mercoledì 7 maggio 2014

Genny e gli altri. ecco chi comanda il calcio

Comandano le tifoserie e collezionano reati, talvolta umiliano lo Stato di fronte a milioni di spettatori, come avvenuto durante la finale di Coppa Italia.

Sono i padroni delle curve italiane, su cui ora si accendono i riflettori, sempre troppo tardi: solo dopo che Genny a' Carogna ha avuto modo di godere del suo momento di gloria, facendo inginocchiare a sé le Istituzioni, attraverso una presunta trattativa che la questura nega, ma i più informati giurano ci sia stata.



Non è solo: ogni tifoseria ha il proprio guru, ogni curva il suo capo indiscusso. Tutti temibili, scorrendo le loro fedine penali.

Il capo dei Viking della Juventus, per esempio, è il campione di poker Loris Grancini. E' ritenuto vicino a Cosa nostra e alla cosca calabrese dei Rappocciolo. Non è un dilettante: gli inquirenti lo ritengono “abilissimo a far perdere le proprie tracce soprattutto per il suo inserimento in circuiti criminali di elevato spessore”. Già nel lontano 1998 venne coinvolto in un'inchiesta per tentato omicidio, a causa di una sparatoria avvenuta in viale Faenza, a Milano, città in cui si trova la sede degli ultras bianconeri. Ha anche entrature politiche: sostenne, per esempio, la candidatura del berlusconinano Marco Clemente nel capoluogo, nel 2008. Una candidatura, questa, in cui secondo fonti confidenziali degli investigatori, giocò un certo ruolo anche il boss 'ndranghetista Salvatore Barbaro.

A intrattenere rapporti con Grancini vi è Giancarlo “Sandokan” Lombardi, capo della “Curva Sud” del Milan. Anch'egli venne coinvolto nel caso da Far West di viale Faenza.
La Digos, nel 2007, si interessò nuovamente a lui nell'ambito di un'inchiesta che portò in carcere alcuni capi della curva milanista, con l’accusa di tentata estorsione alla stessa società.
Gira in Ferrari, è considerato un "ricco imprenditore": ha precedenti per rapina, lesioni, tentato omicidio. Alcuni sostengono abbia non poche entrature nel mondo mafioso milanese.
el luglio del 2009 torna a far parlare di sé: la stradale lo ferma sulla tangenziale est di Milano per un semplice controllo, è a bordo di una Clio nera, guidata dal suo luogotenente, Luca Lucci. Dal finestrino vola via un pacchetto di cocaina, sotto il sedile dell'autista si cela un coltello da 25 centimetri.
Ancor più inquientate: due anni prima, il "pentito" Luigi Cicalese aveva parlato dell'omicidio dell'avvocatessa Maria Spinella. Aveva rivelato di esser fuggito, dopo il delitto, con la macchina di Lucci: "Luca è un amico, gli diamo la cocaina, lo serviamo noi".

Gli ultras dell'Atalanta sono invece guidati dal Bocia, Claudio Galimberti.Oggi ha 42 anni, ha collezionato una ventina di daspo e dichiarava, non troppi anni fa, di subire l'effetto di un'unica droga: "Picchiare gli altri". "L' apice dello scontro è la cosa più bella che si possa avere perché è dettata dal cuore, perché nasce dalla passione", raccontava. "Roma, Torino, Firenze sono tifoserie tutte grandi, noi vogliamo sempre avere problemi con questi, e se non ce li abbiamo li cerchiamo noi i problemi. Ci stanno tutti sul c… e poi c' è la voglia – ed è la mia droga – di picchiarmi con un ultrà di qualsiasi altra squadra per fargli capire che qua non c' è la possibilità per te di fare il galletto."

Vi è poi Diabolik, Fabrizio Piscitelli, ha 47 anni, un fratello poliziotto ed è il leader degli Irriducibili nel Lazio. Arrestato nell'ottobre scorso per traffico di stupefacenti dopo un mese di latitanza, ha trascorso la sua vita da tifoso tra la violenza e la camorra: aiutò il boss Michele Senese a farsi largo nella malavita all'ombra del Cupolone.

In Sicilia, per lungo tempo, la tifoseria più potente fu quella di Palermo: dietro si nascondevano i boss del Brancaccio. Ora le cose sono cambiate, il tifo che più fa paura è quello del Catania, guidato da Michele Spampinato. Daspato, ma pur sempre capo: a eleggerlo re della curva, anche una "ferita di battaglia": nel 2008 è stato accoltellato, durante una trasferta a Roma.

E poi gli altri: Davide Rosci, capo della curva del Teramo, è stato arrestato nel 2011 con l'accusa di aver assaltato un blindato dei carabinieri. Per la sua gente "non aveva commesso alcun reato". Diego Piccinelli, del gruppo Brescia 1911, è stato denunciato per aggressione e ora ha il foglio di via.
Infine Franco Caravita, fondatore dei Boys: comanda la curva dell'Inter, collezionando reati da stadio e arresti.
Ma resta il re, uno dei dieci.

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