complicato l’inserimento.  
Ciò nulla toglie al valore di quella legge che ha consentito tante splendide esperienze; è importante che i disabili frequentino i giovani normodotati, soprattutto nei loro momenti di apprendimento e socialità, per vari motivi. Per migliorarsi attraverso:
·         l’esempio. I compagni sono un esempio, come si diceva prima; l’osservazione di un coetaneo che agisce seguendo le regole sociali ha più influenza di qualunque discorso fatto da un adulto;
·         le attività. Soprattutto in coloro il cui handicap è il pensiero strutturato, logico e la comprensione, le attività manuali sono di grande aiuto. Sono però positive se intorno a loro i giovani hanno coetanei con abilità normali. Vi fu un affettuosissimo e tenero alunno con la sindrome di Down che venne inserito in un gruppo di disabili in un corso di pittura. Ad Alessandro la pittura piaceva moltissimo ma, dopo qualche giorno, rifiutò di tornare al corso. La mamma gli chiese quale fosse il motivo del rifiuto ed egli rispose che provava grande pena per i suoi compagni che erano “matti” (sua espressione per definire i compagni disabili). Egli capiva la “diversità” dei compagni e ne provava pena: per L. che sbavava, per M. che metteva i colori in bocca, per L. che urlava tutto il tempo, e così via;
·         una vita piena e sociale, come chiunque altro, a cui hanno diritto: la disabilità non è una vergogna;
E’ utile per gli altri.
.  Ricordate quando negli anni ’60 si incontrava un disabile? Succedeva raramente poiché i portatori di handicap venivano nascosti in casa per l’imbarazzo che in tutti suscitava la loro presenza, ma quando capitava, le persone, al loro passaggio, cambiavano lato della strada, li evitavano, ne avevano paura. La paura, ovviamente, nasceva dall’ignoranza, dal non sapere chi hai di fronte, se ha una malattia contagiosa, come comportarti. Taluni provavano addirittura un dichiarato ribrezzo.
.  Ora i nostri giovani non ne hanno paura; crescono con queste persone, bisognose di sostegno, imparando a raffrontarsi con loro, a scherzarvi insieme ed a dare un buon esempio 
.  Le classi in cui c’è inserito un disabile accade spesso che siano più “mature”, gli alunni “hanno una marcia in più” rispetto ad altri perché hanno una maggior esperienza di vita e, inconsapevolmente, una maggior comprensione dell’essenza della vita
.  I ragazzi normodotati imparano dai giovani disabili, che sono tutti diversi e tutti possiedono una ricchezza di pensieri, osservazioni, abilità, affetti talvolta profondi.
.  Sia gli alunni che i docenti sono portati a riflessioni sulla vita che ne causano una nuova prospettiva più allargata, più aperta allo scambio di idee ed esperienze.
.  E’ una lezione pratica sulla tolleranza, sul rispetto del diverso ed un’occasione ulteriore per lo studio della Costituzione e dell’articolo 3.

Nessun commento:

Posta un commento